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Rientrato a Vandenberg l’X-37B OTV

Riferimento | Aerospazio | Americhe |


L’ Orbital Test Vehicle (OTV), noto anche come X-37B, dimostratore tecnologico di veicolo spaziale riutilizzabile non pilotato per l’Aeronautica Militare USA, è rientrato ieri presso la Vandenberg Air Force Base dopo una permanenza in orbita di 220 giorni. L’OTV era stato lanciato lo scorso 22 aprile a bordo di un razzo Atlas V della United Launch Alliance dal complesso di lancio 41 di Cape Canaveral gestito dal 45° Space Wing dell’USAF, e posizionato in orbita bassa, dove ha eseguito numerosi test sui sistemi di navigazione e controllo, avionica, protezione termica (e altre prove classificate), prima di accendere il modulo di coda per la propulsione orbitale e rientrare autonomamente in atmosfera come lo space shuttle.

L’OTV è un prototipo su scala ridotta (lunghezza 8.9 m, peso al decollo di 4.9 tonnellate, apertura alare di 4.5 m) progettato per il lancio verticale e la permanenza prolungata in orbita bassa (fino a 9 mesi), dove potrà effettuare sperimentazioni di nuove tecnologie di interesse per l’aeronautica ogni volta che questa ne sentirà l’esigenza. Fungerà anche da laboratorio spaziale per lo sviluppo a basso rischio di tecnologie da inserire nei futuri satelliti della Difesa USA.

L’X-37B è il primo veicolo riutilizzabile, dopo lo Shuttle Orbiter della NASA, con la possibilità di riportare a terra gli esperimenti compiuti nello spazio per sucessive analisi, e subire ispezioni tecniche post missione.
L’OTV impiega tecnologie sviluppate grazie agli investimenti compiuti nel programma X-37, iniziato nel 1999 e concluso nel 2004, da parte di US Air Force, NASA, e Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), e dei programmi correlati X-40 e ALTV. Il Team industriale comprende Boeing, United Launch Alliance (joint venture fra Boeing e Lockheed Martin), e Astrotech.

Il completamento positivo di tutte le fasi del rientro, fino all’atterraggio convenzionale sulla pista di Vandenberg dell’OTV-1, segnano la transizione dalla fase di dimostrazione orbitale a quella di messa a nuovo del velivolo per futuri test. Personale dell’USAF è già al lavoro sull’OTV-2, che partirà la prossima primavera a bordo dell’Atlas V.

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Un orso per salvare i soldati in difficoltà

Riferimento | Americhe | Esercito |


Un robot in fase di sperimentazione potrebbe presto salvare i soldati feriti sotto il fuoco nemico senza rischiare altre vite. Il Battlefield Extraction-Assist Robot, o BEAR (orso), prodotto da Vecna Robotics, finanziato e sviluppato con la partecipazione del centro ricerche mediche dell’Esercito (TATRC), è stato testato a partire dallo scorso anno, sia a livello di simulazione al computer che sul campo, dall’Infantry Center Maneuver Battle Lab dell’ US Army di Fort Bennig, in Georgia.

BEAR può essere controllato a distanza dal guanto iGlove della AnthroTronix, in grado di catturare particolari movimenti della mano che corrispondono a determinati comandi, che vengono così trasmessi agli attuatori idraulici che azionano le braccia del robot. Una volta guidato sul campo di battaglia, in zona sottoposta a intenso fuoco nemico o in ambiente contaminato da agenti nucleari, chimici, biologici o radiologici, il robot recupererà il soldato ferito e lo porterà in una zona sicura dove un medico di campo potrà effettuare in sicurezza una valutazione iniziale delle ferite. Il robot è in grado di muoversi velocemente su terreni accidentati o in aree disastrate, così come salire e scendere le scale, spostarsi in edifici pericolanti o in fiamme.

Il robot semi-autonomo, facilmente trasportabile a bordo di un comune veicolo da combattimento della fanteria, può sollevare e trasportare fino a 227 kg; dispone di 22 gradi di libertà di movimento e può far affidamento su sofisticate mani a tre dita, in grado di gestire sia carichi pesanti che estremamente leggeri, coordinate dal computer di bordo che raccoglie ed elabora i dati provenienti dal sistema di sensori elettro-ottici. BEAR manovra con un sistema a doppio cingolo indipendente e articolato, in grado di far alzare in piedi il robot senza comprometterne l’equilibrio.

Successive evoluzioni prevedono l’aggiunta di nuove batterie elettriche per aumentare l’autonomia del sistema e la capacità di comprendere ed eseguire ordini vocali complessi in modo da poter ampliare l’interazione uomo-macchina e il range di missioni oltre la ricerca e soccorso. BEAR potrebbe ricoprire ruoli logistici per il sollevamento di carichi pesanti, movimentazione di materiali pericolosi, sorveglianza e ricognizione, homeland security, ispezione contro ordigni esplosivi improvvisati (IED) e mine, servizi di automazione del magazzino ricambi/equipaggiamenti.

