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Primo volo del cacciabombardiere stealth cinese J-20 Black Eagle

Riferimento | Aerospazio | Asia e Pacifico |


Nella giornata di ieri ha compiuto il volo inaugurale il primo dei due prototipi di cacciabombardiere stealth sviluppati dalla Repubblica Popolare Cinese nell’ambito del programma J-XX, iniziato a fine anni ’90.

Soprannominato J-20 “Black Eagle”, il velivolo ha compiuto un test di volo della durata di 20 minuti partendo dalla pista di prova del complesso della società costruttrice Chengdu Aircraft Industry Group (CAC), nel sud-ovest della Cina, assistito da un caccia di scorta J-10. Il volo era originariamente previsto il 7 gennaio, poi rimandato per le avverse condizioni meteo, ed è stato preceduto da estese prove a terra nel mese di dicembre, le cui foto sono state riportate da diversi siti web cinesi.

Il volo è stato comunicato in coincidenza della presenza del Segretario alla Difesa americano Gates in Cina per discutere su un possibile miglioramenteo dei rapporti in ambito militare fra i due paesi. Gates ha sottolineato che è stato lui stesso a chiedere direttamento al Presidente Hu Jintao informazioni sul programma, curioso di sapere se la correlazione tra il test e la sua presenza nel paese fosse casuale o pianificata, ricevendo assicurazioni sul fatto che il volo fosse programmato da tempo. Ha anche affermato che la Cina è più avanti di quanto l’intelligence USA stimasse nello sviluppo dell’aereo, benchè rimanga ancora molto indietro rispetto all’F-22 Raptor, anche quando il velivolo cinese entrerà in servizio, secondo le previsioni americane, nel 2020-2025 (2017-2019 secondo i cinesi).

Al volo hanno assistito importanti autorità civili e militari, trasportate in loco un’ora prima da due 737, così come una folla di persone piazzata lungo il perimetro dell’aeroporto.


Il J-20 è un aereo monoposto, bimotore (equipaggiato provvisoriamente nei due prototipi con il propulsore cinese WS-10A e il russo AL-31FN), con caratteristiche di bassa osservabilità e soluzioni progettuali che richiamano il prototipo russo Mig 1.44, il T-50 e l’F-22. Non ci sono dati certi circa la suite avionica, ed in particolare il radar, che rappresentano, insieme ai motori, la sfida maggiore per porre una seria minaccia agli equivalenti occidentali e russi. Quello che si può dire è che il J-20 ha dimensioni significativamente maggiori rispetto al Raptor, ed un raggio d’azione che potrebbe arrivare fino a 1.500 km senza rifornimento. Dimensioni, autonomia operativa, e la grossa baia armi interna suggeriscono un’inclinazione maggiore dell’aereo verso l’attacco al suolo rispetto alla superiorità aerea. Suo compito sarà infatti estendere l’area d’influenza cinese nel pacifico e costituire un serio deterrente verso gruppi navali ostili. Tale direzione è confermata anche dalle linee guida seguite per la modernizzazione dello strumento militare della RPC.


Il Raptor, attualmente l’unico aereo stealth in servizio, potrebbe veder riavviata la propria produzione in vista delle implicazioni strategiche poste dal nuovo velivolo cinese, e delle pressioni degli alleati americani nell’area, in primo luogo Taiwan, Corea del Sud e Giappone.

Video:

Consegnato all’Aeronautica indiana il primo Tejas

Riferimento | Aerospazio | Asia e Pacifico |


Il primo Light Combat Aircraft (LCA) Tejas (fuoco) è stato ufficialmente consegnato all’Aeronautica indiana dopo aver raggiunto la tanto attesa capacità operativa iniziale. L’aereo è infatti il risultato di un programma iniziato nel lontano 1983 dall’agenzia di ricerca DRDO, e gestito dall’Aeronautical Development Agency (ADA), volto allo sviluppo di un caccia leggero indigeno che potesse far fare un salto qualitativo all’inesperta industria aeronautica locale, finora occupata a modificare aerei di produzione russa o occidentale. L’introduzione in linea dell’aereo, che sostituirà la flotta di Mig 21, consentirà le ultime prove di collaudo dei sistemi in vista dell’ottenimento della Final Operational Clearance (FOC) entro la fine del 2012. Il velivolo sarà inizialmente dislocato presso la base aerea di Bengalore, per poi andare a far parte del primo squadrone presso la base di Sulur, nel sud dell’India.

