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Consegnato il Tomahawk Block IV numero 1.000

Riferimento | Americhe | Marina |

Missile da crociera TomahawkIl millesimo esemplare dell’ultima evoluzione del missile da crociera a lungo raggio di Raytheon, il Tomahawk Block IV, è stato consegnato alla marina militare statunitense. Il primo Tomahawk Block IV arrivò alla US Navy nel maggio del 2004 ed è il frutto dell’eredità dei Block III che sono stati usati 1.900 volte in combattimento, compresi gli scenari afghano e iraqeno nelle operazioni Enduring Freedom e Iraqi Freedom.

“Il programma Tomahawk continua a evolversi per fornire alla US Navy una capacità di proiezione di fuoco di precisione in tutta l’ampiezza e la profondità del campo di battaglia”, ha dichiarato Harry Schulte, vice presidente della Air Warfare Systems alla Raytheon. “La consegna del 1.000° missile Tomahawk Block IV si basa sulla continua leadership di Raytheon nel saper dotare i combattenti di sistemi innovativi che stabiliscono lo standard nella capacità di attacco di precisione”.

Il missile fornisce una vasta gamma di capacità operazionali riducendo al tempo stesso i costi d’acquisizione, mantenimento e supporto.
Con un raggio d’azione di 1.600 km, data-link satellitare bidirezionale, possibilità di spedire immagini del campo di battaglia ai centri di controllo e intelligence, acquisire nuove coordinate per il bersaglio in volo (fino a 15 programmabili e possibilità di sorvolo prolungato in attesa di assegnazione), ricevitore GPS evoluto anti-jam e strumenti di diagnostica in tempo reale, i Tomahawk Block IV sono missili da crociera allo stato dell’arte.

Oltre agli Stati Uniti l’unica nazione ad utilizzare il missile è il Regno Unito (nella foto il lancio dal sottomarino HMS Trenchant e infographic sull’evoluzione del Tomahawk).

UAS KillerBee proposto a US Navy e USMC

Riferimento | Americhe | Marina |

UAS KillerBee
Raytheon ha fatto squadra con Swift Engineering per competere alla fornitura di un UAS tattico (unmanned aircraft system) lanciabile sia da terra che da bordo di unità navali, a US Navy e US Marine Corps per soddisfare i rispettivi requisiti Small Tactical Unmanned Aircraft Systems e Tier II.
Lo UAS KillerBee è basato sul KB4, sviluppato da Swift Engineering, UAV tutt’ala in grado di fornire capacità ISR (intelligence, surveillance, reconnaissance) per mezzo dei sensori elettro-ottici e IR costruiti da Optical Alchemy e Cloud Cap Technology. Il sistema (3 UAV KB4, sistema di lancio, rete di recupero e stazione di controllo a terra) è trasportabile all’interno di 2 container standard ISO 20 o a bordo del tiltrotor MV-22, del C-130J, degli elicotteri H-60, CH-46, CH-53 e CH-47, è schierabile da due uomini in mezz’ora e può essere rimorchiato da un humvee.
La GCS (Ground Control Station), fornita da Raytheon, può controllare diversi uav contemporaneamente, sarà integrata nell’architettura C2 e rispetta lo standard NATO 4586 level 5 per quanto riguarda l’interfaccia con l’operatore.

Il KillerBee (apertura alare di 3 metri) è propulso da un motore a elica bi-pala che consente una velocità di sorvolo di 102 Km/h (vel max 195 km/h in linea retta), carico pagante di 30 Kg, quota operativa di 10.000 ft, autonomia di 15 ore e raggio d’azione di 1.800 km.

Le prove di volo proseguiranno lungo tutto il 2008 assicurando un alto livello di prontezza operativa ed un abbassamento del rischio dell’intero sistema.

Successo nei primi test dello SLAMRAAM

Riferimento | Americhe | Esercito |

Il Surface Launched Advanced Medium Range Air-to-Air Missile (SLAMRAAM) ha completato con successo i primi test di acquisizione bersaglio e inseguimento, concludendo la prima di cinque fasi di test del sistema, condotta presso il poligono di White Sands.
Tutti gli obiettivi primari sono stati raggiunti: monitoraggio dell’obiettivo fissato; correlazione delle tracce radar; distribuzione dello scenario aereo in rete via radio; ingaggi simulati del bersaglio. Inoltre, lo SLAMRAAM ha evidenziato la sua capacità di operare come un sistema distribuito di elementi dimostrando la triangolazione cooperativa delle tracce radar, comunicazioni in movimento e riconfigurazione real-time della struttura di comando e controllo.

