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Collisione evitata per Cosmo Skymed 3

Riferimento | Aerospazio | Europa |

cosmo-skymedIl 9 luglio COSMO Skymed 3 è stato manovrato per evitare un oggetto (detrito o altro) non catalogato, destinato a passare a poche decine di metri di distanza dal satellite, riferisce l’Agenzia Spaziale Italiana. Grazie alla tempestiva informazione fornita da USSTRATCOM (United States Strategic Command) e dopo opportuna verifica del personale di Telespazio che ha accertato un rischio di collisione con probabilità del 7 per cento, è stata pianificata una manovra evasiva. Il satellite ha effettuato correttamente la manovra ed ha trasmesso regolarmente il suo stato di salute alle ore 18:14.

L’evento ha dimostrato l’efficacia delle procedure di collision avoidance, al fine di evitare l’impatto con la variegata e crescente popolazione di oggetti in orbita generalmente catalogata come space debris. I satelliti tuttora attivi sono il 5% dell’intera popolazione orbitante catalogata. Tutto il resto è composto da detriti suddivisi in due grandi categorie: per il 43% “operativi” (satelliti non più attivi, terzi stadi di lanciatori e altri oggetti vari, come i guanti persi dagli astronauti); per il 52% frammenti di ogni genere. Questi ultimi, in particolare, sono prodotti: da esplosioni (125 di terzi stadi catalogate, ma anche di satelliti); da deterioramento (ad esempio pezzi di vernice “vittime” dell’esposizione all’ossigeno atomico); da combustibili solidi (come microparticelle di ossido di alluminio e propellente incombusto intrappolato negli ugelli immersi). Fino ad oggi le esplosioni sono state la principale sorgente di detriti, ma l’affollamento – specie in LEO (Low Earth Orbit) – darà alle collisioni il ruolo maggiore. Le simulazioni BAU (“Business as usual”) indicano che nei prossimi 50 anni la principale sorgente di detriti sarà addirittura la collisione tra satelliti. E’ chiaro che se il meccanismo delle collisioni inizia, generando da subito una enorme quantità di detriti, sarà impossibile controllarne l’evoluzione e si avranno collisioni a cascata.

Le linee guida per la “mitigazione” sono articolate in sei punti. Primo, evitare le esplosioni accidentali in orbita. Secondo, evitare i danni da collisione durante la missione operativa. Terzo, limitare la permanenza in orbita a non oltre i 25 anni dal completamento della missione. Quarto, evitare errori nella rimozione di oggetti dalle regioni più popolate e ad alta valenza commerciale. Quinto, minimizzare il rilascio di oggetti operativi di dimensioni inferiori al millimetro. Sesto, minimizzare la massa e il numero dei frammenti nel rientro atmosferico distruttivo. A questo proposito, l’eventuale esplosione indotta dall’uomo deve avvenire ad altezze inferiori ai 90 chilometri, in modo che i detriti prodotti ricadano velocemente (nell’arco di pochi giorni) in atmosfera.

Sviluppato da Thales Alenia Space Italia per conto dell’ASI e del Ministero della Difesa, COSMO-SkyMed (Constellation of Small Satellites for Mediterranean basin Observation), include un Segmento Spaziale ed un Segmento di Terra. Il Segmento Spaziale è costituito da una costellazione di 4 satelliti equipaggiati con sensori SAR (radar ad apertura sintetica) ad alta risoluzione operanti in banda X e dotati di un sistema di acquisizione e trasmissione dati altamente flessibile ed innovativo. Il Segmento di Terra è composto da infrastrutture per la gestione ed il controllo dell’intera costellazione e per la ricezione, archiviazione, elaborazione e distribuzione dei prodotti.

COSMO-SkyMed consente la copertura globale del nostro pianeta operando in qualsiasi condizione meteorologica e di illuminazione (giorno/notte) e fornisce immagini geolocate ad elevata risoluzione spaziale con tempi di risposta rapidi. Il progetto è stato concepito come un sistema multi-missione in grado di integrarsi con altri sistemi spaziali allo scopo di soddisfare le esigenze di una vasta comunità di utenze (civili istituzionali/commerciali e militari).

Recentemente le immagini fornite dai satelliti italiani sono state per la prima volta girate alla Direzione dell’Intelligence Militare (DRM) francese, nel quadro dell’accordo bilaterale ratificato nel 2001, l’Accordo di Torino, che si occupa della creazione di una comune capacità di osservazione della Terra basata su una componente ottica attraverso il programma francese Helios (2 satelliti) e una componente radar fornita dal programma Cosmo-SkyMed. I primi scambi operativi sono cominciati il 7 Luglio 2010. La Francia ha siglato un analogo accordo nel 2002 con la Germania per l’utilizzo dei dati forniti dalla costellazione di cinque satelliti SAR-Lupe.

(ASI)

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