La Bhāratīya Vāyu Senā ha ordinato 40 LCA nel marzo 2005 per un costo equivalente complessivo di circa 12 miliardi di euro, escludendo i costi di sviluppo. La Marina ha invece ordinato una tranche iniziale di 6 aerei per un costo di 154 milioni di euro, con destinazione le portaerei INS Vikramaditya (nel 2013) e le future classe Vikrant. Benchè sia proposto al pubblico come aereo completamente prodotto in India, i primi 40 LCA sono propulsi da motori General Electric GE-F404 e incorporano sistemi avionici israeliani ed occidentali. Si stima che questi sistemi saranno sostituiti da analoghi componenti indiani nell’arco di cinque-dieci anni, lavoro che sarà coordinato dalla Hindustan Aeronautics Limited (HAL), prime contractor del programma LCA.

14 piloti collaudatori hanno testato il Tejas negli ultimi 10 anni, compiendo estese prove di manovrabilità e lanci di missili come il Vympel R-73 e R-77. Benchè lo studio di questo caccia sia iniziato nel 1983, solo nel 1993 è iniziata la fase di sviluppo vero e proprio e nel 2001 il primo prototipo ha iniziato la campagna di test di volo. Dopo il 2014 dovrebbe fare la comparsa una versione migliorata del velivolo con nuovo motore (in lizza General Electric ed Eurojet come fornitori), la Mark 2, che sarà prodotto sia nella versione addestratore/attacco leggero che navale, in entrambe le varianti mono e biposto.

Si prevede un ordine complessivo di 200 esemplari per questo aereo di quarta generazione che nei piani dovrebbe portare nuove importanti capacità alle forze indiane, almeno fino al 2035, e far concorrenza allo svedese Gripen e al coreano T-50, ma che in definitiva soddisferà solo le necessità industriali nazionali.

T-50, fissati costi di progettazione

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T-50
Russia e India hanno concordato di fissare il costo per la progettazione del loro caccia di quinta generazione, derivato dal programma PAK FA, a 295 milioni di dollari, ha affermato il Presidente di Hindustan Aeronautics Limited (HAL) Ashok Nayak in un’intervista rilasciata all’agenzia russa RIA Novosti. “Si stima in 18 mesi il tempo necessario al completamento dei lavori”, ha aggiunto Nayak.

Sukhoi e HAL all’inizio del 2010 hanno firmato un accordo per lo sviluppo congiunto di un nuovo caccia con caratteristiche stealth, potenziale rivale di F-22 ed F-35, basato sul disegno del prototipo T-50, che ha compiuto il suo primo volo lo scorso gennaio. L’India ha confermato di aver messo a punto un contratto preliminare ad ottobre, che potrebbe essere firmato dai delegati di United Aircraft Corporation (UAC), la holding che controlla Sukhoi, e HAL in occasione della visita del Presidente russo Dmitry Medvedev in India il 20-22 dicembre.

Il T-50, il cui sviluppo procede nella norma, fungerà da base per entrambe le versioni del caccia dei due paesi, qualla monoposto per i russi, su cui saranno focalizzate inizialmente le energie, e quella biposto destinata all’aeronautica indiana, i cui primi esemplari dovrebbero fare la prima comparsa nel 2016, per poi entrare in servizio attorno al 2020. Seguirà una versione navalizzata per la marina russa. I due paesi parteciperanno a livello paritetico allo sviluppo dell’avionica, della cellula, del motore e dell’armamento del nuovo aereo.

Specialisti del Sukhoi Design Bureau e del centro di produzione KnAAPO (Komsomolsk-on-Amur Aircraft Production Association), che costruirà gli aerei russi, sono stati molte volte in visita in India per valutare le capacità industriali locali, mentre rappresentanti indiani del Ministero della Difesa e della Hindustan Aeronautics Limited hanno discusso in Russia problematiche organizzative e operazionali.

