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	<title>DN - DifesaNews &#187; NASA</title>
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		<title>NASA: Allo studio veicolo spaziale con lanciatore orizzontale</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 08:58:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aerospazio]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;agenzia spaziale statunitense sta studiando un nuovo veicolo in grado di essere lanciato orizzontalmente con una catapulta magnetica per posizionare in orbita, a costi più contenuti degli attuali lanciatori, piccoli carichi paganti. L&#8217;aereo, di forma cuneiforme, verrebbe lanciato in volo lungo un binario elettrico accelerato da un motore lineare (o spinto a bordo di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2010/09/ELHVrail.jpg" alt="" title="" width="450" height="262" class="alignnone size-full wp-image-3088" /><br />
L&#8217;agenzia spaziale statunitense sta studiando un nuovo veicolo in grado di essere lanciato orizzontalmente con una catapulta magnetica per posizionare in orbita, a costi più contenuti degli attuali lanciatori, piccoli carichi paganti. L&#8217;aereo, di forma cuneiforme, verrebbe lanciato in volo lungo un binario elettrico accelerato da un motore lineare (o spinto a bordo di una slitta a gas, o secondo il principio della levitazione magnetica, gli studi si sviluppano a tutto campo), dopodichè, sostenuto dai motori scramjet a Mach 10, raggiungerebbe gli strati superiori dell&#8217;atmosfera per lanciare in orbita con una capsula autopropulsa, simile al secondo stadio di un missile, il carico utile. L&#8217;aereo, terminata questa fase, rientrerebbe alla base atterrando sulla pista del sito di lancio.</p>
<p>Il progetto prevede una rotaia lunga circa 3 chilometri, che si svilupperebbe parallela lungo la zona d&#8217;accesso alla piattaforma di lancio 39A, e capace di accelerare l&#8217;aereo almeno fino a 1.000 km/h.</p>
<p>Gli ingegneri sostengono che il sistema porterà un beneficio all&#8217;industria, perfezionando quelle tecnologie che renderebbero più efficienti i sistemi ferroviari, le batterie delle auto, e numerosi altri spin-off industriali. Il sistema di per sè non richiederebbe lo sviluppo di nuove tecnologie, afferma Stan Starr, capo del dipartimento di fisica applicata presso il Kennedy Space Center, ma solo uno sviluppo in avanti di alcune già esistenti.</p>
<p>Tali tecnologie sono in fase di sviluppo in programmi come l&#8217;X-51A WaveRider della Boeing, che prosegue gli studi realizzati dalla NASA con l&#8217;X-43A, le EMALS, le catapulte elettromagnetiche che verranno installate sulle prossime portaerei della US Navy classe Ford, e vari altri programmi portati avanti dalla DARPA.</p>
<p>Il team ha proposto un piano decennale che inizierebbe con il lancio di un drone simile a quelli utilizzati nei test dalla US Air Force, e continuerebbe con lo sviluppo di altri prototipi fino a quando non saranno pronti a costruire un esemplare che può lanciare in orbita un piccolo satellite.</p>
<p>L&#8217;Advanced Space Launch System non è destinato a sostituire lo Space Shuttle, in via di pensionamento, o altri lanciatori per il prossimo futuro, ma potrebbe essere adattato per trasportare astronauti o essere limitato a missioni senza presenza di piloti a bordo.</p>
<p><em>Il sistema di lancio MagLev in corso di valutazione al Marshall Space Flight Center</em><br />
<img src="http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2010/09/ELHVtest.jpg" alt="" title="" width="450" height="286" class="alignnone size-full wp-image-3089" /></p>
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		<title>La sonda Nasa Phoenix Mars Lander atterrata su Marte</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2008 08:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Missioni-Su-Marte]]></category>
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		<description><![CDATA[La sonda Phoenix, costruita per la Nasa da Lockheed Martin, si è posata senza problemi sul suolo di Marte dopo un viaggio nello spazio di 680 milioni di chilometri cominciato con il lancio da Cape Canaveral nell&#8217;agosto 2007 con un vettore Delta II, dando inizio così ad una missione di tre mesi durante i quali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2008/05/phoenixonmars.jpg" alt="" title="Sito di atterraggio visto da Phoenix Mars Lander" width="207" height="500" class="alignnone size-full wp-image-604" />La sonda Phoenix, costruita per la Nasa da Lockheed Martin, si è posata senza problemi sul suolo di Marte dopo un viaggio nello spazio di 680 milioni di chilometri cominciato con il lancio da Cape Canaveral nell&#8217;agosto 2007 con un vettore Delta II, dando inizio così ad una missione di tre mesi durante i quali utilizzerà gli strumenti di bordo per analizzare il suolo e il ghiaccio del sito nella regione polare marziana. E&#8217; la prima sonda spaziale a posarsi sulla regione artica del pianeta rosso per sondarne il permafrost. La speranza degli scienziati, per questa missione da 420 milioni di dollari, è che possa essere rilevato del ghiaccio, da cui deriverebbe la possibilità di rintracciare forme di vita.<br />
