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Prime immagini da COSMO4

Riferimento | Aerospazio | Europa |

La costellazione italiana COSMO-SkyMed ha raggiunto il suo pieno funzionamento e la completa integrazione con l’arrivo del quarto satellite del sistema nella sua posizione orbitale definitiva. Lanciato il 5 novembre scorso dalla base di Vanderberg, in California, il satellite è entrato in pieno servizio con l’invio delle prime immagini alle stazioni di Terra.
Le foto ritraggono la città di Washington, Budapest, le isole di Skye in Scozia e l’atollo di Nukualofa nelle isole Tonga. Le informazioni e le immagini rilevate da COSMO-SkyMed sono state già precedentemente di grande aiuto alle istituzioni soprattutto negli scenari di intervento più critici ed ora grazie alla messa a punto completa del sistema forniranno una copertura ancora più accurata.

COSMO-SkyMed è una costellazione composta da quattro satelliti equipaggiati con tecnologia SAR (Synthetic Aperture Radar) in banda X, che a differenza dei satellite ottici è in grado di guardare e monitorare la Terra giorno e notte con tutte le condizioni atmosferiche. Il sistema è stato realizzato sotto l’egida del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca attraverso il finanziamento e coordinamento tecnico e operativo dall’Agenzia Spaziale Italiana e il co-finanziamento del Ministero della Difesa.

Si tratta di una costellazione duale ideata per scopi militari, civili, istituzionali e commerciali. Il sistema è in grado di acquisire dati flessibili e innovativi ed è capace di integrarsi con altri sistemi spaziali, soddisfacendo in tal modo una vasta comunità di utenti. Nello specifico le sue applicazioni si dispiegano nel campo della difesa e della sicurezza nazionale senza trascurare i compiti a carattere scientifico e i servizi a valenza commerciale

Le operazione di messa in orbita anche del quarto satellite COSMO-SkyMed sono state gestite con successo dal team LEOP (Launch and Early Orbit Phase) del Centro Spaziale del Fucino di Telespazio, mentre le prime immagini radar di COSMO-SkyMed 4 sono state regolarmente acquisite dal Centro Spaziale di Matera e sono oggi disponibili.

La costellazione, fiore all’occhiello dei programmi ASI, è oggi più che mai in grado di effettuare una continua e puntuale osservazione della Terra, con parametri a elevata affidabilità, stabilità e continuità, a distanza di poche ore, su tutti i cambiamenti, spostamenti e variazioni del e sul territorio. In altre parole, un monitoraggio costante fino ad ora mai ottenuto. Il sistema COSMO-SkyMed ha raggiunto, quindi, la capacità ottimale di acquisizione di immagini, circa 1800 al giorno, riprese con qualsiasi condizione meteorologica, giorno e notte. Una caratteristica che rende il sistema italiano tra i più affidabili e avanzati al mondo.

Il sistema è stato realizzato da Thales Alenia Space (joint-venture Thales/Finmeccanica), quale società capo commessa a cui è affidata la responsabilità dell’intero programma, comprensivo del segmento spaziale e terrestre. Telespazio, una società Finmeccanica/Thales, ha realizzato l’intero segmento di terra del sistema e il segmento di logistica integrata e delle operazioni. Il Centro Spaziale del Fucino ospita il Centro di Controllo della costellazione, che gestisce le fasi di acquisizione dei satelliti dopo il lancio e la loro successiva messa in orbita, le attività di comando e controllo e, infine, le attività di pianificazione delle richieste di acquisizioni di immagini.

Il Centro Spaziale di Matera dell’ASI è responsabile invece dell’acquisizione, del processamento e della distribuzione dei dati rilevati dai satelliti COSMO-SkyMed, per le applicazioni civili, una vera e propria banca dati delle immagini satellitari.

e-GEOS, una società costituita da ASI (20%) e Telespazio (80%), gestisce per conto dell’Asi i servizi del Centro Spaziale di Matera e commercializza a livello mondiale i dati e i prodotti COSMO-SkyMed.

(Telespazio)

Accordo CIRA-Avio per nuovi sistemi di propulsione spaziale

Riferimento | Aerospazio | Europa |

Il CIRA, Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali, e Avio, Gruppo leader nella propulsione aerospaziale, hanno sottoscritto un accordo di collaborazione volto a implementare possibili sinergie nello sviluppo delle tecnologie di propulsione spaziale. L’accordo prevede anche la possibilità di ottenere ed eseguire congiuntamente la committenza di programmi anche finalizzati allo sviluppo di dimostratori volanti.
“L’obiettivo della collaborazione – spiega l’ing. Enrico Saggese, Presidente del CIRA – è quello di sviluppare congiuntamente le strategie nell’ambito della propulsione, in particolare per i sistemi a liquido o ibridi, mettendo a fattor comune la leadership del CIRA nelle discipline aerospaziali, attraverso l’applicazione delle sue capacità teoriche e sperimentali, in quanto soggetto attuatore dell’impianto di prova per propulsori a ossigeno liquido/idrocarburi per lanciatori spaziali (Hyprob)”.

Il progetto di collaborazione mira in particolare a coadiuvare il CIRA nell’elaborazione della proposta al programma nazionale sulla propulsione spaziale, in accordo con l’ASI, Agenzia Spaziale Italiana, e a capitalizzare gli investimenti del CIRA in programmi internazionali, sfruttando possibilità di applicazione nell’ambito dei programmi industriali di Avio.