L’intero sviluppo dell’aereo ha un costo stimato di 60 miliardi di rubli (1 miliardo e mezzo di euro). Si prevede un ordine complessivo per ciascuna forza aerea di 250 velivoli, con l’intenzione della Russia di acquisire una prima tranche di 50 aerei a partire dal 2016.

Varata la Rossita, nave per il trasporto dei rifiuti nucleari dei sottomarini russi

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Presso i cantieri del Muggiano, La Spezia, alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani e del Ministro del Commercio e dell’Industria russo Viktor Khristenko, è avvenuto il varo della Rossita (nome che simboleggia la cooperazione tra Russia e Italia), nave ideata per il trasporto del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi derivanti dallo smantellamento dei sottomarini nucleari russi dismessi.

L’unità, il cui costo è di oltre 70 milioni di euro, è stata ordinata dal governo italiano nel 2008 a Fincantieri, con fondi stanziati dal Ministero dello Sviluppo Economico, nel quadro dei più ampi accordi del 2003 fra Italia e Federazione Russa per lo smantellamento dei sottomarini nucleari radiati dalla Marina russa e per la gestione sicura dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito. Il programma vede la partecipazione anche della Marina Militare Italiana.

Tali accordi, il cui valore complessivo è di 360 milioni di euro (136 dei quali già tramutati in contratti), risalgono al 2003 e hanno valenza fino al 2013; rappresentano il contributo italiano allo sforzo dei paesi del G8 per la riduzione della minaccia causata da gruppi terroristici che potrebbero far uso anche di armi nucleari e radiologiche create utilizzando il materiale depositato in siti russi non sorvegliati. Attualmente quattro unità sono state smantellate, e c’è in programma lo smantellamento di un quinto sottomarino (le sinergie italo-russe hanno permesso lo smantellamento di due sottomarini in più rispetto alla pianificazione originaria).

Il progetto, oltre alle attività di smantellamento dei sottomarini e alla realizzazione della nave per il trasporto dei relativi materiali, prevede altre tre linee di attività: il miglioramento della protezione fisica delle installazioni sensibili; il trattamento di residui radioattivi liquidi e solidi e lo stoccaggio temporaneo dei manufatti; infine, la realizzazione di contenitori in acciaio per il trasporto di combustibile irraggiato e di residui altamente radioattivi.

La nave verrà utilizzata dalla società armatrice russa Atomflot, che fa capo a Rosatom, l’ente che gestisce il complesso nucleare civile e militare russo, per trasportare il combustibile irraggiato dai diversi siti del Nord-Ovest della Russia (Penisola di Kola e Mar Bianco) al porto di Murmansk, e i rifiuti radioattivi condizionati al sito di stoccaggio interinale di Sayda Bay.

L’unità, che sarà consegnata nella primavera del 2011, sarà costruita sotto la sorveglianza del Registro navale russo nel rispetto dei più elevati standard internazionali previsti per il trasporto di contenitori per combustibile nucleare esaurito e di scorie radioattive. Quanto smantellato nelle basi navali e nei cantieri navigherà fino ai porti nei quali, a mezzo ferrovia, il materiale verrà trasferito ai siti di trattamento e stoccaggio.

La nave è stata progettata tenendo conto di criteri innovativi, come la duplicazione degli impianti all’interno delle stive di carico in modo che siano autonomi e separati dal resto dell’impiantistica, la presenza di due locali di propulsione separati tramite una paratia stagna longitudinale e l’adozione di un doppio scafo nella zona destinata al trasporto del carico. Inoltre, lo schermo di protezione delle stive e il relativo sistema di monitoraggio di tutta l’area interessata al trasporto del carico sono stati progettati nel rispetto delle più stringenti normative in materia di sicurezza nucleare.

Questa nave multifunzione sarà lunga 84 metri, larga 14, avrà un equipaggio di 23 persone, una capacità di carico di 640 tonnellate, una portata lorda di 1.620 tonnellate e potrà viaggiare alla velocità continuativa di 12 nodi. L’autonomia è di 3.000 miglia nautiche. I propulsori sono due motori diesel V1716T2MSD di Isotta Fraschini.

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