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Pentagono: continua il programma JASSM

Riferimento | Aerospazio | Americhe |


Malgrado la crescita esponenziale dei costi e numerosi dubbi sull’affidabilità del sistema, l’U.S. Department of Defense continua a considerare il Joint Air-to-Surface Standoff Missile (JASSM) come un assetto critico di elevata importanza per le forze USA. Fiducioso dei successi nella recente campagna di prove (dopo numerosi malfunzionamenti che hanno portato il rateo di insuccessi vicino al 50%), che hanno dimostrato la letalità del sistema anche contro bersagli corazzati e bunker interrati, il Pentagono ha infatti deciso di proseguire il programma da 6.1 miliardi di dollari per dotare aeronautica e marina di un missile cruise dal profilo stealth in grado di colpire obiettivi in aree pesantemente difese.

Capace di volare in condizione ognitempo e raggiungere la destinazione prefissata guidato dal seeker infrarosso e dal nuovo ricevitore GPS con aumentata resistenza al jamming (componente che in passato ha provocato varie perdite di contatto con il satellite e conseguente margine di imprecisione di centinaia di chilometri), il JASSM ha un penetratore/testata a frammentazione di 450 kg, portata di 400 km, ed è lanciabile da piattaforme come bombardieri B-2, B-1, B-52, caccia F-16, F-15E, F/A-18 sia USAF che RAAF (l’Australia è il primo cliente di lancio internazionale), ed in futuro F-35.
I missili apparterranno al settimo e ottavo lotto di produzione, e come conseguenza del piano di ristrutturazione, verranno acquistati a prezzo fisso nonostante la fase di sviluppo e produzione sia ancora in essere.

La decisione del DoD spiana la strada anche al proseguimento dello sviluppo della versione potenziata JASSM-ER (Extended Range), con portata di 930 km (percorribili in circa 1 ora) e della versione per la US Navy che inizierà a partire dal 2010.

Finora l’USAF ha ricevuto 600 JASSM ed il suo requisito operativo resta fermo a 4900 esemplari (di cui 2.500 extended-range).

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Altri sistemi da guerra elettronica per la US Navy

Riferimento | Americhe | Marina | Medio Oriente e Africa |


Con la sigla del contratto da 101.9 milioni di dollari con Northrop Grumman la Marina USA acquisirà altri sette sistemi aerotrasportati per attacchi elettronici ICAP (Improved Capability) III, destinati alla flotta dell’USMC di EA-6B Prowlers.
I sistemi, che verranno prodotti a costi fissi per l’acquirente, comprensivi di componenti di pertinenza e parti di ricambio, fanno parte del terzo lotto e verranno consegnati all’ U.S. Marine Corps presso la base aerea di Cherry Point, North Carolina, sede del MAG-14 (Marine Air Group 14).

Già in servizio a bordo dei Prowlers in Iraq e Afghanistan, gli ICAP III sono l’ultima di cinque generazioni di sistemi da guerra elettronica impiegati per identificare, degradare e distruggere le difese aeree nemiche a guida radar e sistemi di comunicazione. I Prowlers portati allo standard ICAP III hanno raggiunto la capacità operativa iniziale (IOC) nel 2005, e costituiscono un assetto irrinunciabile per le forze USA, altamenti richiesti e disponibili in relativamente pochi esemplari.

Il cuore del sistema è il nuovo ricevitore ALQ-218, che permette, grazie ai sofisticati algoritmi che ne sono alla base, una risposta jamming selettiva, e possibilità di precisa localizzazione geografica della minaccia. l’ICAP III incorpora anche il MIDS (Multifunction Information Distribution System), che consente comunicazioni via data-link (Link 16) fra i Prowlers e il loro inserimento in ambiente netcentrico.

L’inizio delle consegne è programmato per il secondo trimestre del 2010.

Da Iron Man alla realtà: L’esoscheletro di Raytheon

Riferimento | Americhe | Esercito |

In coincidenza con l’uscita nelle sale cinematografiche di “Iron Man”, trasposizione sul grande schermo del celebre fumetto Marvel, Raytheon Sarcos ha resi noti gli ultimi sviluppi del suo “Exoskeleton”, una veste robotica per i soldati del domani.
Frutto della combinazione di sensori, attuatori idraulici e dispositivi di comando e controllo, l’esoscheletro permette di amplificare la normale forza, resistenza e agilità umana, consentendo per esempio ad un uomo di trasportare facilmente sulla schiena carichi pesanti per lunghi tragitti, o alzare senza fatica pesi di 90 kg per centinaia di volte, conservando l’agilità necessaria per salire scale e rampe o tirare un calcio al pallone.
Sviluppato a partire dal 2000 per l’US Army, e finanziato anche dalla Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency), questo esoscheletro è per il Dr. Stephen Jacobsen, direttore di programma, il risultato di un lavoro che combina arte e scienza, e della forte convinzione che se l’uomo può lavorare a fianco dei robot, deve anche essere in grado di lavorarci all’interno.

