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Libia: Caccia italiani entrati in azione

Riferimento | Medio Oriente e Africa |


Anche l’Italia ha preso parte ufficialmente, nella seconda notte di guerra, agli attacchi contro le postazioni radar e le infrastrutture critiche libiche, all’interno della missione Odyssey Dawn.
In particolare nell’attacco sono stati coinvolti 8 velivoli, 4 Tornado ECR del 50° Stormo di Piacenza dotati di missili aria-superficie AGM-88 HARM (High-speed Anti Radiation Missile) scortati da 4 F-16, decollati da Trapani Birgi dove è schierato il 37° Stormo. I velivoli sono stati accompagnati da due Tornado IDS in configurazione tanker per rifornimento in volo e sono arrivati dopo circa 20 minuti sopra i cieli di Bengasi.

L’operazione è iniziata alle ore 20 con il decollo del primo caccia ed è terminata alle 22:20 con l’atterraggio dell’ultimo velivolo della formazione. I due Tornado tanker, che appartengono al 6° Stormo di Ghedi (Brescia), sono stati i primi a rientrare alla base dopo aver effettuato il rifornimento aereo degli altri velivoli.

Successive missioni occuperanno nel corso di questi giorni i Tornado ECR, che sono stati specificatamente richiesti dal comando della coalizione – affidato per il momento all’Ammiraglio USA Samuel J. Locklear, che si trova a bordo della USS Mount Whitney – dato che solo la Germania, la quale non partecipa alla missione, è dotata di analogo assetto.

L’Aeronautica Militare ha schierato anche gli Eurofighter del IV stormo di Grosseto, giunti anch’essi a Trapani nella giornata di ieri, che possono essere impiegati assieme agli F-16 nell’ambito di operazioni aeree complesse (COMAO – Combined Air Operations) per garantire la difesa degli altri velivoli impiegati nella missione contro eventuali aerei ostili e così mantenere una superiorità aerea per portare a termine la missione assegnata. I Tornado IDS possono essere impiegati per missioni aria-suolo attraverso l’utilizzo di munizionamento di precisione oppure nella funzione di rifornimento in volo.

Intanto da Sigonella sono decollati per missioni di bombardamento SEAD anche gli F-16 danesi, così come un Global Hawk americano per funzioni ISR (intelligence, sorveglianza, ricognizione), entrato in azione al diminuire delle potenziali minacce costituite dalle batterie di SA-5 in gran parte ora distrutte. In giornata arriveranno alla base anche gli F-16 norvegesi partiti dalla base aerea di Bodoe. Entrata in azione per la prima volta in combattimento anche una coppia di EA-18G Growler per guerra elettronica, partita da Aviano, che ha assistito gli AV-8B dell’USMC partiti dalla LHD USS Kearsarge per attacchi contro le forze di terra libiche. Questa specialità non è stata richiesta immediatamente all’inizio degli attacchi grazie alla resistenza anti-jamming dei missili cruise impiegati nella prima ondata, più che sufficiente per contrastare le scarse contromisure elettroniche libiche. I Growler assicureranno maggior sicurezza contro imprevisti lanci di missili anti-aerei da siti nascosti.

I Typhoon inglesi provenienti dalle basi di Coningsby e Leuchars, schierati a Gioia del Colle nel quadro della missione Ellamy, partecipano al mantenimento della no-fly zone. Nell’aeroporto pugliese giungeranno anche i Tornado GR4 dalla base inglese di Marham. Una nota del Ministero della Difesa inglese comunica che, contrariamente a quanto previsto, i Tornado non hanno sganciato nessun Storm Shadow durante la prima notte di attacchi, a causa dell’informativa sulla presenza di civili nell’area, ritornando alla base inglese dopo un viaggio di 4.800 km tra andata e ritorno con tutti i missili ancora a disposizione. A Gioia del Colle gli inglesi sono quindi schierati con il neo-costituito 906 Expeditionary Air Wing supportato dal 907 Expeditionary Air Wing basato ad Akrotiri, Cipro, che conta su aerei VC-10, Nimrod R1, E3D Sentry, Sentinel, TriStar e su aerei da trasporto C-17 e C-130 per supporto logistico.

Alle operazioni di pattugliamento partecipano gli F-18 canadesi e spagnoli, gli F-16 belgi, danesi e olandesi e potrebbero aggiungersi i Gripen svedesi.

Arrivata in zona d’operazioni anche la portaerei francese Charles de Gaulle partita da Tolone, accompagnata dal gruppo di supporto costituito dalle fregate Dupleix e Aconit, e dal rifornitore Meuse, che si unirà al cacciatorpediniere classe Orizzonte Forbin già schierato al largo delle coste libiche assieme all’analoga unità italiana Andrea Doria.