I segnali radio ricevuti alle 4:53:44 pm (ora del Pacifico) hanno confermato che il Phoenix Mars Lander è sopravvissuto alla difficile discesa finale e ha toccato il suolo con un anticipo di 15 minuti.<br />
Come previsto, Phoenix ha smesso di trasmettere un minuto dopo lo sbarco e ha concentrato la sua limitata batteria nell&#8217;aprire i pannelli solari e in altre attività critiche. La prima foto ha confermato che i pannelli si sono aperti come previsto e le aste ripiegate contenenti la macchina fotografica stereo e la stazione meteo hanno raggiunto la posizione verticale. Scopo della missione non e&#8217; tanto quello di trovare tracce di vita, bensì di rintracciare composti organici che possono essere indicatori che le condizioni per la vita ci sono o ci sono state sul pianeta. </p>
<p>La sonda, che prende il nome &#8220;Fenice&#8221; dal fatto di essere erede del Mars Surveyor Lander, programma cancellato nel 2001, sarà la prima a toccare acqua ghiacciata nell’attesa di trovare prove di vita microbica attuale o passata. Le prime immagini hanno fornito un assaggio del fondovalle pianeggiante che dovrebbe presentare un permafrost ricco d&#8217;acqua all&#8217;interno del raggio del braccio robotico della sonda.<br />
&#8220;Notiamo la mancanza di rocce che ci aspettavamo, vediamo i poligoni che abbiamo visto dallo spazio, non si vede ghiaccio sulla superficie, ma riteniamo che lo potremo vedere al di sotto&#8221;, ha detto Peter Smith della University of Arizona, Tucson, investigatore principale per la missione Phoenix.</p>
<p>Solo cinque dei 15 precedenti tentativi di scendere su Marte avevano avuto successo, in tutti i casi ad opera di sonde americane. Ad aprire la strada erano state, nel 1975-76, Viking 1 e 2, seguite da Pathfinder nel 1996 e dai sorprendenti Spirit e Opportunity, che dal 2004 continuano a setacciare il suolo marziano. Il piccolo &#8216;lander&#8217; europeo Beagle 2 ando&#8217; invece perduto nel 2003, ma il satellite che lo trasportava, Mars Express &#8211; un progetto in buona parte italiano &#8211; continua a fotografare il pianeta rosso in orbita.</p>
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		<title>Columbus in corso di attivazione sulla Stazione Spaziale Internazionale</title>
		<link>http://www.difesanews.it/archives/columbus-in-corso-di-attivazione-sulla-stazione-spaziale-internazionale</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 10:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con 2 mesi di ritardo rispetto ai piani originali, causato dal rinvio della partenza della missione STS-122 dovuto al malfunzionamento di alcuni sistemi relativi al serbatoio principale dello Space Shuttle, il modulo dell&#8217;Agenzia Spaziale Europea Columbus è agganciato e in processo di attivazione da parte dell&#8217;equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Verranno accesi i sistemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2008/02/columbus2.jpg' alt='columbus2.jpg' title="Laboratorio Europeo Columbus" />Con 2 mesi di ritardo rispetto ai piani originali, causato dal rinvio della partenza della missione STS-122 dovuto al malfunzionamento di alcuni sistemi relativi al serbatoio principale dello Space Shuttle, il modulo dell&#8217;Agenzia Spaziale Europea Columbus è agganciato e in processo di attivazione da parte dell&#8217;equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).<br />
Verranno accesi i sistemi di alimentazione, connessi i cablaggi elettronici e predisposti i moduli sperimentali che verranno spostati e installati dalla posizione di lancio a quella di effettivo uso in orbita.</p>
<p>In precedenza gli astronauti della NASA, Rex Walheim e Stanley Love (quest’ultimo in sostituzione dell’astronauta tedesco dell’ESA, Hans Schlegel colpito da un’indisposizione) hanno effettuato una intensa e laboriosa attività extraveicolare per predisporre il modulo europeo all’aggancio con il Nodo 2 chiamato Harmony.</p>
