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	<title>DN - DifesaNews &#187; ESA</title>
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		<title>Inaugurato al Fucino il Centro di Controllo del sistema Galileo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 08:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ stato inaugurato oggi dal Vice Presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, il Centro di Controllo che gestirà i 30 satelliti e le attività operative di Galileo, il sistema europeo per la navigazione e il posizionamento satellitare. Il Centro di Controllo è stato realizzato da Telespazio, una società Finmeccanica/Thales, presso il proprio Centro Spaziale del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2010/02/europe.jpg" alt="" title="" width="455" height="229" class="alignnone size-full wp-image-2265" />E’ stato inaugurato oggi dal Vice Presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, il Centro di Controllo che gestirà i 30 satelliti e le attività operative di Galileo, il sistema europeo per la navigazione e il posizionamento satellitare. Il Centro di Controllo è stato realizzato da Telespazio, una società Finmeccanica/Thales, presso il proprio Centro Spaziale del Fucino (L’Aquila). Sono intervenuti alla cerimonia il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il Presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Chiodi, il Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale Europea, Jean-Jacques Dordain, il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese, il Presidente dell’Agenzia Spaziale Tedesca, Johann-Dietrich Woerner, il Presidente e Amministratore Delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, l’Amministratore Delegato di Telespazio, Carlo Gualdaroni e l’Amministratore Delegato di Spaceopal, Francesco D’Amore.</p>
<p>Finanziato col contributo della Regione Abruzzo, il Centro di Controllo Galileo (GCC) ha una superficie di oltre 5000 metri quadrati e a regime ospiterà oltre 100 tecnici e operatori specializzati. Il GCC gestirà l’invio del segnale di navigazione ai satelliti Galileo garantendo la qualità del servizio offerto agli utenti finali. Dalla sala controllo principale si potrà gestire l’orbita di tutti i satelliti della costellazione e operare e gestire una rete di circa 40 stazioni terrestri dislocate sul pianeta.</p>
<p>Telespazio, che già controlla dal Centro Spaziale del Fucino le operazioni in orbita di GIOVE-B, il secondo satellite sperimentale del programma Galileo lanciato nel 2008, con l’inaugurazione oggi della nuova infrastruttura partecipa a pieno titolo con un ruolo da protagonista al più importante programma spaziale europeo, di rilevanza strategica per l’intero continente.</p>
<p>La gestione operativa del Centro di Controllo Galileo del Fucino, e di un secondo Centro realizzato dall’Agenzia Spaziale Tedesca a Oberpfaffenhofen, in Germania, è affidata a Spaceopal, la società costituita pariteticamente da Telespazio e dalla DLR-GfR, azienda dell’Agenzia Spaziale Tedesca. Mentre il Centro di Controllo di Galileo di Oberpfaffenhofen ha l&#8217;incarico di controllare i satelliti nello spazio, il Fucino ha ufficialmente la responsabilità per tutti i servizi di navigazione forniti dal sistema Galileo. Il centro genererà, trasmetterà e distribuirà il segnale di navigazione, assicurandone l&#8217;integrità, la qualità e la precisione. Inoltre, manterrà gli orologi a bordo dei singoli satelliti della costellazione Galileo sincronizzati con il sistema Galileo generale.  Benché si siano divisi le responsabilità, i due centri sono stati progettati per essere completamente ridondanti, ossia l&#8217;uno può prendere il posto dell&#8217;altro in caso di necessità visto che Galileo dovrà operare continuamente, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.</p>
<p>Spaceopal si è aggiudicata lo scorso 25 ottobre il contratto da 194 milioni di Euro dell’ESA per gestire le Operazioni che porteranno alla piena capacità del sistema Galileo. Spaceopal avrà la responsabilità di fornire i servizi IOT (In Orbit Test), i servizi operativi e logistici necessari alla gestione e al controllo della costellazione satellitare e della missione Galileo e i servizi di LEOP (Launch and Early Orbit Phase). Tutte le attività menzionate saranno svolte dalla prima fase IOV (In Orbit Validation) con i primi 4 satelliti operativi, fino alla piena operatività del sistema.</p>
<p>Il programma Galileo costituisce l&#8217;iniziativa europea per un sistema di navigazione satellitare globale allo stato dell&#8217;arte, forte di un’accuratezza inferiore ai 10 centimetri nel posizionamento, una precisione mai raggiunta prima da nessun sistema di navigazione. Sviluppato congiuntamente dall’Unione Europea e dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il programma vede la Commissione Europea ricoprire il ruolo di Programme Manager e l’ESA agire da Procurement Agent, ai sensi dell’accordo stipulato con la Commissione. Dal 2014 Galileo fornirà le prime tre tipologie di servizio, al livello iniziale: un servizio aperto e gratuito, un servizio di ricerca e salvataggio, un servizio pubblico regolamentato. Il servizio per la sicurezza della vita umana e il servizio commerciale saranno testati a partire dal 2014 e verranno forniti quando Galileo raggiungerà la piena capacità operativa con una costellazione di 30 satelliti. Con Galileo saranno sviluppate applicazioni in diversi settori, quali trasporto stradale, aereo, ferroviario e marittimo, agricoltura, telecomunicazioni, geodesia, cartografia, ricerche gas/petrolifere e minerarie.<br />
<em><br />
(Telespazio)</em></p>