Una volta terminata la prima fase di test, il robot potrebbe essere schierato in teatro fra 3 anni per acquisire nuove capacità e completare lo sviluppo, in vista di una successiva produzione di serie.

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Contratto per la produzione del Lotto IV dell’F-35

Riferimento | Aerospazio | Americhe |

f-35
Lockheed Martin ha ricevuto dal Pentagono un contratto da 3.49 miliardi dollari per la fabbricazione a prezzo fisso di 31 F-35 Lightning II appartenenti al quarto lotto di produzione della fase LRIP (low-rate initial production). In base al contratto, Lockheed Martin produrrà 10 F-35A, versione a decollo e atterraggio convenzionale (CTOL) per la US Air Force, 16 F-35B, versione decollo corto/atterraggio verticale (STOVL) per l’US Marine Corps, 4 F-35C, variante per portaerei (CV) per la US Navy, e un F-35B per la Royal Navy (sebbene il Regno Unito abbia recentemente optato per l’acquisto di F-35C). Inoltre, i Paesi Bassi hanno un’opzione per un F-35A.

Il contratto copre anche l’acquisizione di apparecchiature di supporto alla costruzione, la strumentazione per i test di volo e attrezzature ausiliarie di missione.
L’accordo, negoziato a lungo per ridurre l’incidenza di potenziali aumenti di costo sul bilancio della Difesa USA, prevede che Pentagono e Lockheed Martin si dividano al 50% gli eventuali aumenti sul prezzo fisso concordato, con obbligo della società di sostenerli interamente qualora superassero il tetto limite concordato.

Il valore complessivo del contratto per la fase LRIP 4, che si aggiunge al precedente siglato lo scorso anno per la fase di preparazione alla produzione, è di 3.9 miliardi di dollari. Lockheed Martin è riuscita a contenere così i tagli della produzione in questa fase (il programma iniziale prevedeva 32 velivoli per il lotto IV), per far fronte all’aumento dei costi di ricerca e sviluppo causato dall’allungamento dei tempi di progettazione di alcuni componenti e dei futuri blocchi di codice del software avionico.

“Siamo concentrati per consegnare il caccia di quinta generazione nelle mani dei piloti Usa e alleati il più rapidamente e al minor costo possibile”, ha detto Larry Lawson, Vice Presidente Esecutivo di Lockheed Martin e Direttore del programma F-35.

I velivoli della fase LRIP 4 si aggiungono ai 31 già ordinati per le fasi LRIP 1-3, tre dei quali sono già usciti dalla fabbrica di Fort Worth, andando ad affiancare i diciannove aerei riservati alla campagna di test. Gli Stati Uniti e le otto nazioni partner del programma, più Israele, hanno programmato inizialmente un acquisto di oltre 3.100 F-35, ma gli ordini definitivi è probabile che siano significativamente ridotti.

Il programma F-35 fa affidamento su 900 fornitori in 45 stati americani, e direttamente o indirettamente dà lavoro a oltre 127.000 persone. Altre migliaia sono al lavoro nei paesi partner, Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Turchia, Canada, Australia, Danimarca e Norvegia, che hanno investito oltre 4 miliardi di dollari nel Joint Strike Fighter, il più grande programma di acquisizione aeronautico al mondo i cui costi complessivi toccano i 382 miliardi di dollari.

Vola l’F-35 con il software Block 1

Riferimento | Aerospazio | Americhe |

f-35
L’esemplare BF-4 di F-35 Lightning II, versione STOVL (short takeoff/vertical landing) del JSF, ha iniziato una nuova campagna di prove in volo per testare il nuovo software Block 1 installato a bordo, l’elemento fondamentale per tutti i successivi sviluppi del programma per la gestione dell’avionica dell’aereo. Il volo di controllo funzionale è partito dalla Naval Air Station Patuxent River ed è durato un’ora e mezza, permettendo lo svolgimento di tutti i punti di prova previsti, e aprendo così la strada alla estesa verifica nei prossimi mesi di tutti i sistemi di missione.

Attualmente sugli attuali F-35 è installata la versione Block 0.5, che include il 60 per cento delle funzionalità iniziali, comprese la ricerca e l’inseguimento aria-aria a lungo raggio, la modalità SAR, identificazione IFF, navigazione e allarme radar.

Il software Block 1 permetterà il funzionamento della maggior parte dei sensori primari dell’F-35, compresi radar, suite da guerra elettronica, DAS e EOTS, costituendo la base fondamentale di tutti gli aggiornamenti software successivi. Permetterà anche una iniziale capacità di rilascio delle armi a bordo, così come abiliterà una prima “sensor fusion”, ovvero l’organizzazione coerente di tutte le informazioni provenienti dai sensori di bordo, per fornire al pilota una completa consapevolezza situazionale sul campo di battaglia.

Il Block 1 è entrato nella fase di test volo dal mese di maggio a bordo della piattaforma CATBird (Cooperative Avionics Test Bed), un 737 altamente modificato che incorpora l’intero pacchetto dei sistemi di missione dell’F-35. La validazione iniziale di tutti gli aggiornamenti avverrà su questo banco di prova prima di essere introdotti a bordo del JSF.

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