<p>L’intera operazione è stata seguita dall’interno della stazione dagli altri membri dell’equipaggio tra i quali l’astronauta francese dell’ESA, Léopold Eyharts che resterà a bordo della ISS prendendo il posto dell’astronauta della NASA, Daniel Tani. Il ritorno sulla Terra di Eyharts è previsto nella seconda metà di marzo a bordo dello Space Shuttle STS-123 Endeavour.</p>
<p>Da ora in avanti l’Europa sarà presente sulla stazione con un proprio territorio e spazio di lavoro e gli astronauti europei a bordo della ISS non saranno più considerati “ospiti” ma inquilini a tutti gli effetti. </p>
<p>Grazie alle sue esclusive caratteristiche, il laboratorio Columbus rappresenta una vero e proprio caposaldo tra i contribuiti dell&#8217;Europa alla Stazione Spaziale Internazionale. Questo modulo tubolare lungo 7 metri e del peso di 12,8 tonnellate fornirà un ambiente in cui gli astronauti potranno lavorare con apparecchiature scientifiche e condurre in assenza di gravità numerosi esperimenti nel campo delle scienze della vita, dalla fisiologia umana alla biologia, alla fisica dei fluidi, alle scienze della materia, alla tecnologia e all&#8217;educazione. Sono inoltre previste strutture esterne per la conduzione di esperimenti di scienze spaziali, l&#8217;osservazione della Terra e per testare materiali e tecnologie spaziali avanzate.</p>
<p>Columbus può ospitare quattro piattaforme esterne per esperimenti relativi a diversi campi. Delle quattro piattaforme, due saranno utilizzate dall’ESA e le altre due dalla NASA. All&#8217;inizio il laboratorio ospiterà le due piattaforme europee denominate EuTEF e SOLAR alla cui realizzazione hanno collaborato Thales Alenia Space Italia di Torino e Carlo Gavazzi Space di Milano. Thales Alenia Space Italia ha anche progettato e costruito presso i suoi stabilimenti di Torino, la struttura primaria e secondaria del modulo europeo ed ha inoltre sviluppato la parte termomeccanica del laboratorio europeo.</p>
<p>Con il lancio e l&#8217;attracco del Columbus, l&#8217;ESA diviene oggi responsabile delle operazioni e dell&#8217;utilizzo della ISS e sarà pertanto autorizzata a far volare i propri astronauti in missioni di lunga durata, come membri dell&#8217;equipaggio permanente della ISS, in una percentuale effettivamente proporzionale all&#8217;investimento europeo nella Stazione Internazionale.</p>
<p>Fonte: ESA</p>
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		<title>Il Modulo Europeo Columbus in partenza con la STS-122</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 12:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 6 dicembre verrà lanciato dal Kennedy Space Centre in Florida (USA) a bordo dello space shuttle Atlantis (missione STS-122) verso la Stazione spaziale internazionale (ISS), il laboratorio ESA Columbus, il maggior contributo europeo alla ISS, sviluppato da Thales Alenia Space, joint venture tra Thales (67%) e Finmeccanica (33%). Il modulo multiuso pressurizzato Columbus, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/12/columbus.jpg' alt='columbus.jpg' title="STS-122" /><br />
Il 6 dicembre verrà lanciato dal Kennedy Space Centre in Florida (USA) a bordo dello space shuttle Atlantis (missione STS-122) verso la Stazione spaziale internazionale (ISS), il laboratorio ESA Columbus, il maggior contributo europeo alla ISS, sviluppato da Thales Alenia Space,  joint venture tra Thales (67%) e Finmeccanica (33%).<br />
Il modulo multiuso pressurizzato Columbus, con la sua vita operativa prevista di dieci anni, rappresenta per l&#8217;Europa il primo laboratorio di ricerca a lungo termine in ambiente di microgravità. Columbus sarà connesso permanentemente al nodo 2 (Harmony), sviluppato da Thales Alenia Space come prime contractor e lanciato il 23 ottobre 2007. Esso estenderà le capacità di ricerca scientifica a bordo della stazione permettendo all&#8217;Europa di dotarsi di una propria struttura e di diventare membro attivo nell&#8217;utilizzazione e nelle operazioni della ISS. Al suo interno verranno condotti esperimenti di biologia, fisiologia, scienza dei materiali, fisica dei fluidi, tecnologia, scienza della vita e di educazione. In aggiunta la struttura esterna di carico ospita esperimenti ed applicazioni nel campo della scienza spaziale e  dell&#8217;osservazione della Terra.<br />