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		<title>Firmato contratto per la produzione del lanciatore Vega</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 07:55:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aerospazio]]></category>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;avvicinarsi del termine della fase di sviluppo di Vega e con il volo di qualifica previsto per il 2011, due contratti sono stati siglati per permettere al progetto di passare alla fase successiva. Ieri ESA (Agenzia Spaziale Europea) ed Arianespace hanno firmato l&#8217;ordine per la produzione del primo lanciatore Vega, dopo il collaudo, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/12/vega.jpg" alt="vega" />Con l&#8217;avvicinarsi del termine della fase di sviluppo di Vega e con il volo di qualifica previsto per il 2011, due contratti sono stati siglati per permettere al progetto di passare alla fase successiva. Ieri ESA (Agenzia Spaziale Europea) ed Arianespace hanno firmato l&#8217;ordine per la produzione del primo lanciatore Vega, dopo il collaudo, come parte del contratto quadro firmato nel 2009 per i voli dimostrativi della flessibilità di Vega. Alla stessa cerimonia, Arianespace ed ELV (European Launch Vehicle, AVIO Group) hanno concluso un contratto quadro per cinque veicoli di lancio con un ordine confermato per un veicolo di lancio.  </p>
<p>Antonio Fabrizi, Direttore ESA dei Lanciatori, Jean-Yves Le Gall, CEO di Arianespace e Francesco De Pasquale, Amministratore Delegato di ELV S.p.A., hanno firmato i contratti durante la cerimonia che si è svolta a Parigi, Francia. &#8220;Questa firma è una pietra miliare nel programma VEGA in quanto segna la transizione dalla fase di sviluppo alla fase di utilizzo e salvaguarda la tempistica dell&#8217;ESA per le prime missioni di Vega&#8221; ha detto Antonio Fabrizi.<br />
&#8220;Insieme all&#8217;Ariane-5 e alla Soyuz, Vega contribuirà a fornire all&#8217;Europa una gamma completa e flessibile di servizi di lancio come richiesto dalle missioni europee istituzionali e commerciali&#8221;.</p>
<p>Lo sviluppo del lanciatore Vega è attualmente nella fase finale della campagna di collaudo presso lo spazio-porto europeo nella Guyana francese, per verificare che il sistema di lancio nel suo complesso sia pronto per essere operativo.</p>
<p>Il XXI secolo è iniziato con un interesse significativo per i satelliti più piccoli, in particolare per le missioni scientifiche e di osservazione della Terra. L&#8217;Europa ha sviluppato il sistema di lancio Vega per rispondere in modo adeguato alla domanda istituzionale europea e per mantenere la sua competitività sul mercato dei servizi di lancio a livello mondiale.<br />
Vega lancerà carichi utili in orbita polare bassa (da 300 a 1500 Km). Con un&#8217;altezza di 30mt ed un diametro di 3mt, sarà in grado di piazzare in orbita carichi da 1.5 tonnellate.</p>
<p>Vega è un lanciatore a corpo unico con tre stadi a propulsione solida (P80, Zefiro 23 e Zefiro 9) e con uno stadio addizionale a propulsione liquida (AVUM). A differenza di molti altri piccoli lanciatori, Vega potrà portare in orbita carichi multipli.</p>
<p>Il programma VERTA (Vega Research and Technology Accompaniment) copre un insieme di cinque missioni disegnate per dimostrare la flessibilità del sistema di lancio Vega. Con la frequenza di due lanci l&#8217;anno, il programma si propone di inserire gradualmente Vega per l&#8217;utilizzo commerciale.</p>
<p>Sette Paesi Membri dell&#8217;ESA hanno contribuito al programma: Italia, Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera e Svezia. Il capo commessa industriale di Vega è la ELV S.p.A. che è controllata al 70% da AVIO S.p.A. ed al 30% da ASI (Agenzia Spaziale Italiana). ELV è responsabile per lo sviluppo completo e la produzione del lanciatore, la sua consegna ed integrazione sul sito di lancio. Come futuro operatore del servizio di lancio di Vega, Arianespace è invece responsabile per le operazioni di lancio.</p>
<p><em>(ESA)</em></p>
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		<title>L&#8217;ATV Jules Verne in volo verso la ISS</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 08:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Jules Verne è il primo Veicolo di Trasferimento Automatizzato (ATV), una nuova serie di navette autonome progettate dall&#8217;ESA per rifornire e rialzare l&#8217;orbita della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La navetta è stata lanciata in orbita terrestre bassa il 9 marzo con un vettore Ariane 5 ed attraccherà alla ISS il 3 aprile. Durante le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2008/03/atv.jpg' alt='atv.jpg' title="ATV, Progress e Apollo"/><br />
Il Jules Verne è il primo Veicolo di Trasferimento Automatizzato (ATV), una nuova serie di navette autonome progettate dall&#8217;ESA per rifornire e rialzare l&#8217;orbita della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La navetta è stata lanciata in orbita terrestre bassa il 9 marzo con un vettore Ariane 5 ed attraccherà alla ISS il 3 aprile.</p>
<p>Durante le prossime settimane, la navetta effettuerà manovre di avvicinamento ed infine di attracco con la ISS, per portare sull&#8217;avamposto orbitante rifornimenti di carico utile, propellente, acqua e ossigeno.</p>
<p>Il decollo è avvenuto dallo Spazioporto europeo di Kourou, nella Guiana Francese. Questo volo ha richiesto una nuova versione del lanciatore europeo, l&#8217;Ariane 5ES, specificamente adattato al compito di trasportare un veicolo di quasi 20 tonnellate – più del doppio della capacità di carico mai trasportato da un Ariane 5 nei voli precedenti – a un&#8217;orbita bassa circolare inclinata di 51,6 gradi rispetto all&#8217;Equatore. La nuova versione del lanciatore è inoltre dotata di un ultimo stadio con capacità di riaccensione.</p>
<p>Questa traiettoria di lancio inusuale ha richiesto la realizzazione di nuove stazioni di tracciamento telemetrico, una posizionata su una nave nell&#8217;oceano Atlantico e l&#8217;altra sulle isole Azzorre . Dopo una fase di combustione iniziale di 8 minuti sopra l&#8217;Atlantico, lo stadio superiore dell&#8217;Ariane 5 ha iniziato una fase di volo balistico di 45 minuti sopra l&#8217;Europa e l&#8217;Asia per poi riaccendere i propulsori per 40 secondi per procedere alla circolarizzazione dell&#8217;orbita sopra l&#8217;Australia. La separazione dall&#8217;ATV Jules Verne è stata monitorata da una stazione di terra in Nuova Zelanda.</p>
