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e-GEOS e Google firmano partnership per servizi COSMO-SkyMed su Earth Enterprise

Riferimento | Europa | Industria |

e-GEOS, società costituita dall’Agenzia Spaziale Italiana e da Telespazio (Finmeccanica/Thales), diventa partner della divisione Enterprise di Google per lo sviluppo e la distribuzione in Italia di soluzioni geospaziali basate su tecnologia Google Earth versione Enterprise. Google Earth Enterprise è la versione professionale della nota tecnologia di Google, in grado di supportare la realizzazione di Sistemi Informativi Geografici (GIS) e sistemi di geolocalizzazione allo scopo di rendere accessibili a utenti interni ed esterni dati e immagini geospaziali.
L’applicazione Google Earth Enterprise è intuitiva, veloce e semplice da usare. Consente, infatti, di visualizzare, esplorare e analizzare le informazioni georeferenziate su un globo in 3D o una mappa in 2D completamente interattivi e aperti alla collaborazione di più utenti, che possono così prendere decisioni rapide basandosi su tali informazioni. L’accesso alle immagini georeferenziate consente infatti a istituzioni, enti e aziende di semplificare e migliorare i processi decisionali e di agire in modo più tempestivo.

e-GEOS, in qualità di distributore esclusivo della costellazione satellitare radar COSMO-SkyMed, ha adottato la tecnologia Google Earth Enterprise per consentire ai suoi clienti l’accesso alle immagini COSMO-SkyMed, incluso il mosaico dell’Italia a 5 metri di risoluzione generato da e-GEOS con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana. e-GEOS utilizza la piattaforma Google Earth Enterprise anche per ottimizzare l’accesso al suo vasto patrimonio informativo geografico, che include tra l’altro immagini satellitari ottiche ad altissima risoluzione, foto aeree e mappe digitali. In particolare, le immagini aeree “Realvista” completano l’offerta di e-GEOS per il mercato professionale garantendo precisione, dettaglio e omogeneità, oltre che un costante aggiornamento.

“La partnership con e-GEOS rappresenta per noi un passo importante verso una decisa affermazione della versione aziendale della tecnologia Google Earth in Italia”, ha commentato Sanjay Patel, Enterprise Geo Applications Manager EMEA di Google. “Considerando il target di mercato primario dell’offerta Google Earth Enterprise (mediograndi aziende e Pubblica Amministrazione), e-GEOS è stata la scelta naturale quale nostro partner per il lancio della nostra piattaforma in Italia, considerando le consolidate competenze e le illustri referenze che la società vanta in tali ambiti”.
Il CEO di e-GEOS, Marcello Maranesi, ha dichiarato: “Sono estremamente soddisfatto della sinergia tra Google ed e-GEOS nello sviluppo di soluzioni geospaziali che potranno consentire a grandi imprese, Pubblica Amministrazione e in generale a tutti gli attori che gestiscono attività e infrastrutture sul territorio, di dotarsi di uno strumento in grado di valorizzare il loro patrimonio informativo geografico, rendendolo fruibile in modo intuitivo e veloce.

e-GEOS, una società costituita da Telespazio (80%) e dall’Agenzia Spaziale Italiana (20%), svolge tutte le attività relative al settore dell’osservazione della Terra: dall’acquisizione ed elaborazione dei dati satellitari, allo sviluppo dei prodotti fino alla loro commercializzazione. La società, che ha sedi a Roma e Matera, si propone come operatore di riferimento internazionale nel campo delle informazioni geospaziali, con una offerta integrata di soluzioni applicative, contenuti e servizi a valore aggiunto, basati su dati radar (SAR) e ottici ad alta risoluzione (VHR). Nel 2009 e-GEOS ha acquisito il controllo della divisione Earth Observation di Telespazio, forte di oltre 20 anni di esperienza nell’ideazione di soluzioni innovative per qualsiasi tipologia di clientela, e di Eurimage S.p.A., società attiva nella produzione di prodotti e servizi satellitari di osservazione terrestre.

(Telespazio)

Il coinvolgimento dell’Aeronautica Militare nel test dell’USV (Unmanned Space Vehicle) Polluce del CIRA

Riferimento | Aerospazio | Europa |


Domenica 11 Aprile, presso l’aeroporto di Tortolì (OG), è stata effettuata la missione della navicella senza pilota ‘Polluce’ del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA). Il CIRA, Ente dell’Agenzia Spaziale Italiana, si è avvalso della collaborazione del Poligono Interforze del Salto di Quirra (PISQ) di Perdasdefogu (OG) per gli aspetti riguardanti la sicurezza della missione.
Il volo della navicella ‘Polluce’ è stato infatti condotto nelle aree operative controllate dai radar e dai sistemi ottici del PISQ. I militari del Poligono hanno quindi garantito il controllo dello spazio aereo e del tratto di mare interessati dall’importante e complessa missione aerospaziale, in modo che nessun velivolo interferisse col volo del ‘Polluce’ e che non fossero presenti imbarcazioni nella zona di ammaraggio. L’Ufficio Meteorologico di Perdasdefogu ha inoltre fornito dati fondamentali per la decisione di effettuare la missione, mentre la 672a Squadriglia elicotteri ha garantito la presenza di un equipaggio pronto al decollo qualora necessario per motivi operativi e di sicurezza.