Alla missione parteciperanno 2 astronauti ESA, Hans Schlegel, dalla Germania, e Leopold Eyharts, dalla Francia. Il tedesco è incaricato di installare il laboratorio effettuando 2 delle 3 EVA (Extra-Vehicular Activity) previste per la missione, mentre il francese ne curerà l&#8217;attivazione soggiornando fino a fine febbraio a bordo della stazione, partecipando in seguto alle operazioni di aggancio dell&#8217; ATV (Automated Transfer Vehicle) Jules Verne, modulo automatico di rifornimento che verrà lanciato all&#8217;inizio del prossimo anno con un vettore Ariane 5.<br />
Commissionato dall&#8217;ESA, Columbus è costruito da un consorzio di aziende europee guidate da Astrium Space Transportation, in cui Thales Alenia Space gioca un ruolo chiave, partecipando alla progettazione sviluppo e produzione delle strutture primarie e secondarie, come pure per lo sviluppo e pre-integrazione di tutta la parte termo-meccanica, oltre a fornire numerosi sottosistemi chiave. Una volta in orbita il modulo sarà monitorato dal Centro di controllo ESA Columbus all&#8217;interno del centro di ricerca aerospaziale Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt (DLR), presso Oberpfaffenhofen, vicino a Monaco di Baviera.<br />
Columbus è un modulo cilindrico in alluminio, lungo 6,5 metri per 4,5 metri di larghezza, e pesa un totale di 12,4 tonnellate, compresi i 2.500 kg di carico utile, con un volume interno di 75 metri cubi.<br />
Al suo interno troveranno posto cinque strutture modulari (&#8220;Racks&#8221;), il Fluid Science Laboratory (FSL), per la realizzazione di esperimenti sulla fisica dei fluidi, l&#8217;European Drawer Rack (RED), struttura per esperimenti multidisciplinari, il BioLab, per lo studio dei microorganismi, cellule e tessuti, piante e insetti in ambiente di microgravità, l&#8217;European Physiology Modules Facility (EPM) per investigare gli effetti della permanenza prolungata nello spazio sull&#8217;organismo umano e l&#8217;European Transport Carrier (ETC), che fungerà da banco di lavoro e &#8220;magazzino&#8221;. All&#8217;esterno di Columbus verranno installati 2 moduli, il SOLAR, che ospita tre strumentazioni per lo studio del sole e l&#8217;European Technology Exposure Facility (EuTEF), piattaforma per condurre esperimenti che richiedono l&#8217;esposizione all&#8217;ambiente spaziale esterno.</p>
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		<title>Il Contributo Selex a bordo delle sonde Dawn e Venus Express</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2007 10:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il lancio della sonda interplanetaria DAWN avvenuto con successo il 27 Settembre 2007 dalla base americana di Cape Canaveral, per la prima volta è stato acceso lo strumento VIR-MS (Visibile InfraRed – Mapper Spectrometer) progettato e realizzato interamente da Galileo Avionica, società di Finmeccanica, e commissionato dall’Agenzia Spaziale Italiana. VIR-MS (Visibile InfraRed – Mapper [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/11/logo_selexsas.gif' alt='logo_selexsas.gif' />Dopo il lancio della sonda interplanetaria DAWN avvenuto con successo il 27 Settembre 2007 dalla base americana di Cape Canaveral, per la prima volta è stato acceso lo strumento VIR-MS (Visibile InfraRed – Mapper Spectrometer) progettato e realizzato interamente da Galileo Avionica, società di Finmeccanica, e commissionato dall’Agenzia Spaziale Italiana.<br />
VIR-MS (Visibile InfraRed – Mapper Spectrometer) è uno strumento fondamentale per la missione: la maggior parte degli obiettivi scientifici di DAWN &#8211; raccolta di informazioni sulle condizioni che regnavano durante le fasi iniziali dell’evoluzione del Sistema Solare e dei pianeti terrestri &#8211;  potranno essere raggiunti da questo spettrometro ad immagine operante nel visibile e nel vicino infrarosso.<br />
Lo spettrometro VIR-MS è una versione semplificata dello strumento VIRTIS, sempre di Galileo Avionica, operativo a bordo della missione Rosetta e Venus Express. Lo strumento eseguirà in DAWN la mappatura iperspettrale e l’analisi spettroscopica degli asteroidi Vesta e Cerere che la sonda dovrebbe raggiungere rispettivamente nell’ottobre 2011 e nell’agosto 2015.<br />
Ad ottobre scorso, la NASA ha effettuato un check out di tutti i principali strumenti scientifici di DAWN che sono stati accessi per verificarne lo stato di operatività. Gli strumenti essenziali per il successo della missione hanno mostrato di operare perfettamente.<br />
In particolare, il 17 Ottobre sono state realizzate le operazioni di “commissioning” per lo spettrometro VIR-MS (Visibile InfraRed – Mapper Spectrometer). Lo strumento, che si trova attualmente a circa -130°C di temperatura e a 4 milioni di chilometri dalla terra, ha eseguito in completa autonomia la sequenza di operazioni programmate della durata di circa 8 ore.<br />