<p>L&#8217;ATV Jules Verne ora sta ruotando attorno alla Terra sullo stesso piano orbitale della ISS, ma a un&#8217;altitudine di soli 260 km, rispetto a quella di 345 della Stazione. Il veicolo è sottoposto a continuo monitoraggio da parte dal Centro di Controllo dedicato all&#8217;ATV, situato a Tolosa, in Francia, e collocato all&#8217;interno della sede dell&#8217;Agenzia Spaziale Francese, il CNES. Il centro di Controllo dell&#8217;ATV assicurerà il controllo di volo per tutta la durata della missione, in coordinamento con i centri controllo missione dell&#8217;ISS a Mosca e Houston. Dopo aver dato dimostrazione delle manovre di sicurezza in volo libero, l&#8217;ATV eseguirà manovre di ‘allineamento’ orbitale per eseguire la fese di avvicinamento all&#8217;ISS in vista di una prima finestra di attracco programmata per il 3 aprile, dopo la partenza dello Space Shuttle Endeavour della NASA.</p>
<p><strong>La navetta spaziale più complessa mai sviluppata in Europa</strong></p>
<p>Battezzato con il nome del famoso scrittore di fantascienza francese del XIX secolo, l&#8217;ATV Jules Verne è la navetta spaziale più grande e sofisticata mai sviluppata in Europa, grazie alla combinazione delle funzioni di una piattaforma autonoma per il volo libero, di un veicolo spaziale manovrabile e di un modulo di stazione spaziale. Il veicolo ha un&#8217;altezza di circa 10 m e un diametro di 4,5 m e pesava 19.357 kg al momento del lancio. La navetta incorpora un modulo pressurizzato di 45 m3, derivato dall&#8217;involucro pressurizzato del Columbus, e un sistema di attracco di costruzione russa, simile a quelli usati sulle capsule Soyuz e sulla navetta di rifornimento Progress. Circa tre volte più grande della sua controparte Russa, l&#8217;ATV può trasportare un carico quasi tre volte superiore.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;ATV è il primo veicolo spaziale del mondo progettato per condurre operazioni di attracco automatizzate pienamente conformi alle severe regole di sicurezza delle operazioni di volo spaziale abitato. La navetta europea contiene sistemi di navigazione ad altissima precisione e un software di volo nettamente più complesso di quello utilizzato per il lanciatore Ariane 5. </p>
<p>Questa versatile navicella è un contributo essenziale offerto dall’Europa alle attività operative regolari della Stazione Spaziale, la cui linfa vitale è costituita dalle regolari consegne di attrezzature sperimentali e parti di ricambio oltre che alimenti, aria e acqua per gli equipaggi di lunga permanenza.</p>
<p>Al momento questo ruolo è largamente ricoperto dallo Space Shuttle statunitense e dalla navicella russa automatizzata Progress. Tuttavia, il ritiro dello Shuttle, previsto per il 2010, renderà ancora più importante il ruolo dell’ATV europeo. Ciascuno dei nuovi ATV – in grado di trasportare sino a nove tonnellate di carico per una missione della durata tipicamente di sei mesi – sarà guidato da un sistema di navigazione ad alta precisione su una traiettoria di rendezvous con la Stazione Spaziale, dove attraccherà automaticamente al Modulo di servizio russo, circa quattro settimane dopo il lancio. Qui rimarrà come parte integrante e pressurizzata del complesso per un massimo di sei mesi, sino al suo rientro controllato nell’atmosfera terrestre dove brucerà completamente, smaltendo i materiali di scarto e i rifiuti della Stazione Spaziale.</p>
<p><strong>Il potenziale futuro dell’ATV</strong></p>
<p>L’ATV è stato progettato dall’ESA in modo da poter costituire una solida base per il futuro sviluppo di una vasta gamma di nuovi veicoli spaziali. Diversi studi hanno esaminato scenari differenti, fra cui la sostituzione della cabina pressurizzata con un grande veicolo di rientro dotato di uno scudo di protezione in grado di riportare a Terra carichi utili e importanti esperimenti.</p>
<p>Un simile progetto potrebbe fare uso delle idee messe alla prova con successo nel 1998 dal prototipo Atmospheric Reentry Demonstrator (ARD) dell’ESA. L’ATV potrebbe inoltre diventare un veicolo di trasporto dell’equipaggio. In tal caso richiederebbe modifiche più complesse. La cabina pressurizzata verrebbe trasformata in una capsula di rientro guidata per il trasporto dell’equipaggio.</p>
<p>Questa potrebbe essere utilizzata, in una prima fase, come veicolo di salvataggio per l’equipaggio della Stazione Spaziale e, successivamente, come veicolo di trasporto vero e proprio dell’equipaggio, lanciato da un Ariane-5. Oppure si potrebbe preparare una versione per trasporti logistici non pressurizzata destinata al trasporto di diverse tonnellate di attrezzature che non richiedano un ambiente pressurizzato. Un’altra possibilità consiste nell’inserimento nel nucleo di un ATV di una piccola capsula eiettabile, in grado di riportare a terra circa 150 kg di carico al termine della sua missione.</p>
<p>L’ATV potrebbe inoltre evolversi in un laboratorio in volo libero privo di equipaggio in grado di attraccare periodicamente all’ISS per le operazioni di manutenzione e rifornimento. Una simile navicella spaziale in volo libero e pressurizzata potrebbe essere utilizzata anche come riparo sicuro per l’intero equipaggio nella eventualità di un’emergenza a bordo dell’ISS. In seguito, si potrebbe pensare a costruire una mini-stazione spaziale equipaggiando l’ATV con due meccanismi di attracco – uno anteriore e uno posteriore.</p>
<p>Ancora più in là nel futuro, l’ATV potrebbe essere utilizzato anche come veicolo di trasferimento per il trasporto di tonnellate di rifornimenti e attrezzature – fra cui telescopi spaziali e navette planetarie – in orbita lunare e marziana. </p>
<p>Fonte: ESA</p>
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		<title>Columbus in corso di attivazione sulla Stazione Spaziale Internazionale</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 10:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con 2 mesi di ritardo rispetto ai piani originali, causato dal rinvio della partenza della missione STS-122 dovuto al malfunzionamento di alcuni sistemi relativi al serbatoio principale dello Space Shuttle, il modulo dell&#8217;Agenzia Spaziale Europea Columbus è agganciato e in processo di attivazione da parte dell&#8217;equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Verranno accesi i sistemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2008/02/columbus2.jpg' alt='columbus2.jpg' title="Laboratorio Europeo Columbus" />Con 2 mesi di ritardo rispetto ai piani originali, causato dal rinvio della partenza della missione STS-122 dovuto al malfunzionamento di alcuni sistemi relativi al serbatoio principale dello Space Shuttle, il modulo dell&#8217;Agenzia Spaziale Europea Columbus è agganciato e in processo di attivazione da parte dell&#8217;equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).<br />
