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Validato il sistema JANUS-N a bordo delle Comandanti

Riferimento | Europa | Marina |

janus-nE’ stato superato con successo il collaudo dei quattro sistemi di sorveglianza Janus Navale installati a bordo dei pattugliatori Classe Comandanti della Marina Militare, di stanza presso l’Arsenale Militare di Augusta. Le unità navali di ultima generazione così concepite sono impiegate anche per il controllo dei flussi migratori nel Canale di Sicilia. A distanza di soli dieci mesi dalla firma del contratto con la Marina Militare, i sistemi, sviluppati interamente nello stabilimento SELEX Galileo di Campi Bisenzio, sono operativi.

“Alla base di questo risultato vi è sicuramente l’intenso rapporto di collaborazione instaurato negli anni con la Marina Militare Italiana. Ci auguriamo che lo JANUS-N possa essere installato su tutti i loro pattugliatori per le attività di controllo dei flussi migratori” ha dichiarato Mauro Gori, Vicepresidente Senior delle attività Electro-Optics & Naval, aggiungendo: “Il mercato navale richiede sempre di più sistemi sofisticati in grado di offrire il controllo dell’area circostante per scopi di sorveglianza e autoprotezione, sistemi per i quali SELEX Galileo vanta una forte tradizione di eccellenza”.

La Marina Militare ha apprezzato in particolare la velocità di installazione e le ottime prestazioni del sistema ed ha già acquisito la predisposizione per un quinto sistema a bordo di una unità di pattugliamento della classe “Costellazioni” .

Lo Janus Navale è un prodotto derivato dal noto Janus per applicazioni terrestri, ideato per la sorveglianza di aree sensibili, l’individuazione di veicoli e carri armati in movimento, il controllo remoto di attività umane e anti-intrusione, il rilevamento di minacce aeree. Lo Janus-N può essere impiegato per missioni di ricerca e soccorso, aiuto alla navigazione, per operazioni di controllo marittimo e anti-terrorismo. La fornitura SELEX Galileo, oltre alle teste elettro-ottiche, si compone anche di una interfaccia uomo/macchina che consente all’operatore di gestire tutte le funzionalità del Janus Navale quali la visualizzazione dello scenario, l’identificazione dei target e la registrazione delle immagini, sia di giorno che di notte, potenziando la capacità di sorveglianza dei pattugliatori e accrescendo la situational awareness complessiva. L’interfaccia consente inoltre di trasmettere le immagini, via satellite, ad una postazione remota.

(Selex Galileo)

Prova positiva di lancio dell’AASM con guida laser

Riferimento | Aerospazio | Europa |

aasm
La Direzione Generale degli Armamenti francese (DGA) ha eseguito con successo un test dimostrativo con l’AASM (Armement Air-Sol Modulaire) guidato da seeker laser semi-attivo contro un bersaglio terrestre simulato in movimento ad alta velocità.

La prova è stata effettuata presso il poligono DGA di Biscarosse con un caccia Rafale che ha rilasciato l’arma con un angolo fuori asse di 90°, da una distanza superiore a 15 chilometri.

L’impatto è avvenuto con un angolo d’attacco molto basso, ad una distanza inferiore al metro dal bersaglio mobile, rappresentato da un fascio laser generato da un illuminatore montato su una torretta, per simulare un veicolo in movimento ad una velocità di 80 km/h.

Questo test di fuoco dimostra la capacità della guida laser dell’AASM di offrire una capacità d’attacco di precisione contro mezzi terrestri o marittimi veloci.

L’AASM ha di base un sistema di guida inerziale/GPS. La guida laser contribuirà a migliorare la flessibilità operativa già offerta dalla famiglia AASM, utilizzata di recente nelle operazioni in Libia, a cui si aggiunge una variante a guida inerziale/GPS/IIR.

La versione a guida INS/GPS/Laser entrerà in produzione di serie a partire dalla fine del 2012 con clienti l’Aeronautica e la Marina francese.

L’AASM, prodotto da Sagem e commercializzato da MBDA France, concorrente diretto delle Paveway, include avanzati algoritmi per inseguire bersagli fissi e mobili, propulsore a razzo e impennaggi per conferire doti standoff superiori a 50 km.

Libia, l’Italia bombarderà obiettivi mirati

Riferimento | Europa | Medio Oriente e Africa |

tornado ecr
L’Italia ha deciso di rispondere alle pressioni americane e alla richiesta lanciata agli Alleati dal Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen in occasione della Riunione del Consiglio Atlantico del 14 aprile scorso a Berlino, per aumentare l’efficacia della missione intrapresa contro la Libia in attuazione delle Risoluzioni ONU 1970 e 1973.

A tal fine l’Italia, che sin dall’inizio sta fornendo un cruciale contributo all’operazione Unified Protector, in termini sia di assetti aerei e navali assegnati alla missione, che di disponibilità delle proprie basi aeree per lo schieramento degli aerei alleati, oltre all’invio di consiglieri militari ai ribelli, ha deciso di aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico.

Nel partecipare su un piano di parità alle operazioni alleate, l’Italia intende mantenersi nei limiti previsti dal mandato dell’operazione e dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le azioni descritte si porrebbero quindi in assoluta coerenza con quanto autorizzato dal Parlamento, sulla base di quanto già stabilito in ambito ONU e NATO, al fine di assicurare la cessazione di ogni attacco contro le popolazioni civili e le aree abitate da parte del regime di Gheddafi. “La risoluzione dell’Onu è chiarissima e in quell’ambito continuiamo ad operare: non occorre alcun voto”. Lo ha affermato alla Stampa il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, mentre il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, annuncia che sarà il Consiglio dei Ministri a decidere se ci sarà un nuovo voto del Parlamento sulla decisione.