Il prossimo appuntamento per i test funzionali è previsto per l’11 dicembre quando lo spettrometro eseguirà una calibrazione esterna, prendendo come target una stella ed osservandone lo spettro di emissione.<br />
Per gennaio/febbraio 2008 è prevista inoltre una misura di coallineamento fra lo spettrometro VIR-MS e la Framing Camera (FC), altro strumento presente a bordo della sonda DAWN. Puntando una stessa sorgente esterna si verificherà la precisione con la quale VIR e FC sono allineate dopo il lancio.<br />
A partire da Settembre 2011, lo strumento di Galileo Avionica inizierà a trasmettere i dati relativi alle proprietà geofisiche e geochimiche degli asteroidi Cerere e Vesta.<br />
Intanto, proprio ieri, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha presentato i nuovi risultati scientifici ottenuti dalla missione Venus Express. La sonda Venus Express, lanciata il 9 novembre 2005, è entrata nell’orbita operativa finale nel maggio del 2006. Da allora, lo strumento VIRTIS &#8211; Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer &#8211; sta effettuando la mappatura termica su larga scala dell’inospitale pianeta Venere ed in particolare dell’emisfero sud del pianeta, dalla superficie fino a circa 100km di altitudine.<br />
Anche in questo caso VIRTIS sta fornendo informazioni di primaria importanza sulla temperatura e sulla superficie della “Stella del Mattino”, riuscendo di fatto a oltrepassare la cortina di anidride carbonica e acido solforico che avvolge Venere in una atmosfera densa e ad elevata temperatura (intorno a 450 gradi). Infine, grazie a VIRTIS gli scienziati sembrano aver individuato il volto di Venere in un ammasso atmosferico, una visione davvero spettacolare.</p>
<p>Fonte: Selex S&#038;AS</p>
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		<title>La ISS e lo Shuttle Discovery sopra l’Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2007 10:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa mattina presto si è presentata la rara opportunità di vedere la Stazione Spaziale in formazione con lo Space Shuttle Discovery durante il volo di rientro verso la Florida dove è previsto l’atterraggio per questa sera. Tra le 06.30 e le 06.37 CET la ISS, seguita a distanza dal Discovery, ha sorvolato la linea che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/11/iss_europa.jpg' alt='iss_europa.jpg' /><br />
Questa mattina presto si è presentata la rara opportunità di vedere la Stazione Spaziale in formazione con lo Space Shuttle Discovery durante il volo di rientro verso la Florida dove è previsto l’atterraggio per questa sera.<br />
Tra le 06.30 e le 06.37 CET la ISS, seguita a distanza dal Discovery, ha sorvolato la linea che parte da Cadice (Spagna), passando su Barcellona, Marsiglia (Francia), Torino e Milano, verso l’Austria.<br />
Anche i residenti di Verano Brianza, città natale di Paolo Nespoli, vicino Milano, hanno avuto l’opportunità di vedere nitidamente il passaggio della ISS e dello Shuttle.<br />
Per i mattinieri in Sicilia e in Grecia, invece, la Stazione e lo Shuttle sono stati visibili con un’orbita di anticipo, ossia 90 minuti prima che al nord Italia, tra le 04:59 e le 05:03 CET (05:59 e 06:03 per la Grecia).<br />
E&#8217; stato possibile vedere il passaggio dalla Spagna, dal sud della Francia, in ogni luogo in Svizzera, in buona parte dell’Italia, dal sud della Germania e nella parte occidentale dell’Austria.<br />
Il Discovery, con a bordo l’equipaggio del volo STS-120, si è sganciato dalla Stazione Spaziale il 5 Novembre alle 11:32 CET, ed è previsto che atterri in Florida alle 19:02 CET (18:02 UT).</p>
<p>E&#8217; possibile consultare le previsioni di sorvolo della ISS per l&#8217;osservazione da terra a questo <a rel="nofollow" href="http://esa.heavens-above.com/esa/iss_step1.asp">indirizzo</a>.</p>
<p>Fonte:ESA</p>
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		<title>Marte, indizi di ghiaccio all&#8217;equatore?</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2007 08:57:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ESA]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni-Su-Marte]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sistema radar della sonda Mars Express dell&#8217;ESA ha scoperto nuovi dettagli in merito ad alcuni dei sedimenti più misteriosi di Marte, la Medusae Fossae Formation. Il radar ha fornito la prima misurazione diretta della profondità e delle proprietà elettriche di questi materiali, fornendo nuovi indizi sulle loro origini. La Medusae Fossae Formation (MFF) è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/11/marsis2800_h.jpg' alt='marsis2800_h.jpg' /><br />