Verranno accesi i sistemi di alimentazione, connessi i cablaggi elettronici e predisposti i moduli sperimentali che verranno spostati e installati dalla posizione di lancio a quella di effettivo uso in orbita.</p>
<p>In precedenza gli astronauti della NASA, Rex Walheim e Stanley Love (quest’ultimo in sostituzione dell’astronauta tedesco dell’ESA, Hans Schlegel colpito da un’indisposizione) hanno effettuato una intensa e laboriosa attività extraveicolare per predisporre il modulo europeo all’aggancio con il Nodo 2 chiamato Harmony.</p>
<p>L’intera operazione è stata seguita dall’interno della stazione dagli altri membri dell’equipaggio tra i quali l’astronauta francese dell’ESA, Léopold Eyharts che resterà a bordo della ISS prendendo il posto dell’astronauta della NASA, Daniel Tani. Il ritorno sulla Terra di Eyharts è previsto nella seconda metà di marzo a bordo dello Space Shuttle STS-123 Endeavour.</p>
<p>Da ora in avanti l’Europa sarà presente sulla stazione con un proprio territorio e spazio di lavoro e gli astronauti europei a bordo della ISS non saranno più considerati “ospiti” ma inquilini a tutti gli effetti. </p>
<p>Grazie alle sue esclusive caratteristiche, il laboratorio Columbus rappresenta una vero e proprio caposaldo tra i contribuiti dell&#8217;Europa alla Stazione Spaziale Internazionale. Questo modulo tubolare lungo 7 metri e del peso di 12,8 tonnellate fornirà un ambiente in cui gli astronauti potranno lavorare con apparecchiature scientifiche e condurre in assenza di gravità numerosi esperimenti nel campo delle scienze della vita, dalla fisiologia umana alla biologia, alla fisica dei fluidi, alle scienze della materia, alla tecnologia e all&#8217;educazione. Sono inoltre previste strutture esterne per la conduzione di esperimenti di scienze spaziali, l&#8217;osservazione della Terra e per testare materiali e tecnologie spaziali avanzate.</p>
<p>Columbus può ospitare quattro piattaforme esterne per esperimenti relativi a diversi campi. Delle quattro piattaforme, due saranno utilizzate dall’ESA e le altre due dalla NASA. All&#8217;inizio il laboratorio ospiterà le due piattaforme europee denominate EuTEF e SOLAR alla cui realizzazione hanno collaborato Thales Alenia Space Italia di Torino e Carlo Gavazzi Space di Milano. Thales Alenia Space Italia ha anche progettato e costruito presso i suoi stabilimenti di Torino, la struttura primaria e secondaria del modulo europeo ed ha inoltre sviluppato la parte termomeccanica del laboratorio europeo.</p>
<p>Con il lancio e l&#8217;attracco del Columbus, l&#8217;ESA diviene oggi responsabile delle operazioni e dell&#8217;utilizzo della ISS e sarà pertanto autorizzata a far volare i propri astronauti in missioni di lunga durata, come membri dell&#8217;equipaggio permanente della ISS, in una percentuale effettivamente proporzionale all&#8217;investimento europeo nella Stazione Internazionale.</p>
<p>Fonte: ESA</p>
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		<title>Accordo ESA-Astrium per la sonda BepiColombo</title>
		<link>http://www.difesanews.it/archives/accordo-esa-astrium-per-la-sonda-bepicolombo</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 10:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo sviluppo industriale di BepiColombo, la prima missione europea verso Mercurio, ha avuto ufficialmente inizio. Il contratto principale, assegnato dall&#8217;ESA ad Astrium, è stato firmato oggi durante una cerimonia che si è svolta a Friedrichshafen, in Germania. BepiColombo, la più completa missione di studio di Mercurio mai effettuata, è stata selezionata nell&#8217;ottobre del 2000 dall&#8217;ESA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2008/01/bepicolombo.jpg' alt='bepicolombo.jpg' title="La sonda BepiColombo"/><br />
Lo sviluppo industriale di BepiColombo, la prima missione europea verso Mercurio, ha avuto ufficialmente inizio. Il contratto principale, assegnato dall&#8217;ESA ad Astrium, è stato firmato oggi durante una cerimonia che si è svolta a Friedrichshafen, in Germania.</p>
<p>BepiColombo, la più completa missione di studio di Mercurio mai effettuata, è stata selezionata nell&#8217;ottobre del 2000 dall&#8217;ESA come una delle missioni fondamentali per l&#8217;Agenzia. Da allora sono stati effettuati numerosi studi industriali la cui valutazione ha portato, nel 2006, alla selezione di Astrium come capo commessa.</p>
<p>Il lancio di BepiColombo è previsto per l&#8217;agosto del 2013. La sonda raggiungerà Mercurio nel 2019 dopo un viaggio di sei anni verso la parte più interna del sistema solare. Si tratta della prima missione doppia verso Mercurio, che prevede la fornitura di una sonda europea ed una giapponese. Sotto la leadership dell&#8217;ESA, il programma verrà portato avanti come missione congiunta della Japanese Aerospace Exploration Agency (JAXA) e dell&#8217;ESA.</p>
<p>“Le due sonde cercheranno di trovare risposta a quesiti scientifici appassionanti quali l&#8217;origine e l&#8217;evoluzione di un pianeta vicino alla sua stella madre, lo stato dell&#8217;interno di Mercurio e del suo campo magnetico. Inoltre, durante la missione verrà svolto un test sulla teoria della relatività generale di Einstein”, ha dichiarato Johannes Benkhoff, Project Scientist dell&#8217;ESA per la missione BepiColombo.</p>
<p>Una delle sonde, il Mercury Planetary Orbiter (MPO) dell&#8217;ESA, trasporterà 11 strumenti destinati allo studio della superficie e della composizione interna del pianeta. Questo studio si affiderà a diverse lunghezze d&#8217;onda e tecniche di indagine per ottenere risultati di un&#8217;accuratezza senza precedenti.</p>
<p>La seconda sonda, il Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO) della JAXA, trasporterà cinque strumenti dedicati allo studio della magnetosfera del pianeta, la regione dello spazio intorno a Mercurio dominata dal suo campo magnetico. Astrium guiderà per conto dell&#8217;ESA una rete di subappaltatori incaricati di progettare e realizzare la sonda MPO dell&#8217;ESA e il cosiddetto Mercury Transfer Module, cioè il modulo che porterà a destinazione le due sonde MPO-MMO.</p>