“La collaborazione con il CIRA – afferma l’ing. Pier Giuliano Lasagni, Direttore della Divisione Spazio di Avio – consentirà al nostro Gruppo di dare un’accelerazione ai programmi di ricerca e sviluppo nella propulsione spaziale a ossigeno liquido/idrocarburi (LOX-HC). L’esperienza di Avio nel settore della criogenia, derivante dallo sviluppo e dalla produzione dei motori Vulcain e Vinci per il lanciatore Ariane, ci consente di mettere a disposizione del progetto di collaborazione un significativo ed esclusivo know-how industriale”.

L’accordo prevede lo sviluppo di potenzialità su progetti strategici di interesse nazionale. “Il nostro intento – sottolinea il Presidente Saggese – è quello di sviluppare sia i lanciatori sia gli USV, unmanned space vehicle, ma sempre in un’ottica duale, che prevede quindi applicazioni civili e militari”.

L’accordo sottoscritto da CIRA e Avio ha una durata triennale e prevede l’interrelazione tra personale delle due realtà, sia presso gli stabilimenti di Colleferro (Roma), dove Avio dispone di un centro prove per lo sviluppo di componenti per motori a propulsione liquida, sia presso la sede di Capua del CIRA.

(Avio)

Esercitazione Tiger 2010

Riferimento | Aerospazio | Europa |

L’esercitazione ‘Tiger 2010′ si è svolta da lunedì 22 a venerdì 26 Novembre presso l’aeroporto di Amendola (Foggia), sede del 32° Stormo. L’attività addestrativa è stata organizzata con l’obiettivo di consolidare l’interoperabilità dei Reparti di Forze Speciali nella condotta di attività di aerocooperazione, sia con velivoli pilotati, sia con aeromobili a pilotaggio remoto (APR).

All’esercitazione, oltre agli equipaggi dei velivoli AM-X e ‘Predator B’ del 32° Stormo, ha partecipato personale del 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare, congiuntamente a personale incursore, qualificato FAC (Forward Air Control) dei reparti FS dell’Esercito (9° Rgt “Col Moschin”), della Marina ( G.O.I.) e dei Carabinieri (G.I.S.).

L’attività ha permesso l’addestramento nella condotta di missioni CAS (Close Air Support) in ambiente rurale/urbano, sia in operazioni diurne, sia notturne, con l’integrazione di assetti per la ricognizione aerea di recente acquisizione da parte delle Forze Armate (pod RecceLite per AM-X, sensori MTS-B per il Predator B e sistema ROVER V), simulando procedure e tecniche in uso nei teatri operativi in cui le forze armate italiane sono attualmente impegnate.

Negli ultimi due giorni, l’attività è stata seguita anche dal Comandante del Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali, Ammiraglio di Divisione Donato Marzano ed il Comandante del 17° Stormo, Colonnello Roberto Camera, che, ricevuti dal Colonnello pilota Fabio Giunchi, Comandante del 32° Stormo hanno potuto verificare l’andamento dell’esercitazione ed osservare l’organizzazione del Reparto da tempo impegnato a fornire uomini e mezzi aerei, nelle operazioni fuori dai confini nazionali.

(Aeronautica Militare)

Rientrato a Vandenberg l’X-37B OTV

Riferimento | Aerospazio | Americhe |


L’ Orbital Test Vehicle (OTV), noto anche come X-37B, dimostratore tecnologico di veicolo spaziale riutilizzabile non pilotato per l’Aeronautica Militare USA, è rientrato ieri presso la Vandenberg Air Force Base dopo una permanenza in orbita di 220 giorni. L’OTV era stato lanciato lo scorso 22 aprile a bordo di un razzo Atlas V della United Launch Alliance dal complesso di lancio 41 di Cape Canaveral gestito dal 45° Space Wing dell’USAF, e posizionato in orbita bassa, dove ha eseguito numerosi test sui sistemi di navigazione e controllo, avionica, protezione termica (e altre prove classificate), prima di accendere il modulo di coda per la propulsione orbitale e rientrare autonomamente in atmosfera come lo space shuttle.

L’OTV è un prototipo su scala ridotta (lunghezza 8.9 m, peso al decollo di 4.9 tonnellate, apertura alare di 4.5 m) progettato per il lancio verticale e la permanenza prolungata in orbita bassa (fino a 9 mesi), dove potrà effettuare sperimentazioni di nuove tecnologie di interesse per l’aeronautica ogni volta che questa ne sentirà l’esigenza. Fungerà anche da laboratorio spaziale per lo sviluppo a basso rischio di tecnologie da inserire nei futuri satelliti della Difesa USA.

L’X-37B è il primo veicolo riutilizzabile, dopo lo Shuttle Orbiter della NASA, con la possibilità di riportare a terra gli esperimenti compiuti nello spazio per sucessive analisi, e subire ispezioni tecniche post missione.
L’OTV impiega tecnologie sviluppate grazie agli investimenti compiuti nel programma X-37, iniziato nel 1999 e concluso nel 2004, da parte di US Air Force, NASA, e Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), e dei programmi correlati X-40 e ALTV. Il Team industriale comprende Boeing, United Launch Alliance (joint venture fra Boeing e Lockheed Martin), e Astrotech.

Il completamento positivo di tutte le fasi del rientro, fino all’atterraggio convenzionale sulla pista di Vandenberg dell’OTV-1, segnano la transizione dalla fase di dimostrazione orbitale a quella di messa a nuovo del velivolo per futuri test. Personale dell’USAF è già al lavoro sull’OTV-2, che partirà la prossima primavera a bordo dell’Atlas V.

Video:

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