Il sistema radar della sonda Mars Express dell&#8217;ESA ha scoperto nuovi dettagli in merito ad alcuni dei sedimenti più misteriosi di Marte, la Medusae Fossae Formation. Il radar ha fornito la prima misurazione diretta della profondità e delle proprietà elettriche di questi materiali, fornendo nuovi indizi sulle loro origini.<br />
La Medusae Fossae Formation (MFF) è un insieme di sedimenti unici sulla superficie di Marte. Si tratta di un vero e proprio enigma. Questi depositi che si trovano nei pressi dell&#8217;equatore, lungo la barriera che separa altopiani e pianure, potrebbero rappresentare alcuni dei sedimenti più recenti presenti sulla superficie del pianeta. Lo si è dedotto da un&#8217;evidente carenza di crateri d&#8217;impatto che, invece, caratterizzano i terreni più antichi.<br />
La sonda Mars Express sta raccogliendo dati da questa regione grazie al radar di bordo MARSIS (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionospheric Sounding).<br />
<span id="more-290"></span><br />
Tra marzo 2006 e aprile 2007, la sonda Mars Express ha orbitato diverse volte sulla regione, eseguendo scandagli radar a ogni passaggio.<br />
Questi scandagli radar sono stati i primi a rivelare la profondità degli strati MFF, grazie alla misurazione del tempo necessario al fascio radar per superare gli strati superiori e rimbalzare sullo strato di roccia sottostante. “Fino ad ora non sapevamo quale fosse lo spessore dei depositi dell&#8217;MFF” afferma Thomas Watters, Lead author dei risultati per il Center for Earth and Planetary Studies del National Air and Space Museum dello Smithsonian Institution (USA)<br />
I depositi della zona MFF incuriosiscono gli scienziati perché si trovano in regioni che assorbono alcune lunghezze d&#8217;onda dei radar terrestri. Il radar MARSIS, comunque, lavora su lunghezze d&#8217;onda che permettono per lo più alle onde radar di attraversare i depositi dell&#8217;MFF e di creare eco nel sottosuolo quando il segnale radar si riflette sulle pianure sottostanti.<br />
I dati del radar MARSIS rivelano le proprietà elettriche degli strati attraversati. Le proprietà rilevate suggeriscono che gli strati potrebbero essere formati da materiale poroso o polveroso e di consistenza poco densa. Tuttavia, è difficile capire in che modo sedimenti porosi trasportati dal vento possano essere arrivati a raggiungere uno spessore di vari kilometri senza che il loro stesso peso contribuisca ad addensarli.<br />
D&#8217;altra parte, sebbene le proprietà elettriche siano quelle tipiche di strati di ghiaccio d&#8217;acqua, al momento non ci sono altre evidenti prove della presenza di ghiaccio nelle regioni equatoriali di Marte. “Se c&#8217;è ghiaccio d&#8217;acqua all&#8217;equatore di Marte, deve essere sepolto almeno diversi metri sotto la superficie”, dichiara Jeffrey Plaut, uno dei responsabili di MARSIS presso il Jet Propulsion Laboratory degli USA. Questo è dovuto al fatto che la pressione del vapore acqueo su Marte è così bassa che qualsiasi strato di ghiaccio vicino alla superficie evaporerebbe rapidamente.<br />
Quindi, il mistero della Medusae Fossae Formation di Marte continua a rimanere tale. </p>
<p>Fonte: ESA</p>
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		<title>Acqua sul pianeta extrasolare HD 189733b</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 09:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli scienziati riferiscono di aver scoperto per la prima volta la presenza di vapore acqueo nell&#8217;atmosfera di un pianeta oltre il nostro sistema solare. La conferma è arrivata dopo un&#8217;analisi ad infrarossi del passaggio di questo gigante gassoso davanti alla sua stella. Giovanna Tinetti, borsista dell&#8217;ESA presso l&#8217;Istituto di astrofisica di Parigi, e colleghi da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.difesanews.it/wp-content/uploads/2007/07/exoplanete01_l.jpg' alt='exoplanete01_l.jpg' />Gli scienziati riferiscono di aver scoperto per la prima volta la presenza di vapore acqueo nell&#8217;atmosfera di un pianeta oltre il nostro sistema solare.<br />
La conferma è arrivata dopo un&#8217;analisi ad infrarossi del passaggio di questo gigante gassoso davanti alla sua stella.<br />
Giovanna Tinetti, borsista dell&#8217;ESA presso l&#8217;Istituto di astrofisica di Parigi, e colleghi da tutto il mondo hanno usato i dati del telescopio spaziale Spitzer della NASA, puntando l&#8217;obiettivo verso il pianeta HD 189733b, distante 63 anni luce, nella costellazione di Vulpecula.<br />