<p>“Astrium dovrà trovare soluzione a diversi problemi tecnici,” ha aggiunto Jan van Casteren, Project Manager dell&#8217;ESA per la missione BepiColombo. “Principalmente questi problemi derivano dal difficile ambiente del pianeta, così vicino al Sole. Le radiazioni nei suoi pressi sono circa dieci volte più intense rispetto a quelle registrate in prossimità della Terra e questo rende molto più complessa la guida e la gestione di una sonda.”</p>
<p>Una difficoltà ulteriore è rappresentata dal fatto che l&#8217;arrivo su Mercurio e il successivo ingresso nella sua orbita richiedono una grande quantità di energia per contrastare l&#8217;attrazione gravitazionale del Sole. Per superare queste sfide, per le fasi di viaggio e inserimento nell&#8217;orbita ci si affiderà principalmente alla propulsione elettrico &#8211; solare, complementando con diverse manovre a gravità assistita e propulsione convenzionale (chimica).</p>
<p>Per ottenere i migliori risultati scientifici, l&#8217;assetto di volo del Mercury Planetary Orbiter sarà orientato in modo da puntare gli strumenti verso il pianeta. Si tratta di un&#8217;operazione mai tentata prima d&#8217;ora nei pressi di Mercurio a causa dell&#8217;intenso calore proveniente dalla sua superficie. La sonda sarà dotata della più elevata capacità di trasmissione dati mai utilizzata nelle vicinanze di Mercurio e sarà in grado di inviare verso la Terra un elevato volume di dati di alta qualità utile per massimizzare i risultati scientifici. </p>
<p>Fonte e Immagini: ESA</p>
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		<title>Il punto sul lanciatore VEGA</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 11:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi è stato effettuato un test decisivo per lo sviluppo di un nuovo lanciatore europeo, il Vega, a cui l’Italia guarda con molta attenzione. Il progetto Vega è infatti nato in Italia e oggi il nostro paese sostiene il programma di sviluppo con il 65% dei finanziamenti. Il punto sul programma con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/12/vega.jpg' alt='vega.jpg' title="Lanciatore VEGA" />Nei giorni scorsi è stato effettuato un test decisivo per lo sviluppo di un nuovo lanciatore europeo, il Vega, a cui l’Italia guarda con molta attenzione. Il progetto Vega è infatti nato in Italia e oggi il nostro paese sostiene il programma di sviluppo con il 65% dei finanziamenti.<br />
Il punto sul programma con il giornalista scientifico che collabora con l&#8217;ESA, Stefano Sandrelli.</p>
<p><strong>Come è andato il test?</strong></p>
<p>Si è trattato del test di qualifica del P80, il motore del primo stadio di Vega, il nuovo lanciatore europeo in via di sviluppo. Era quindi l’ultima “prova a fuoco”, cioè l’ultimo test di accensione a terra. Il test successivo del P80 coinciderà con il primo volo (di qualifica) del lanciatore.</p>
<p>Il test ha dato risultati ottimi. Motori come il P80 sono decisamente complessi e lavorano in condizioni estreme. Si pensi soltanto alle migliaia di gradi e alle diverse decine di bar di pressione alle quali le varie parti del motore sono sottoposte, primo fra tutti l’ugello di spinta, attraverso il quale passa il propellente.</p>
<p>Quando si esegue un test di questo tipo, la prima cosa da valutare è il confronto fra il comportamento atteso del motore e quello effettivamente misurato nel corso delle prove. Si pone l’attenzione su alcuni parametri fondamentali, come la pressione e la temperatura in varie parti del motore, la spinta, il comportamento degli attuatori e se ne verifica l’evoluzione nel corso del test, confrontandola con le previsioni teoriche. Nel nostro caso, le curve di pressione e di spinta sono assolutamente perfette, così come i dati relativi alla temperatura e agli altri parametri: i sensori per le misurazioni che avevamo disposto lungo il motore per analizzarlo nel corso del test hanno rilevato dati che riproducono esattamente la performance prevista. In altri termini il comportamento globale del motore è quello che i tecnici si aspettavano.</p>
<p>È un risultato davvero notevole, che ci auspicavamo ma non che non potevamo dare per scontato in un motore di questo tipo, nel quale vi sono diverse tecnologie nuove, sia dal punto di vista dei materiali che come struttura.</p>
<p><strong>Facciamo un passo indietro e parliamo brevemente del lanciatore Vega. Di che cosa si tratta? Che “parentela” c’è con la famiglia di lanciatori europei Ariane?</strong></p>
<p>Vega è un lanciatore per satelliti di piccole dimensioni, che farà parte della famiglia di lanciatori europei: affiancherà l’Ariane 5, un lanciatore per satelliti fino a 10 tonnellate, e i lanciatori Soyuz, che coprono satelliti di massa intermedia. Tutti i lanciatori europei saranno lanciati dallo spazio-porto dell’ESA a Kourou, nella Guyana Francese.</p>
<p>Vega è un razzo-vettore a quattro stadi, i primi tre stadi sono alimentati da propellente solido, il quarto stadio e’costituito da un modulo propulso da un motore a propellente liquido. È stato progettato per una missione nominale che prevede il lancio di un carico di 1500 kg e la sua immissione in un’orbita circolare sincrona con il Sole a una quota di 700 kilometri.</p>
<p>Questo non significa che tutte le missioni saranno di questo tipo: paradossalmente, potrebbe non essercene nemmeno una di quel genere. Dire “1500 kg in orbita circolare di 700 km di quota” significa solo dare una missione di riferimento che aiuti a capire le prestazioni: diminuendo il carico, può aumentare la quota dell’orbita. Possiamo modificare anche l’inclinazione dell’orbita rispetto all’equatore terrestre, andando da orbite polari a orbite equatoriali. In generale l’intervallo di carico utile che Vega sarà in grado di lanciare va dai 300 kg a circa 2500 kg. Inoltre potrà lanciare anche più di un satellite alla volta. Anche da questa breve descrizione risulta chiaro che uno dei punti di forza di Vega è la sua flessibilità.</p>
<p>Vega, inoltre, non è solo un lanciatore, ma anche un dimostratore tecnologico: il P80, solo per fare un esempio, il motore del primo stadio di cui abbiamo parlato, è stato progettato con tecnologie che saranno applicate anche alle future versioni dei motori degli Ariane5.</p>
<p><strong>Vega sarà utilizzato solo dall’ESA oppure anche da altri paesi?</strong></p>