La navicella, portata a una quota di 24 Km. da un pallone aerostatico, ha successivamente compiuto una discesa a velocità ultrasonica trasmettendo alle apparecchiature a terra dati utilissimi per lo studio dell’inviluppo di volo dei mezzi che attraversano l’atmosfera terrestre di rientro dallo spazio. Il ‘Polluce’ ha concluso il suo volo frenato da un paracadute e ammarando, per poi essere recuperato da unità navali della Marina Militare.

Il Poligono Interforze del Salto di Quirra ha ancora una volta contribuito alla realizzazione di un importante progetto dell’industria aerospaziale italiana, mettendo a disposizione i propri mezzi e la professionalità dei propri militari.

(AMI)

Satelliti Cosmo-SkyMed per gli Emirati

Riferimento | Aerospazio | Medio Oriente e Africa |

Thales Alenia Space costruirà per gli Emirati Arabi Uniti 4 satelliti basati sulla tecnologia dei Cosmo-SkyMed italiani, in particolare sul Radar ad Apertura Sintetica (SAR) operante in banda X in grado di riprendere la Terra in ogni condizione di visibilità, con entrata in servizio a partire dal 2012 per i primi due sistemi Gulf-SAR 1 e 2.
L’annuncio è stato fatto al salone International Defence Exhibition 2009 in corso nella capitale Abu Dhabi e il progetto, del valore di oltre 1 miliardo di dollari, vedrà la partecipazione della società locale di investimenti Hydra Trading e della statunitense 4C Controls.

Ad Abu Dhabi sorgerà il nuovo e avanzato centro di controllo Gulf Earth Observation Centre (GEOC) che coprirà un’area di circa 10.000 metri quadri e avrà un costo di 30 milioni di dollari. Il centro, il primo del suo genere in Medio Oriente, raccoglierà e analizzerà i dati provenienti dalla costellazione di satelliti in orbita, ospiterà corsi universitari di ingegneria aerospaziale in collaborazione con il Politecnico di Torino e fornirà supporto sia ad attività legate alla difesa che ad attività civili come protezione ambientale, controllo marittimo, cartografia. Il GEOC sarà integrato in rete con altre tre stazioni di controllo a terra in Medio Oriente, Africa e America Latina per fornire telemetria, tracciamento e controllo dei satelliti, i quali copriranno un’area di interesse compresa tra latitudine 43°S e 43°N.

I dati verranno raccolti sia dalle 4 piattaforme SAR che da altri due satelliti ottici che contribuiranno a fornire al centro immagini ad alta risoluzione. Il GEOC avrà inoltre accesso alle immagini fornite dai satelliti italiani COSMO-SkyMed attraverso un accordo di distribuzione limitato ad alcuni paesi della regione e del sud-est asiatico concluso recentemente tra la sussidiaria europea di 4C e e-GEOS, joint venture fra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e Telespazio.

Il punto sul lanciatore VEGA

Riferimento | Aerospazio | Europa |

vega.jpgNei giorni scorsi è stato effettuato un test decisivo per lo sviluppo di un nuovo lanciatore europeo, il Vega, a cui l’Italia guarda con molta attenzione. Il progetto Vega è infatti nato in Italia e oggi il nostro paese sostiene il programma di sviluppo con il 65% dei finanziamenti.
Il punto sul programma con il giornalista scientifico che collabora con l’ESA, Stefano Sandrelli.

Come è andato il test?

Si è trattato del test di qualifica del P80, il motore del primo stadio di Vega, il nuovo lanciatore europeo in via di sviluppo. Era quindi l’ultima “prova a fuoco”, cioè l’ultimo test di accensione a terra. Il test successivo del P80 coinciderà con il primo volo (di qualifica) del lanciatore.

Il test ha dato risultati ottimi. Motori come il P80 sono decisamente complessi e lavorano in condizioni estreme. Si pensi soltanto alle migliaia di gradi e alle diverse decine di bar di pressione alle quali le varie parti del motore sono sottoposte, primo fra tutti l’ugello di spinta, attraverso il quale passa il propellente.

Quando si esegue un test di questo tipo, la prima cosa da valutare è il confronto fra il comportamento atteso del motore e quello effettivamente misurato nel corso delle prove. Si pone l’attenzione su alcuni parametri fondamentali, come la pressione e la temperatura in varie parti del motore, la spinta, il comportamento degli attuatori e se ne verifica l’evoluzione nel corso del test, confrontandola con le previsioni teoriche. Nel nostro caso, le curve di pressione e di spinta sono assolutamente perfette, così come i dati relativi alla temperatura e agli altri parametri: i sensori per le misurazioni che avevamo disposto lungo il motore per analizzarlo nel corso del test hanno rilevato dati che riproducono esattamente la performance prevista. In altri termini il comportamento globale del motore è quello che i tecnici si aspettavano.