Il pianeta fu scoperto nel 2005 quando, passando davanti alla sua stella, ne affievolì la luce del 3% circa. Con l&#8217;aiuto del telescopio Spitzer, Tinetti e la sua squadra hanno tenuto sotto osservazione la stella, che è leggermente meno luminosa del sole. Hanno visto il suo bagliore diminuire su due bande di infrarossi (3,6 e 5,8 micrometri).<br />
Se il pianeta fosse stato un corpo di roccia senza atmosfera, queste due bande e una terza (8 micrometri), recentemente misurata da una squadra di Harvard, si sarebbero comportate nello stesso modo.<br />
Invece, quando la tenue atmosfera esterna del pianeta è passata davanti alla stella, la luce assorbita ha mostrato un comportamento diverso. L&#8217;atmosfera ha assorbito meno raggi infrarossi a 3,6 micrometri che alle altre due lunghezze d&#8217;onda.<br />
“L&#8217;acqua è la sola molecola che può spiegare questo comportamento,” ha affermato Tinetti.<br />
<span id="more-228"></span><br />
La presenza di vapore acqueo, però, non fa di questo pianeta necessariamente un buon candidato per la ricerca di forme di vita. “Questo mondo non è affatto abitabile,” ha aggiunto.<br />
IAl contrario dei pianeti terrestri, come il nostro, il pianeta HD 189733b è di grandi dimensioni e la sua massa è 1,15 volte quella di Giove. Si trova a soli 4,5 milioni di km dalla sua stella intorno alla quale compie un&#8217;orbita in 2,2 giorni. La Terra, al confronto, si trova a 150 milioni di km dal sole e persino Mercurio, il più vicino alla nostra stella, è distante 70 milioni di km.<br />
Gli astronomi classificano questi mondi come &#8220;Giovi caldi&#8221;, i quali tendono ad avere vaste atmosfere, perché il calore della vicina stella dà loro l&#8217;energia per espandersi. Questo vale anche per il pianeta HD 189733b, il cui diametro è 1,25 volte quello di Giove.<br />
La temperatura atmosferica del pianeta HD 189733b è di circa 1000 Kelvin o più (poco oltre 700 °C), il che significa che le grandi quantità di vapore acqueo nell&#8217;atmosfera non riescono a condensarsi per produrre pioggia o nubi. Affinché si formino nubi di vapore acqueo o pioggia, infatti, la temperatura dovrebbe essere più o meno cinque volte più bassa.<br />
Ciò però non vuol dire che l&#8217;atmosfera sia calma e tranquilla. Il pianeta è talmente condizionato dalla forza di gravità della sua stella che un emisfero è costantemente rivolto verso di essa, facendo sì che il pianeta sia riscaldato solo da un lato. Questo probabilmente genera venti fortissimi che soffiano dal lato illuminato a quello buio. “Ci sono tantissime cose da imparare su questi pianeti,” ha dichiarato Tinetti.<br />
Anche se, essendo un gigante gassoso, il pianeta non può essere preso in considerazione nella ricerca di forme di vita, questi risultati aumentano le speranze di trovare la presenza di acqua su altri pianeti rocciosi, che gli astronomi si augurano di scoprire in un futuro non troppo lontano.</p>
<p>Fonte: ESA</p>
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		<title>Consegnato il Phoenix Mars Lander</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2007 09:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Lockheed Martin]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata consegnata alla NASA a bordo di un C-17 la sonda per esplorazione marziana Phoenix, costruita da Lockheed Martin, prossima missione dell&#8217;ente spaziale americano sul pianeta rosso. Phoenix verrà lanciata a bordo di un vettore Delta II da Cape Canaveral il 3 agosto prossimo e arriverà su Marte nel maggio del 2008, atterrando a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://difesanews.files.wordpress.com/2007/05/phoenix.jpg" alt="" /><br />
E&#8217; stata consegnata alla NASA a bordo di un C-17 la sonda per esplorazione marziana Phoenix, costruita da Lockheed Martin, prossima missione dell&#8217;ente spaziale americano sul pianeta rosso.<br />
Phoenix verrà lanciata a bordo di un vettore Delta II da Cape Canaveral il 3 agosto prossimo e arriverà su Marte nel maggio del 2008, atterrando a latitudini polari per una missione di 90 giorni in cui analizzerà gli strati ghiacciati di suolo marziano alla ricerca di condizioni favorevoli alla vita.<br />
La sonda, erede del Mars Surveyor Lander, programma cancellato nel 2001, sarà la prima a toccare acqua ghiacciata nell&#8217;attesa di trovare prove di vita microbica attuale o passata.<br />