<p>L’idea di progettare un lanciatore per satelliti di dimensioni ridotte è legata anche al fatto, come accennavo, di completare l’offerta commerciale dei lanciatori europei. Presto saremo in grado di offrire l’Ariane 5 per satelliti di grandi dimensioni, come per esempio per le telecomunicazioni, o per orbite geostazionarie; la Soyuz per satelliti di dimensioni intermedie e, appunto, Vega per i satelliti di dimensioni ridotte. Uno degli obiettivi e’ proprio di immettere sul mercato dei lanciatori uno traghettatore per lo spazio che risulti circa il 20% in meno di quanto non costi acquistare un “passaggio” attraverso un lanciatore statunitense, per esempio.</p>
<p>In ogni caso, per i primi lanci stiamo valutando soprattutto satelliti dell’ESA. In particolare quelli dedicati alle Osservazioni della Terra come Eolus, o alla ricerca astronomica e cosmologica, come LISA Pathfinder o, infine alla dimostrazione tecnologica, come Proba 3. Con il suo volo di qualifica, il primo Vega porterà in orbita invece un satellite dell’Agenzia spaziale Italiana (ASI).</p>
<p><strong>A questo punto come procederà lo sviluppo del lanciatore? Quando è previsto il primo lancio vero e proprio?</strong></p>
<p>Il prossimo appuntamento è la qualifica del motore del secondo stadio del lanciatore, lo Zefiro23, prevista per fine febbraio presso il centro di Salto di Quirra, a circa 60 kilometri da Cagliari, in Sardegna, sotto il comando dell’Aeronautica militare italiano. Nei mesi successivi passeremo poi ai test relativi al motore del terzo stadio, lo Zefiro 9. Se tutto va bene, a fine 2008 ci aspetta il volo di qualifica del lanciatore.</p>
<p>Credo che sia importante sottolineare l’importanza di questo progetto per l’Italia. Non solo il nostro paese finanzia lo sviluppo al 65%, ma anche la gestione del programma è condotta in Italia, e in particolare da ESRIN, il Centro per le Osservazioni della Terra dell’ESA che sorge a Frascati. Questo permette al nostro paese di gestire un progetto molto complesso e a lungo termine, sviluppando molti contatti a livelli internazionali, che possono essere di grande aiuto per lo sviluppo e il successo della nostra industria aerospaziale a livello mondiale.</p>
<p>Il team industriale per il P80, infatti, è guidato dalla joint venture italo-francese Europropulsion, per delega da parte della italiana Avio SpA. Il responsabile principale dello sviluppo del lanciatore è inoltre la ELV SpA, una joint venture tra Avio SpA e ASI. Al progetto Vega, oltre a Italia e Francia partecipano anche Belgio, Svizzera, Spagna, Olanda e Svezia.</p>
<p>Fonte: ESA </p>
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		<title>Il Modulo Europeo Columbus in partenza con la STS-122</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 12:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 6 dicembre verrà lanciato dal Kennedy Space Centre in Florida (USA) a bordo dello space shuttle Atlantis (missione STS-122) verso la Stazione spaziale internazionale (ISS), il laboratorio ESA Columbus, il maggior contributo europeo alla ISS, sviluppato da Thales Alenia Space, joint venture tra Thales (67%) e Finmeccanica (33%). Il modulo multiuso pressurizzato Columbus, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/12/columbus.jpg' alt='columbus.jpg' title="STS-122" /><br />
Il 6 dicembre verrà lanciato dal Kennedy Space Centre in Florida (USA) a bordo dello space shuttle Atlantis (missione STS-122) verso la Stazione spaziale internazionale (ISS), il laboratorio ESA Columbus, il maggior contributo europeo alla ISS, sviluppato da Thales Alenia Space,  joint venture tra Thales (67%) e Finmeccanica (33%).<br />
Il modulo multiuso pressurizzato Columbus, con la sua vita operativa prevista di dieci anni, rappresenta per l&#8217;Europa il primo laboratorio di ricerca a lungo termine in ambiente di microgravità. Columbus sarà connesso permanentemente al nodo 2 (Harmony), sviluppato da Thales Alenia Space come prime contractor e lanciato il 23 ottobre 2007. Esso estenderà le capacità di ricerca scientifica a bordo della stazione permettendo all&#8217;Europa di dotarsi di una propria struttura e di diventare membro attivo nell&#8217;utilizzazione e nelle operazioni della ISS. Al suo interno verranno condotti esperimenti di biologia, fisiologia, scienza dei materiali, fisica dei fluidi, tecnologia, scienza della vita e di educazione. In aggiunta la struttura esterna di carico ospita esperimenti ed applicazioni nel campo della scienza spaziale e  dell&#8217;osservazione della Terra.<br />
Alla missione parteciperanno 2 astronauti ESA, Hans Schlegel, dalla Germania, e Leopold Eyharts, dalla Francia. Il tedesco è incaricato di installare il laboratorio effettuando 2 delle 3 EVA (Extra-Vehicular Activity) previste per la missione, mentre il francese ne curerà l&#8217;attivazione soggiornando fino a fine febbraio a bordo della stazione, partecipando in seguto alle operazioni di aggancio dell&#8217; ATV (Automated Transfer Vehicle) Jules Verne, modulo automatico di rifornimento che verrà lanciato all&#8217;inizio del prossimo anno con un vettore Ariane 5.<br />
Commissionato dall&#8217;ESA, Columbus è costruito da un consorzio di aziende europee guidate da Astrium Space Transportation, in cui Thales Alenia Space gioca un ruolo chiave, partecipando alla progettazione sviluppo e produzione delle strutture primarie e secondarie, come pure per lo sviluppo e pre-integrazione di tutta la parte termo-meccanica, oltre a fornire numerosi sottosistemi chiave. Una volta in orbita il modulo sarà monitorato dal Centro di controllo ESA Columbus all&#8217;interno del centro di ricerca aerospaziale Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt (DLR), presso Oberpfaffenhofen, vicino a Monaco di Baviera.<br />
Columbus è un modulo cilindrico in alluminio, lungo 6,5 metri per 4,5 metri di larghezza, e pesa un totale di 12,4 tonnellate, compresi i 2.500 kg di carico utile, con un volume interno di 75 metri cubi.<br />