È un risultato davvero notevole, che ci auspicavamo ma non che non potevamo dare per scontato in un motore di questo tipo, nel quale vi sono diverse tecnologie nuove, sia dal punto di vista dei materiali che come struttura.

Facciamo un passo indietro e parliamo brevemente del lanciatore Vega. Di che cosa si tratta? Che “parentela” c’è con la famiglia di lanciatori europei Ariane?

Vega è un lanciatore per satelliti di piccole dimensioni, che farà parte della famiglia di lanciatori europei: affiancherà l’Ariane 5, un lanciatore per satelliti fino a 10 tonnellate, e i lanciatori Soyuz, che coprono satelliti di massa intermedia. Tutti i lanciatori europei saranno lanciati dallo spazio-porto dell’ESA a Kourou, nella Guyana Francese.

Vega è un razzo-vettore a quattro stadi, i primi tre stadi sono alimentati da propellente solido, il quarto stadio e’costituito da un modulo propulso da un motore a propellente liquido. È stato progettato per una missione nominale che prevede il lancio di un carico di 1500 kg e la sua immissione in un’orbita circolare sincrona con il Sole a una quota di 700 kilometri.

Questo non significa che tutte le missioni saranno di questo tipo: paradossalmente, potrebbe non essercene nemmeno una di quel genere. Dire “1500 kg in orbita circolare di 700 km di quota” significa solo dare una missione di riferimento che aiuti a capire le prestazioni: diminuendo il carico, può aumentare la quota dell’orbita. Possiamo modificare anche l’inclinazione dell’orbita rispetto all’equatore terrestre, andando da orbite polari a orbite equatoriali. In generale l’intervallo di carico utile che Vega sarà in grado di lanciare va dai 300 kg a circa 2500 kg. Inoltre potrà lanciare anche più di un satellite alla volta. Anche da questa breve descrizione risulta chiaro che uno dei punti di forza di Vega è la sua flessibilità.

Vega, inoltre, non è solo un lanciatore, ma anche un dimostratore tecnologico: il P80, solo per fare un esempio, il motore del primo stadio di cui abbiamo parlato, è stato progettato con tecnologie che saranno applicate anche alle future versioni dei motori degli Ariane5.

Vega sarà utilizzato solo dall’ESA oppure anche da altri paesi?

L’idea di progettare un lanciatore per satelliti di dimensioni ridotte è legata anche al fatto, come accennavo, di completare l’offerta commerciale dei lanciatori europei. Presto saremo in grado di offrire l’Ariane 5 per satelliti di grandi dimensioni, come per esempio per le telecomunicazioni, o per orbite geostazionarie; la Soyuz per satelliti di dimensioni intermedie e, appunto, Vega per i satelliti di dimensioni ridotte. Uno degli obiettivi e’ proprio di immettere sul mercato dei lanciatori uno traghettatore per lo spazio che risulti circa il 20% in meno di quanto non costi acquistare un “passaggio” attraverso un lanciatore statunitense, per esempio.

In ogni caso, per i primi lanci stiamo valutando soprattutto satelliti dell’ESA. In particolare quelli dedicati alle Osservazioni della Terra come Eolus, o alla ricerca astronomica e cosmologica, come LISA Pathfinder o, infine alla dimostrazione tecnologica, come Proba 3. Con il suo volo di qualifica, il primo Vega porterà in orbita invece un satellite dell’Agenzia spaziale Italiana (ASI).

A questo punto come procederà lo sviluppo del lanciatore? Quando è previsto il primo lancio vero e proprio?

Il prossimo appuntamento è la qualifica del motore del secondo stadio del lanciatore, lo Zefiro23, prevista per fine febbraio presso il centro di Salto di Quirra, a circa 60 kilometri da Cagliari, in Sardegna, sotto il comando dell’Aeronautica militare italiano. Nei mesi successivi passeremo poi ai test relativi al motore del terzo stadio, lo Zefiro 9. Se tutto va bene, a fine 2008 ci aspetta il volo di qualifica del lanciatore.

Credo che sia importante sottolineare l’importanza di questo progetto per l’Italia. Non solo il nostro paese finanzia lo sviluppo al 65%, ma anche la gestione del programma è condotta in Italia, e in particolare da ESRIN, il Centro per le Osservazioni della Terra dell’ESA che sorge a Frascati. Questo permette al nostro paese di gestire un progetto molto complesso e a lungo termine, sviluppando molti contatti a livelli internazionali, che possono essere di grande aiuto per lo sviluppo e il successo della nostra industria aerospaziale a livello mondiale.

Il team industriale per il P80, infatti, è guidato dalla joint venture italo-francese Europropulsion, per delega da parte della italiana Avio SpA. Il responsabile principale dello sviluppo del lanciatore è inoltre la ELV SpA, una joint venture tra Avio SpA e ASI. Al progetto Vega, oltre a Italia e Francia partecipano anche Belgio, Svizzera, Spagna, Olanda e Svezia.

Fonte: ESA

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