Il JSF, l’Italia e l’Europa
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L’Istituto di Affari Internazionali ha presentato ieri i risultati della propria ricerca sulla partecipazione al programma F-35 dell’Italia e di altri paesi europei. Il Joint Strike Fighter è il caccia di quinta generazione destinato ad aggiornare le linee di volo alle esigenze operative del 21° secolo, ma anche il più vasto programma aeronautico mondiale odierno, con prospettive di vendita di migliaia di esemplari. L’Italia è da molti anni partner di livello II, subito dietro la Gran Bretagna, e si candida ad ospitare l’unica linea di montaggio finale e collaudo fuori dagli Stati Uniti. Nelle settimane scorse Alenia Aeronautica ha firmato il primo contratto per la produzione delle ali, di cui sarà il secondo fornitore con la prospettiva di produrre circa 1.200 serie di ali.
Un tema importante quindi sottolineato da presenze di alto livello quali il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, il presidente della commissione Difesa della Camera dei Deputati Edmondo Cirielli e il Capo di Stato Maggiore della Difesa gen. Vincenzo Camporini, che hanno preso la parola insieme all’ing. Remo Pertica, presidente dell’AIAD, e all’ing. Giovanni Bertolone, amministratore delegato di Alenia Aeronautica.
Tutti gli oratori hanno sottolineato come la ricerca – coordinata per lo IAI da Michele Nones con la collaborazione di Giovanni Gasparini e Alessandro Marrone e realizzata con il contributo di Alenia – si distingua per il rigore metodologico e l’assenza di pregiudizi ideologici. Nel quaderno IAI escono confermate le grandi capacità operative del JSF, compresa quella di operare lontano dalle proprie basi con minimo supporto logistico, ma anche le luci ed ombre del programma al suo stato attuale.
Da un lato vengono sottolineati i progressi tecnologici (a partire dalla capacità net-centrica e dalla bassa osservabilità) e il grande potenziale industriale; dall’altro si sottolinea il permanere di criticità legate ai trasferimenti di tecnologie, anche in funzione dei ruoli industriali, agli ostacoli burocratici che potrebbero rendere difficile gestire in maniera tempestiva un programma internazionale, fino alla necessità che i partecipanti europei collaborino in maniera sempre più stretta per avere maggior forza negoziale. Tutti aspetti cruciali, hanno ribadito tutti gli intervenuti, per cogliere le opportunità che il programma Joint Strike Fighter offre all’Italia e all’Europa.
(Alenia Aeronautica)