Al suo interno troveranno posto cinque strutture modulari (&#8220;Racks&#8221;), il Fluid Science Laboratory (FSL), per la realizzazione di esperimenti sulla fisica dei fluidi, l&#8217;European Drawer Rack (RED), struttura per esperimenti multidisciplinari, il BioLab, per lo studio dei microorganismi, cellule e tessuti, piante e insetti in ambiente di microgravità, l&#8217;European Physiology Modules Facility (EPM) per investigare gli effetti della permanenza prolungata nello spazio sull&#8217;organismo umano e l&#8217;European Transport Carrier (ETC), che fungerà da banco di lavoro e &#8220;magazzino&#8221;. All&#8217;esterno di Columbus verranno installati 2 moduli, il SOLAR, che ospita tre strumentazioni per lo studio del sole e l&#8217;European Technology Exposure Facility (EuTEF), piattaforma per condurre esperimenti che richiedono l&#8217;esposizione all&#8217;ambiente spaziale esterno.</p>
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		<title>Il Contributo Selex a bordo delle sonde Dawn e Venus Express</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2007 10:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il lancio della sonda interplanetaria DAWN avvenuto con successo il 27 Settembre 2007 dalla base americana di Cape Canaveral, per la prima volta è stato acceso lo strumento VIR-MS (Visibile InfraRed – Mapper Spectrometer) progettato e realizzato interamente da Galileo Avionica, società di Finmeccanica, e commissionato dall’Agenzia Spaziale Italiana. VIR-MS (Visibile InfraRed – Mapper [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/11/logo_selexsas.gif' alt='logo_selexsas.gif' />Dopo il lancio della sonda interplanetaria DAWN avvenuto con successo il 27 Settembre 2007 dalla base americana di Cape Canaveral, per la prima volta è stato acceso lo strumento VIR-MS (Visibile InfraRed – Mapper Spectrometer) progettato e realizzato interamente da Galileo Avionica, società di Finmeccanica, e commissionato dall’Agenzia Spaziale Italiana.<br />
VIR-MS (Visibile InfraRed – Mapper Spectrometer) è uno strumento fondamentale per la missione: la maggior parte degli obiettivi scientifici di DAWN &#8211; raccolta di informazioni sulle condizioni che regnavano durante le fasi iniziali dell’evoluzione del Sistema Solare e dei pianeti terrestri &#8211;  potranno essere raggiunti da questo spettrometro ad immagine operante nel visibile e nel vicino infrarosso.<br />
Lo spettrometro VIR-MS è una versione semplificata dello strumento VIRTIS, sempre di Galileo Avionica, operativo a bordo della missione Rosetta e Venus Express. Lo strumento eseguirà in DAWN la mappatura iperspettrale e l’analisi spettroscopica degli asteroidi Vesta e Cerere che la sonda dovrebbe raggiungere rispettivamente nell’ottobre 2011 e nell’agosto 2015.<br />
Ad ottobre scorso, la NASA ha effettuato un check out di tutti i principali strumenti scientifici di DAWN che sono stati accessi per verificarne lo stato di operatività. Gli strumenti essenziali per il successo della missione hanno mostrato di operare perfettamente.<br />
In particolare, il 17 Ottobre sono state realizzate le operazioni di “commissioning” per lo spettrometro VIR-MS (Visibile InfraRed – Mapper Spectrometer). Lo strumento, che si trova attualmente a circa -130°C di temperatura e a 4 milioni di chilometri dalla terra, ha eseguito in completa autonomia la sequenza di operazioni programmate della durata di circa 8 ore.<br />
Il prossimo appuntamento per i test funzionali è previsto per l’11 dicembre quando lo spettrometro eseguirà una calibrazione esterna, prendendo come target una stella ed osservandone lo spettro di emissione.<br />
Per gennaio/febbraio 2008 è prevista inoltre una misura di coallineamento fra lo spettrometro VIR-MS e la Framing Camera (FC), altro strumento presente a bordo della sonda DAWN. Puntando una stessa sorgente esterna si verificherà la precisione con la quale VIR e FC sono allineate dopo il lancio.<br />
A partire da Settembre 2011, lo strumento di Galileo Avionica inizierà a trasmettere i dati relativi alle proprietà geofisiche e geochimiche degli asteroidi Cerere e Vesta.<br />
Intanto, proprio ieri, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha presentato i nuovi risultati scientifici ottenuti dalla missione Venus Express. La sonda Venus Express, lanciata il 9 novembre 2005, è entrata nell’orbita operativa finale nel maggio del 2006. Da allora, lo strumento VIRTIS &#8211; Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer &#8211; sta effettuando la mappatura termica su larga scala dell’inospitale pianeta Venere ed in particolare dell’emisfero sud del pianeta, dalla superficie fino a circa 100km di altitudine.<br />
Anche in questo caso VIRTIS sta fornendo informazioni di primaria importanza sulla temperatura e sulla superficie della “Stella del Mattino”, riuscendo di fatto a oltrepassare la cortina di anidride carbonica e acido solforico che avvolge Venere in una atmosfera densa e ad elevata temperatura (intorno a 450 gradi). Infine, grazie a VIRTIS gli scienziati sembrano aver individuato il volto di Venere in un ammasso atmosferico, una visione davvero spettacolare.</p>
<p>Fonte: Selex S&#038;AS</p>
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		<title>La sonda ESA Venus Express rivela nuovi particolari</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 08:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venere si svela come mai prima alla sonda dell&#8217;ESA Venus Express Per la prima volta, gli scienziati sono in grado di studiare il pianeta dagli strati superiori dell&#8217;atmosfera fino quasi alla superficie. Questi studi hanno mostrato che il pianeta è ricco di sorprese e che un tempo potrebbe essere stato più simile alla Terra. Venere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/11/venus_global_view.jpg' alt='venus_global_view.jpg' />Venere si svela come mai prima alla sonda dell&#8217;ESA Venus Express Per la prima volta, gli scienziati sono in grado di studiare il pianeta dagli strati superiori dell&#8217;atmosfera fino quasi alla superficie. Questi studi hanno mostrato che il pianeta è ricco di sorprese e che un tempo potrebbe essere stato più simile alla Terra.</p>
<p>Venere rappresenta un mistero da secoli. Sebbene sia il pianeta più vicino alla Terra, si è dimostrato straordinariamente difficile da studiare a causa della permanente copertura nuvolosa che oscura la visibilità della superficie.</p>