“Questa notevole performance del sistema durante le prove iniziali sul campo è dovuta in gran parte all’ampio lavoro di test di laboratorio, modellazione, simulazione, analisi e pianificazione svolto in comune da Raytheon e US Army in preparazione di questo evento. Raytheon si è impegnata a fornire un’affidabile, accessibile e tecnologicamente avanzata capacità di difesa aerea per soddisfare le esigenze dell’US Army”, ha detto Pete Franklin, vice presidente dei programmi di sicurezza nazionale ed in teatro di Raytheon.

Lo SLAMRAAM è un sistema di difesa aerea tattico ad architettura aperta, adattabile secondo le esigenze, atto a contrastare le attuali ed emergenti minacce di missili cruise, uav ed obiettivi aerei convenzionali. La configurazione distribuita del sistema prevede di base una centrale di controllo di fuoco integrata collegata al radar Sentinel, sei missili AMRAAM montati a bordo di un humvee, il futuro sistema JLENS (Joint Land Attack Cruise Missile Defense Elevated Netted Sensor) basato su aerostato, e il futuro Multi-Role Radar dell’USMC. Il sistema è compatibile anche con i lanciatori norvegesi NASAMS e HAWK, mentre in futuro è prevista l’implementazione dei missili AIM-9X.

Le prove sul campo si protrarranno fino a maggio 2009.

Da Iron Man alla realtà: L’esoscheletro di Raytheon

Riferimento | Americhe | Esercito |

In coincidenza con l’uscita nelle sale cinematografiche di “Iron Man”, trasposizione sul grande schermo del celebre fumetto Marvel, Raytheon Sarcos ha resi noti gli ultimi sviluppi del suo “Exoskeleton”, una veste robotica per i soldati del domani.
Frutto della combinazione di sensori, attuatori idraulici e dispositivi di comando e controllo, l’esoscheletro permette di amplificare la normale forza, resistenza e agilità umana, consentendo per esempio ad un uomo di trasportare facilmente sulla schiena carichi pesanti per lunghi tragitti, o alzare senza fatica pesi di 90 kg per centinaia di volte, conservando l’agilità necessaria per salire scale e rampe o tirare un calcio al pallone.
Sviluppato a partire dal 2000 per l’US Army, e finanziato anche dalla Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency), questo esoscheletro è per il Dr. Stephen Jacobsen, direttore di programma, il risultato di un lavoro che combina arte e scienza, e della forte convinzione che se l’uomo può lavorare a fianco dei robot, deve anche essere in grado di lavorarci all’interno.

I vantaggi di una tale applicazione sono evidenti: Un soldato così equipaggiato potrebbe facilmente trasportare carichi ingenti e prolungare l’attività operativa più a lungo, maneggiare armi pesanti che normalmente richiederebbero l’azione di due o più uomini, trasportare un ferito sulla schiena o indossare protezioni e corazzature aggiuntive atte a resistere al fuoco nemico. L’esoscheletro seguirebbe e asseconderebbe i movimenti del corpo umano come un’ombra grazie ai processori che elaborano i dati provenienti dai sensori e interpretano la forza impressa all’azione, mettendola in pratica così come voluta dall’operatore.

Il sistema, prima di poter raggiungere i campi di battaglia, dovrà superare lunghe e articolate fasi di prove e soprattutto risolvere le problematiche relative ai suoi attuali ingombri, pesi, affidabilità e autonomia. La ricerca nel settore è portata avanti anche da altre società, come la Berkeley Bionics, che ha ideato una famiglia di esoscheletri come l’ExoHiker, il primo sistema di questo tipo ad essere entrato in commercio, il quale potrebbe trovare applicazioni non solo in ambito militare ma anche al servizio di vigili del fuoco o personale civile, o come applicazione medica per persone affette da problemi di mobilità.

Raytheon Sarcos sta attualmente lavorando sotto un contratto biennale da 10 milioni di dollari con l’esercito statunitense. I primi modelli risultato del lavoro di ricerca avranno compiti essenzialmente logistici e verranno utilizzati, a livello di prototipo, a partire dal 2009. Entro 8-10 anni l’US Army spera di poter schierare versioni evolute di esoscheletro addosso ai soldati in zone di combattimento.

VIDEO

Foto: Raytheon

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