Il suo arrivo pianificato per la prossima primavera deriva dalla necessità di sfruttare appieno la stagione estiva marziana per il corretto funzionamento della sonda a regioni nordiche.<br />
Ora Phoenix verrà sottoposta a successivi test, opere di integrazione sistemi (radar di discesa e scudo termico) e prove di verifica pre-lancio che si concluderanno entro la fine di maggio, prima di passare alle prove sul Delta II e all&#8217;installazione finale sul vettore. </p>
<p>Immagini: NASA</p>
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		<title>Programma dei lanci Shuttle 2007- aprile 2008</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2007 09:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DifesaNews</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aerospazio]]></category>
		<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[International Space Station]]></category>
		<category><![CDATA[NASA]]></category>
		<category><![CDATA[Space Shuttle]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli ufficiali della Nasa, durante un meeting al Johnson Space Center fra specialisti del programma shuttle e della stazione spaziale internazionale, hanno rivisto e aggiornato le date di lancio prefissate per lo space shuttle nei 12 mesi a seguire. Tale decisione segue i ritardi accumulati dalla missione STS-117 dovuti al danneggiamento del serbatoio principale esterno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://athena.divshare.com/s03/files/2007/05/23/715295/atlantis.jpg" alt="STS-117" />Gli ufficiali della Nasa, durante un meeting al Johnson Space Center fra specialisti del programma shuttle e della stazione spaziale internazionale, hanno rivisto e aggiornato le date di lancio prefissate per lo space shuttle nei 12 mesi a seguire.</p>
<p>Tale decisione segue i ritardi accumulati dalla missione STS-117 dovuti al danneggiamento del serbatoio principale esterno causato da una violenta grandinata.</p>
<p>Gli shuttle per le missioni STS-120, 122 e 124 hanno subito variazioni per venire in contro al meglio sia ai requisiti che alle esigenze di tempistica.</p>
<p>Suscettibili di cambiamento, queste sono le date fissate per i lanci fino ad aprile 2008, e relativi programmi.</p>
<p><span id="more-105"></span></p>
<blockquote><div align="center"><strong>STS-117 fissata non prima dell&#8217; 8 giugno 2007, shuttle Atlantis.</strong></p>
<p>Secondo segmento di destra dell&#8217; <a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/station/structure/elements/its.html">intelaiatura principale</a> (ITS S3/S4) a cui verra connesso il radiatore fotovoltaico (PVR) e terzo set di pannelli solari e batterie.</div>
<div align="center"><strong>STS-118 fissata non prima del 9 agosto 2007, shuttle Endeavour.</strong></p>
<p><a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/station/structure/elements/spacehab.html">SPACEHAB</a> Single Cargo Module<br />
Terzo segmento di destra dell&#8217;intelaiatura principale (ITS S5)<br />
Piattaforma di stivaggio esterna (ESP3)</div>
<div align="center"><strong>STS-120 fissata non prima del 20 ottobre 2007, shuttle Discovery invece dell&#8217; Atlantis.</strong></p>
<p><a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/station/structure/elements/node2.html">Nodo 2</a><br />
Power and Data Grapple Fixture (PDGF)</div>
<div align="center"><strong>STS-122 fissata non prima del 6 dicembre 2007, shuttle Atlantis invece del Discovery.</strong></p>
<p>Modulo Laboratorio Europeo <a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/station/structure/Columbus_module.html">Columbus </a><br />
Multi-Purpose Experiment Support Structure &#8211; Non-Deployable (MPESS-ND)</div>
<div align="center"><strong>STS-123 fissata non prima del 14 febbraio 2008, shuttle Endeavour.</strong></p>
<p>Modulo logistico per esperimenti pressurizzato giapponese <a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/station/structure/elements/jem.html">Kibo (ELM-PS)</a><br />
Spacelab Pallet &#8211; Deployable 1 (SLP-D1) con il Canadian Special Purpose Dexterous Manipulator, <a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/station/structure/elements/mss.html">Dextre</a> </div>
<div align="center"><strong>STS-124 fissata non prima del 24 aprile 2008, shuttle Discovery invece dell&#8217; Atlantis.</strong></p>
<p>Modulo pressurizzato per esperimenti giapponese <a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/station/structure/elements/jem.html">Kibo (JEM-PM)</a><br />
Japanese Remote Manipulator System (JEM RMS)</div>
</blockquote>
<p><br/></p>
]]></content:encoded>
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