30 ott, 2008
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Lockheed Martin si è aggiudicata un contratto da 30 milioni di dollari dall’USAF per lo sviluppo della tecnologia SASSA (Self-Awareness Space Situational Awareness), programma dimostrativo partito allo scopo di assicurare consapevolezza operazionale tattica nel segmento spaziale. Il carico pagante dedicato, una serie di sensori volti a monitorare e individuare oggetti nelle vicinanze, possibili attacchi ad energia diretta o elettronici, dovrà fornire allarme nel caso in cui la minaccia sia rivolta contro satelliti statunitensi e comandare e gestire fino a otto sistemi necessari alla sua implementazione.
Lo Space Superiority Systems Wing del Centro per i Sistemi Spaziali e Missilistici dell’aeronautica USA ha dato inizio allo sviluppo del programma identificando un bisogno emergente di proteggere assetti vitali per la sicurezza nazionale, con evidente riferimento ai passati test asat cinesi.
“Il nostro approccio verso il SASSA farà leva sulla nostra estesa competenza nell’ambito della progettazione e integrazione, utilizzando tecnologie hardware e software collaudate per fornire al nostro cliente una soluzione a basso rischio e rispondente a questa missione di vitale importanza”, ha detto Phil Bowen, Direttore alla Lockheed Martin Space Systems dei programmi di sorveglianza e intelligence.
Lockheed Martin è una delle due società (con Boeing) selezionate per la fase biennale di sviluppo del programma, integrazione e operazioni in orbita. Le due offerte verranno valutate nel 2011, con opzione per i due anni successivi, secondo criteri tecnici, di costo e di ottimizzazione della tempistica.
5 mar, 2008
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Quattro team industriali che comprendono fra i maggiori partecipanti Boeing, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Orbital Sciences Corp., a loro volta a capo di sottogruppi di ricerca, sono stati selezionati dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) per dimostrare la fattibilità iniziale di un nuovo concetto di architettura di sistema per satelliti. Il primo contratto, del valore di circa 12.8 milioni di dollari, intende finanziare la ricerca, progettazione, sviluppo e sperimentazione di un sistema di satelliti collaborativi in grado di scambiarsi dati e carichi di lavoro agendo come una singola entità. Il programma, noto come F6 (Future, Fast, Flexible, Fractionated, Free-Flying Spacecraft), intende dimostrare che un unico grande satellite convenzionale può essere sostituito da un gruppo di satelliti più piccoli, lanciati singolarmente, che si muovono in gruppo e comunicano in rete tra loro, un concetto noto come “frazionamento”. Ciascun satellite frazionato contribuisce all’insieme con una sola specializzazione, sia essa elaborazione dati, comunicazioni a terra, o altra funzione con cui può essere configurato il carico pagante.
I vantaggi di un tale sistema risiedono nella sua flessibilità, consentendo di lanciare un singolo modulo quando è pronto senza dover aspettare il completamento degli altri apparati e scongiurando quindi l’eventualità di ritardi nella tabella di marcia rispetto ad un unico satellite complesso, nell’abbassamento dei rischi dovuti ad un potenziale fallimento del lancio, maggiore resistenza contro attacchi ASAT (con armi anti-satellite) e possibilità di poter rapidamente sostituire uno dei componenti senza complesse missioni di recupero in orbita. Un sistema così configurato sarebbe coerente con entrambe le leggi di Moore permettendo di avere degli assetti costantemente aggiornati sotto il profilo della potenza di calcolo senza che si debba aspettare la fine della vita operativa dell’intero satellite per passare ad un completo rinnovamento.
Il completamento della prima fase (di 4) di questo programma è stimata per febbraio 2009 quando verranno esaminate le Preliminary Design Review del programma F6 proposte da ciascun team partecipante.
21 feb, 2008
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Uno Standard Missile-3 (SM-3) modificato lanciato dalla nave Aegis USS Lake Erie (CG-70) ha intercettato e abbattuto con successo fuori dall’atmosfera terrestre il satellite dell’NRO (National Reconnaissance Office) da tempo malfunzionante ormai nell’orbita finale prima del rientro in atmosfera.
La Lake Erie ha lanciato un singolo missile che ha colpito il satellite sopra l’Oceano Pacifico a 247 km di altezza. Anche la USS Decatur (DDG-73) e la USS Russell (DDG-59) hanno fatto parte della task force.
Usando i dati provenienti dal radar di inseguimento e i sensori di discriminazione del sistema Aegis, il missile ha di seguito individuato il bersaglio che viaggiava a 27.000 km/h con il seeker termico e lo ha colpito perpendicolarmente a circa 35000 km/h con un colpo diretto che ha distrutto il satellite di circa 2 tonnellate mediante il solo uso della sua energia cinetica, mediante il principio “hit-to-kill” utilizzato per i test di intercettazione di missili balistici nel quadro della difesa antimissile.
L’obiettivo principale era la rottura del serbatoio di carburante per dissipare i circa 453 kg di idrazina, che avrebbe potuto rappresentare un pericolo per le persone a terra nel remoto caso di una caduta vicino centri abitati. Il Generale James E. Cartwright ha dato conferma che il serbatoio del carburante è stato completamente distrutto dopo l’analisi dei frammenti.
A causa della relativamente bassa altitudine del satellite al momento dell’ingaggio, i primi detriti inizieranno a rientrare in atmosfera entro 24-48 ore e i restanti entro 40 giorni.
Il radar a banda X basato in mare, che ha lasciato la sua sede di Adak, in Alaska, a metà strada nella catena delle Isole Aleutine, insieme ad altri sensori delle forze armate degli Stati Uniti, sono stati dispiegati nella zona per sostenere autonomamente la discriminazione e il monitoraggio del satellite distrutto e la valutazione dell’ intercettazione.
Video dell’intercettazione
18 apr, 2007
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Durante la dimostrazione avvenuta in orbita a circa 480 km dalla Terra il Boeing Orbital Express ha effettuato un trasferimento di propellente (idrazina per un totale di 14.5 kilogrammi-massa) e di una batteria fra i 2 distinti satelliti che costituiscono il sistema, l’Autonomous Space Transport Robotic Operations (ASTRO) e il NextSat della Ball Aerospace.
Il veicolo ASTRO ha utilizzato un braccio robotico per trasferire la batteria a NextSat, prima volta in cui un satellite trasferisce hardware ad un altro.
Il sistema, che verrà sottoposto a ulteriori test per i prossimi 3 mesi al fine di provarne la funzionalità in completa autonomia, è stato lanciato l’ 8 marzo per mezzo di un razzo Atlas V della United Launch Alliance (joint venture di Boeing e Lockheed Martin) e fa parte di un progetto di ricerca guidato dal DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency).
La possibilità di rifornire, riconfigurare e riparare satelliti in orbita in modo autonomo e costo-efficace è una priorità sia a livello civile che militare, estendendola in quest’ultimo caso a un possibile e probabile impiego in funzione ASAT.
Immagini: Boeing