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Parti di ICBM erroneamente inviate a Taiwan

Riferimento | Aerospazio | Americhe | Asia e Pacifico |

minuteman3.jpgGli Stati Uniti hanno riacquistato il controllo di quattro componenti classificati non nucleari del missile balistico intercontinentale Minuteman III erroneamente inviati dall’USAF a Taiwan nel 2006. Il fatto, della cui gravità i vertici militari sono venuti a conoscenza solo il 19 Marzo del 2008, è stato segnalato per tempo dalle autorità taiwanesi accortesi dello sbaglio.
Le parti, nella fattispecie 4 coni che costituiscono la punta della testata e le inviano il segnale di detonazione, e relative componenti elettriche, sono state spedite al posto del carico originariamente previsto di batterie per elicotteri destinate a Taiwan all’interno di un contratto di fornitura con il DoD. Dell’errore, commesso dal deposito della Defense Logistics Agency presso la Hill Air Force Base, nello Utah, è stato informato il Presidente degli Stati Uniti il 21 marzo dal Segretario della Difesa Robert M. Gates, che in seguito ha immediatamente ordinato di conseguire il controllo sui componenti inviati ed avvisato le commissioni del Congresso e le autorità cinesi.
Ieri Gates ha firmato un memorandum che incarica l’ammiraglio Kirkland Donald, direttore della Navy Nuclear Propulsion, di condurre una indagine estesa con scadenza 15 aprile “per accertare i fatti nei quali si è verificato l’errore e determinare chi è il responsabile lungo la catena di comando”, ha detto Ryan Henry, vice sottosegretario principale per la politica di difesa. L’ammiraglio lavorerà al fianco del sottosegretario per le acquisizioni, tecnologia e logistica e del Naval Criminal Investigation Service, con l’aiuto di altre agenzie di intelligence nazionali.
Questo è il secondo incidente che coinvolge un’arma strategica Usa nell’ultimo anno. Nel mese di agosto scorso, un B-52 è volato dalla base aerea di Minot a quella di Barksdale trasportando 6 testate nucleari senza accorgersene se non dopo l’atterraggio.
I 500 Minuteman III in forza all’USAF sono dislocati in silos corazzati presso le basi aeree di F.E. Warren, nel Wyoming, Malmstrom, Montana, e Minot, nel North Dakota.

Record di permanenza in volo per il Global Hawk

Riferimento | Aerospazio | Americhe |

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Lo UAV / UAS (Unmanned Air Vehicle / Unmanned Aircraft System) di Northrop Grumman RQ-4 Global Hawk ha stabilito un record di autonomia per un velivolo HALE/MALE (high/medium altitude long endurance) completando un volo continuativo di 33.1 ore ad una altitudine di 60.000 piedi nei cieli sopra la base aerea di Edwards, in California.

“E’ stato un volo perfetto, con un atterraggio eseguito in modo impeccabile sulla centerline e con abbastanza carburante rimasto per continuare l’attività per altre due ore” ha detto Jerry Madigan, vice presidente dei sistemi HALE di Northrop Grumman. “I piloti e il personale a terra, così come gli alti ufficiali presso la Edwards Air Force Base sono stati molto impressionati dalle prestazioni del Global Hawk, che hanno rispettato o superato ogni obiettivo di volo”.

L’RQ-4 Global Hawk, uav da ricognizione, sorveglianza e intelligence, può salire e operare fino a 65.000 piedi, altezze molto superiori a quelle di qualsiasi altro aereo senza equipaggio, fornendo ai comandanti militari in teatro, in ogni condizione di tempo, immagini ad alta risoluzione, monitoraggio in tempo reale e dati provenienti da altri sensori per fini di targeting, con una autonomia di più di 30 ore.

La configurazione di base dei Block 10 dispone di una suite di sensori integrata con un carico pagante composto da sensori elettro-ottici (EO), infrarossi (IR), e radar ad apertura sintetica (SAR) e limitata capacità di signal intelligence (SIGINT), suite potenziata nei Block 20 (EISS – Enhanced Integrated Sensor Suite). I Block 30 presentano un notevole rafforzamento della capacità SIGINT rendendo il Global Hawk un assetto multi-intelligence, mentre i Block 40 adotteranno il nuovo radar multi-piattaforma.