I vantaggi di una tale applicazione sono evidenti: Un soldato così equipaggiato potrebbe facilmente trasportare carichi ingenti e prolungare l’attività operativa più a lungo, maneggiare armi pesanti che normalmente richiederebbero l’azione di due o più uomini, trasportare un ferito sulla schiena o indossare protezioni e corazzature aggiuntive atte a resistere al fuoco nemico. L’esoscheletro seguirebbe e asseconderebbe i movimenti del corpo umano come un’ombra grazie ai processori che elaborano i dati provenienti dai sensori e interpretano la forza impressa all’azione, mettendola in pratica così come voluta dall’operatore.

Il sistema, prima di poter raggiungere i campi di battaglia, dovrà superare lunghe e articolate fasi di prove e soprattutto risolvere le problematiche relative ai suoi attuali ingombri, pesi, affidabilità e autonomia. La ricerca nel settore è portata avanti anche da altre società, come la Berkeley Bionics, che ha ideato una famiglia di esoscheletri come l’ExoHiker, il primo sistema di questo tipo ad essere entrato in commercio, il quale potrebbe trovare applicazioni non solo in ambito militare ma anche al servizio di vigili del fuoco o personale civile, o come applicazione medica per persone affette da problemi di mobilità.

Raytheon Sarcos sta attualmente lavorando sotto un contratto biennale da 10 milioni di dollari con l’esercito statunitense. I primi modelli risultato del lavoro di ricerca avranno compiti essenzialmente logistici e verranno utilizzati, a livello di prototipo, a partire dal 2009. Entro 8-10 anni l’US Army spera di poter schierare versioni evolute di esoscheletro addosso ai soldati in zone di combattimento.

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Foto: Raytheon

Varata la seconda LCS, la Independence (LCS-2)

Riferimento | Americhe | Marina |


La seconda nave del programma Littoral Combat Ship, la Independence, è stata varata nei cantieri Austal a Mobile, Alabama. La procedura di varo ha reso necessario il coordinamento di tutto il traffico marittimo sul fiume Mobile mentre il trimarano di 127 metri di lunghezza e 2.500 tonnellate di peso veniva portato fuori dal sito di costruzione mediante carrelli binati e posto nel bacino allagato.

La particolare struttura di questa nave, basata su una sezione centrale dello scafo lunga e sottile e due scafi laterali, permette una maggiore stabilità e tenuta in mare anche alle alte velocità (superiori a 40 nodi) ed in condizioni climatiche avverse, ed una conseguente agevolazione delle operazioni sul ponte di volo. La sua ampia superficie infatti, permette alla LCS-2 di operare contemporaneamente 2 elicotteri H-60 Black Hawk od un H-53 Sea Stallion, cosa non possibile su altre unità dello stesso tonnellaggio.

La Independence, seconda Littoral Combat Ship, la prima costruita dal consorzio guidato da General Dynamics, sarà ormeggiata a fianco delle strutture Austal durante il periodo necessario all’allestimento, attivazione e verifica dei sistemi per poi iniziare le prove in mare a fine 2008.

L’Ammiraglio Gary Roughhead, capo delle operazioni navali della US Navy, ha commentato: “Noi abbiamo un gap in quelle che io chiamo green waters. Siamo ben messi nelle blue waters e abbiamo cominciato a riemergere nelle brown waters con le nostre forze fluviali. Ma nelle acque litoranee abbiamo un buco e le LCS sono la soluzione più adatta per colmarlo. Hanno velocità ed un pescaggio ridotto che permette di espandere l’area in cui possono operare. Sono inoltre progettate per avere moduli di missione modificabili rapidamente, come da requisito. Quindi le LCS sono navi molto importanti per la nostra Marina.”

Il 23 settembre 2006 è stata varata la prima unità, la LCS-1 USS FREEDOM, costruita da Lockheed Martin (a capo del consorzio rivale che compete per la costruzione di tutte le LCS), la quale sarà consegnata alla US Navy entro la fine del 2008 e dislocata a San Diego.
La Marina USA ha recentemente cancellato la terza e la quarta nave prevista nel programma LCS, costruite rispettivamente da Lockheed Martin e General Dynamics, a causa dell’aumento non controllato dei costi (fino all’86%, passando da 220 a 410 milioni di dollari per unità) e la previsione di spesa per il 2009 trasmessa a Capitol Hill ha mostrato cambiamenti importanti, compresa la riduzione degli ordini iniziali a 4 navi rispetto alle 6 inizialmente pianificate.

Il programma LCS è nato per soddisfare il requisito della US Navy per la fornitura di fregate multimissione (Asuw, Asw, Miw), sostitute delle classe Perry, capaci di operare efficacemente in ambiente litoraneo. Il requisito della marina per questo tipo di navi resta fermo a 55 unità.

LCS-2 "Independence"





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