<p>“È davvero sorprendente quanto diverso dalla Terra sia ora Venere,” afferma Fred Taylor, uno scienziato interdisciplinare della University of Oxford (Regno Unito) che fa parte del progetto Venus Express. Venus ha approssimativamente la stessa massa della Terra, eppure è un luogo infernale: sulla superficie si registrano temperature superiori ai 400°C e una pressione di superficie cento volte superiore a quella terrestre.</p>
<p>La chiave per comprendere Venere giace nella sua atmosfera. Questa è molto più densa di quella della terra e intercetta la maggior parte dell&#8217;energia del Sole prima che possa raggiungere la superficie del pianeta. Proprio per questo è stata sviluppata la sonda Venus Express.</p>
<p>La missione ha diversi obiettivi, ma le dinamiche dell&#8217;atmosfera di Venere occupano il primo posto. Venus Express ha studiato la struttura e i movimenti dell&#8217;atmosfera dai suoi strati superiori sino alla superficie. Una seconda area di studio riguarda la composizione e la chimica dell&#8217;atmosfera. Venus Express ha raccolto diversi profili della composizione dell&#8217;atmosfera intorno al pianeta. Un terzo studio si occupa dei processi attraverso i quali l&#8217;atmosfera di Venere si disperde nello spazio.</p>
<p>Venus Express ha consentito di fare enormi progressi nella comprensione di tutti questi fenomeni ma non ha risolto tutti i misteri. Una risposta chiave che gli scienziati stanno ancora cercando è il grado di attività dei vulcani venusiani. “Il contributo di energia apportato dai vulcani all&#8217;atmosfera potrebbe essere enorme. Non conoscere questo dato lascia un enorme spazio vuoto nella nostra comprensione del suo clima”, afferma Taylor.</p>
<p>Ora Venus Express ha completato la sua missione nominale che prevedeva l&#8217;osservazione del pianeta per due giornate venusiane, ovvero per circa 500 giorni terrestri.</p>
<p>“Abbiamo già ottenuto un gran numero di risultati scientifici. La modernità degli strumenti ci ha permesso di ottenere livelli di dettaglio molto più elevati rispetto alle missioni precedenti e la sonda è ancora in ottime condizioni”, afferma Håkan Svedhem, Project Scientist dell&#8217;ESA per Venus Express.</p>
<p>Venus Express ora intraprenderà un&#8217;ulteriore fase della sua lunga missione e osserverà il pianeta per altri due giorni venusiani.</p>
<p>Passare dall&#8217;idea che Venere fosse un pianeta simile alla Terra a quella di un pianeta completamente diverso, cambia nuovamente la prospettiva su questo pianeta. Grazie a Venus Express, Taylor ora descrive Venus come “pianeta gemello della Terra, ma separato alla nascita.” </p>
<p>Fonte: ESA</p>
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		<title>Rosetta: Secondo Rendez-Vous con la Terra</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 10:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rosetta, il cacciatore di comete dell&#8217;ESA, si prepara a un secondo incontro ravvicinato con la Terra, previsto per il 13 novembre. Gli operatori della sonda stanno facendo tutto il possibile per assicurarsi che l&#8217;attrazione gravitazionale della Terra fornisca a Rosetta la spinta necessaria per giungere a destinazione. Il passaggio ravvicinato alla Terra di questo mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/11/rosetta-custom.jpg' alt='rosetta-custom.jpg' /><br />
Rosetta, il cacciatore di comete dell&#8217;ESA, si prepara a un secondo incontro ravvicinato con la Terra, previsto per il 13 novembre. Gli operatori della sonda stanno facendo tutto il possibile per assicurarsi che l&#8217;attrazione gravitazionale della Terra fornisca a Rosetta la spinta necessaria per giungere a destinazione.<br />
Il passaggio ravvicinato alla Terra di questo mese segna la terza tappa fondamentale del viaggio decennale della sonda verso la cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko. La manovra di correzione della traiettoria eseguita con successo lo scorso mese ha preparato il cacciatore di comete dell&#8217;ESA al prossimo incontro ravvicinato con la Terra. La sonda ora è sulla traiettoria ideale che le consentirà di ottenere la massima spinta dalla gravità terrestre e di risparmiare in seguito carburante.<br />
Il momento di massima vicinanza alla Terra si verificherà il 13 novembre 2007 alle 21:57 CET quando Rosetta sfreccerà a una velocità di 45 000 km/h (circa 12,5 km/s) rispetto alla Terra. In quel momento, Rosetta sorvolerà l&#8217;Oceano Pacifico, a sud- ovest del Cile, ad un&#8217;altitudine di 5301 km, precisamente 63° 46&#8242; Sud e 74° 35&#8242; Ovest.<br />
L&#8217;incremento di energia acquista aiuterà Rosetta ad attraversare una seconda volta la fascia di asteroidi, osservare Lutetia (il suo secondo obiettivo tra gli asteroidi) e infine effettuare l&#8217;incontro con la cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko. L&#8217;incontro è previsto nel 2014 a circa 4 unità astronomiche, o 600 milioni di km, dal Sole.<br />
Durante questo passaggio ravvicinato alla Terra, le operazioni della sonda avranno massima priorità, dato che la manovra è cruciale per il successo complessivo della missione. Inoltre, durante le fasi di avvicinamento e allontanamento, Rosetta si troverà in condizioni sfavorevoli di illuminazione solare e, quindi, di temperatura. Per questo motivo, l&#8217;uso della strumentazione di bordo sarà permesso solo in determinati momenti per garantirne il funzionamento in tutta sicurezza.<br />
Nonostante questo, sull&#8217;orbiter e sul lander Philae verranno comunque attivati alcuni esperimenti per consentire operazioni di taratura, misurazione scientifica e rilevamento di immagini. Sono in programma diverse osservazioni durante il periodo di massimo avvicinamento, cioè dalle 01:00 CET del 7 novembre, alle 15:00 CET del 20 novembre.<br />
Rosetta punterà dapprima verso la Terra per effettuare osservazioni dell&#8217;atmosfera e della magnetosfera e, allo stesso tempo, nello spazio cercherà di trovare stelle cadenti. La sonda raccoglierà immagini delle regioni urbane dell&#8217;Asia, dell&#8217;Africa e dell&#8217;Europa e quindi punterà verso la Luna per ottenere spettri del satellite naturale illuminato. Durante l&#8217;allontanamento, Rosetta raccoglierà a distanza immagini del sistema Terra-Luna.<br />
Rosetta sarà controllata dall&#8217;ESA Spacecraft Operations Centre (ESOC) di Darmstadt, in Germania.</p>
<p>Fonte: ESA </p>
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