I Global Hawk sono ora dislocati in quattro sedi in tutto il mondo: La Beale Air Force Base (sede del 9 ° Stormo da ricognizione e principale base operativa dei RQ-4), vicino a Sacramento nel nord della California, la Edwards Air Force Base nella California meridionale, la Naval Air Station a Patuxent River nel Maryland, e a supporto della GWOT (guerra globale al terrorismo).

Prosegue lo sviluppo dell’X-51A WaveRider

Riferimento | Aerospazio | Americhe |

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Il dimostratore tecnologico di motore scramjet X-51A, in grado di raggiungere velocità ipersoniche fino a Mach 6.5, ha recentemente completato la fase di assemblaggio finale con l’installazione del propulsore SJX61-2 (X-2). Il programma, noto come Scramjet Engine Demonstrator-WaveRider (SED-WR), sviluppato congiuntamente dall’US Air Force Research Laboratory, dalla Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa), da Boeing e Pratt & Whitney Rocketdyne (PWR), ora proseguirà con una serie di test a terra presso il Langley Research Center della Nasa in vista del primo volo nel 2009. In tale occasione sarà installato a bordo di un B-52 e lanciato da quota 49.500 ft (15.000m) dove accellererà, grazie al booster di coda derivato dall’ Army Tactical Missile Systems (ATACMS), fino a Mach 4.5 a 100.000 ft. In questa fase il flusso d’aria all’interno della camera di combustione si trova a regime supersonico, potendo così dare inizio alla propulsione con il solo scramjet. Successivamente il booster si distaccherà. All’interno della camera di combustione al JP-7 sarà mischiato etilene che incendierà il carburante portandolo a temperatura ottimale consentendo al motore di autosostentarsi alla velocità prefissata. L’X-51 proseguirà autonomamente il volo fino a raggiungere velocità Mach 6.5 a regime ottimale, per poi planare e impattare nell’oceano.

Il programma X-51A è considerato di elevata importanza dall’Aeronautica statunitense. Se le prove del prossimo anno confermereanno i risultati attesi l’Usaf potrà iniziare a progettare immediate applicazioni in termini di accesso allo spazio, proiezione globale, ricognizione e attacco.
Un missile cruise così concepito potrebbe coprire 1.000 km in un quarto d’ora e affiancarsi ai convenzionali missili balistici come assetto per attacchi a grandi distanze. Ulteriori applicazioni riguardano da vicino il prototipo di HCV (hypersonic cruise vehicle) in sviluppo dalla Darpa (noto come Falcon) volto a consegnare per il 2035 un bombardiere con propulsione a ciclo combinato turbina/scramjet in grado di raggiungere ogni punto del globo in due ore a Mach 10.

Anche in Europa proseguono ricerche in tal senso, fra le più importanti, quelle condotte da Saab.

LCS 1 Freedom: Testati impianti elettrici

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La Freedom, prima nave del programma Littoral Combat Ship costruita da Lockheed Martin, ha completato la fase di prova dei sistemi elettrici con l’accensione e spegnimento dei quattro generatori diesel da 750 kilowatt di Isotta Fraschini, società Fincantieri, e dell’impianto di generazione elettrica da tre megawatt, testandone il comportamento alla massima potenza e la loro sincronizzazione per ottenere i livelli di potenza richiesti per supportare le operazioni della nave in mare.
Questa è una importante tappa di programma che dimostra la capacità dell’impianto di supportare tutte le richieste di alimentazione dei sistemi e sensori della nave in vista delle prove, valutazioni e operazioni in mare.

La Marina USA ha recentemente cancellato la terza e la quarta nave prevista nel programma LCS, costruite rispettivamente da Lockheed Martin e General Dynamics, a causa dell’aumento non controllato dei costi (fino all’86%, passando da 220 a 410 milioni di dollari per unità) e la previsione di spesa per il 2009 trasmessa a Capitol Hill ha mostrato cambiamenti importanti, compresa la riduzione degli ordini iniziali a 4 navi rispetto alle 6 pianificate.

Il programma LCS è nato per soddisfare il requisito della Marina Americana per la fornitura di fregate multimissione (Asuw, Asw, Miw), sostitute delle classe Perry, capaci di operare efficacemente in ambiente litoraneo. Alla competizione partecipano 2 consorzi guidati da Lockheed Martin e General Dynamics.
Il 23 settembre 2006 è stata varata la prima unità, la LCS-1 USS FREEDOM, che sarà consegnata alla US Navy entro la fine del 2008 e dislocata a San Diego, mentre il requisito della marina per questo tipo di navi resta fermo a 55 unità.

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