L’estensione della missione italiana è maturata dopo l’incontro del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con il presidente del Consiglio di transizione di Bengasi, Mustafa Abdul Jalil, e con John Kerry (presidente della commissione esteri della Camera statunitense), e dopo i contatti avuti dai Ministri degli Esteri e della Difesa con i loro colleghi europei; la conferma è arrivata durante un colloquio telefonico tra Berlusconi e il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Sugli sviluppi e sugli aggiornamenti il Governo informerà il Parlamento e i Ministri degli Esteri e della Difesa sono pronti a riferire davanti alle Commissioni congiunte Esteri-Difesa. Il tema sarà protagonista dell’incontro di oggi con il Presidente della Repubblica Francese, Nicolas Sarkozy, in occasione del Vertice Intergovernativo previsto a Roma.

Attualmente, sulla base trapanese operano i Tornado del 6° Stormo di Ghedi e del 50° Stormo di Piacenza, nonchè gli Eurofighter del 4° Stormo di Grosseto e del 36° Stormo di Gioia del Colle; il 37° Stormo di Trapani fornisce il supporto logistico ed operativo alle unità nazionali e straniere schierate nella base per l’operazione Unified Protector.

Gli assetti aerei e navali italiani attualmente coinvolti, dodici velivoli (8 Typhoon, 2 Tornado IDS, 2 Tornado ECR, oltre i rifornitori KC-130J) e quattro navi (portaerei Garibaldi, fregata Libeccio, pattugliatore Comandante Bettica e la rifornitrice di squadra Etna) messi a disposizione della NATO, hanno continuato dall’inizio delle operazioni le missioni assegnate per l’imposizione della No Fly Zone e dell’Embargo Navale. La portaeromobili Giuseppe Garibaldi contribuisce con i velivoli AV-8B+ e gli elicotteri EH-101, SH-3D e AB-212.

Per le missioni di bombardamento sono a disposizione i Tornado IDS armati di missili Storm Shadow, gli AV-8B Plus della Marina, e gli AMX del 32° Stormo di Amendola.

Su Repubblica il Ministro della Difesa ha commentato: “Ora dovranno cambiare i nostri assetti: manderemo sempre dei Tornado ma di altro tipo, adatti a colpire bersagli al suolo con dei missili di precisione. Ma non attaccheremo mai obiettivi militari dentro le città, per evitare al massimo il rischio di colpire i civili per sbaglio. Saranno missili con “selected targets”, le missioni sono decise dalla Nato ma siamo noi a tenere il dito sul grilletto. Finora anche i nostri aerei hanno partecipato alle missioni di attacco, “eticamente” non c’è nulla di diverso. Solo che prima scortavamo e proteggevamo gli equipaggi alleati che andavano a colpire i nemici, facendo saltare i sistemi radar libici. Adesso colpiremo anche noi. A Misurata c’è una vera e propria emergenza umanitaria e noi non vogliano sottrarci alle nostre responsabilità. Non possiamo voltarci dall’altra parte, né possiamo fare meno di altri a difesa delle popolazioni civili”.

Iniziate le prove in mare per la prima FREMM francese Aquitaine

Riferimento | Europa | Marina |

aquitaine
La prima fregata europea multi-missione (FREMM) francese, la Aquitaine, ha iniziato la campagna di prove in mare con un mese d’anticipo rispetto al programma originale. La campagna si svolge al largo della penisola della Bretagna e durerà diverse settimane. La consegna alla Marina francese è prevista per il 2012.

L’equipaggio misto francese di 200 uomini composto da personale della Marina Militare (circa 60 persone), tecnici della DCNS e dei suoi fornitori partner dimostreranno la corretta tenuta in mare della nave, la manovrabilità nonché le prestazioni dei sistemi di propulsione e navigazione. Il personale verrà traghettato a bordo della nave a seconda delle necessità in modo da limitare al massimo i ritorni in porto dell’unità.

I primi tre giorni di prove sono noti come fase di familiarizzazione; durante questa fase verranno testati i sistemi di sicurezza e di risposta ad eventuali emergenze critiche a bordo della nave, comprese le procedure di evacuazione; allo stesso tempo si procede alla valutazione delle doti manovriere e delle procedure in fase di ormeggio.

La prossima fase sarà incentrata sul sistema di propulsione. Le FREMM hanno un sistema ibrido CODLOG (COmbined Diesel eLectric Or Gas) che combina una turbina a gas per raggiungere alte velocità e motori elettrici alimentati da un motore diesel per la propulsione a bassa velocità. Il sistema sarà testato in tutte le configurazioni, da quella in modalità silenziosa completamente elettrica a quella con propulsione a turbina che entrerà in azione durante la valutazione delle performance massime della nave. Le prove saranno incentrate anche sul collaudo dei sistemi di navigazione di bordo, piattaforme inerziali (per il posizionamento) e altri sistemi di base.

Completate queste prove preliminari, la FREMM tornerà al cantiere di Lorient per diverse settimane per ulteriori integrazioni dei sistemi. Nel mese di giugno, la nave ritornerà in mare per una seconda campagna di test incentrata su prove di fuoco e sulla valutazione del sistema di combattimento.

In tutto, DCNS costruirà per la Marine Nationale 9 FREMM in versione ASW (Anti-Submarine Warfare), e due in configurazione FREDA (frégates de défense aériennes), con consegne da attuarsi tra il 2012 e il 2022. Un’altra unità ASW è stata venduta al Marocco, e sarà varata a settembre e consegnata al cliente nel 2013.

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