Lanciata l’operazione Odyssey Dawn, bombardamenti sulla Libia

Riferimento | Analisi | Medio Oriente e Africa |


Le forze “democratiche” occidentali hanno dato inizio all’operazione Alba d’Odissea con un attacco delle forze militari fornite dalla “coalizione dei volenterosi” contro la Libia di Gheddafi, prevalentemente incentrato sulla distruzione delle difese aeree libiche (DEAD – destruction of enemy air defenses) come prassi per l’applicazione della No-Fly Zone, autorizzata dalla risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’attacco ha preso di mira anche centri di comando e controllo, basi aeree, reti di comunicazione nei dintorni della capitale Tripoli e sulla costa mediterranea.

William Gortney, portavoce del Dipartimento alla Difesa americano, ha affermato che all’operazione partecipano, oltre gli Stati Uniti, a vario grado di coinvolgimento anche Italia, Francia, Gran Bretagna, Canada e alcuni paesi della Lega Araba (gli alleati USA Bahrain, Giordania, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi). L’operazione è gestita dal Generale americano Carter Ham, a capo dello US Africa Command basato a Stoccarda, in Germania.

Benchè formalmente l’obiettivo della coalizione militare sia quello di prevenire ulteriori attacchi da parte delle forze libiche sui rivoltosi, è chiara la volontà di degradare il potere di Muammar Gheddafi come misura preventiva al “regime change”, con tutte le implicazioni strategiche e geopolitiche del caso.

Mentre sorgono i primi attriti tra Francia e USA per presunti raid non concordati relativi al primo attacco francese di ieri, l’Ammiraglio americano Mike Mullen ha annunciato che la zona di non sorvolo è ufficialmente già operativa.

La prima operazione ha visto protagonisti ieri i caccia multi-ruolo Rafale dell’Armée de l’Air partiti dalla Francia e rimasti in zona d’operazioni, con l’ausilio di rifornimenti in volo, per il tempo necessario all’acquisizione degli obiettivi (forze di terra nell’area di Bengasi) e la loro distruzione, attività cominciata alle 17:45 circa. L’operazione, denominata Harmattan, è partita ufficialmente alle ore 13:30 e ha coinvolto 8 Rafale, 2 Mirage 2000-5, 2 Mirage 2000-D, 6 tanker KC-135 e una piattaforma AWACS E3F. Hanno partecipato anche le due fregate Jean Bart e Forbin.

Dal mare è partito l’attacco anglo-americano condotto per mezzo di missili Tomahawk lanciati sia da un sottomarino inglese classe Trafalgar che dalle unità di superficie e sommerse americane (la sesta flotta è schierata con a comando la nave Mount Whitney, presenti anche i sottomarini classe Los Angeles USS Newport News, Providence, Scranton e lo SSGN Florida, classe Ohio, mentre nessuna portaerei è al momento disponibile in zona). Il cacciatorpediniere USS Barry, classe Burke (DDG 52), è stato tra le prime piattaforme assiemo allo USS Stout (DDG-55) a far partire i circa 110 missili da crociera contro i circa 20 siti anti-aerei libici, aiutato anche dai Tornado GR4 della Royal Air Force, arrivati in volo dalla base inglese di Marham, che hanno rilasciato un imprecisato numero di missili Storm Shadow. I caccia della RAF hanno quindi compiuto un’operazione di bombardamento percorrendo 3.000 km fra andata e ritorno, il che ne fa la missione d’attacco a maggiore distanza compiuta dalla guerra delle Falkland-Malvinas. A supporto sono stati schierati un rifornitore VC-10 e un TriStar, così come un AWACS E3D Sentry e il velivolo da sorveglianza Sentinel R1. In zona anche le fregate HMS Westminster e HMS Cumberland. Sei F-16 danesi sono giunti invece alla base aerea di Sigonella, in cui giungeranno anche sei F-16 norvegesi, mentre forze aeree greche sono a disposizione con base a Creta.

Resta da valutare in quale misura siano stati coinvolti gli Eurofighter Typhoon della RAF, al loro primo intervento in teatro, che saranno utilizzati anche per il mantenimento della zona di non sorvolo, così come le piattaforme da guerra elettronica e i droni per intelligence, sorveglianza e ricognizione Global Hawk. Sembra ormai certo l’impiego di 3 bombardieri B-2 che hanno colpito con 4 decine di JDAM una base aerea libica. Intanto 4 F-18 spagnoli, assieme ad un aereo da rifornimento 707 ed uno da sorveglianza marittima CN-235 sono arrivati alla base di Decimomannu in Sardegna, accompagnati dalla fregata F-100 Méndez Núñez e dal sottomarino S-74 Tramontana.

Per quanto riguarda il coinvolgimento italiano, essenzialmente di supporto informativo (grazie alla costellazione COSMO-SkyMed) e logistico attraverso le 7 basi di Aviano (dove oltre i 40 F-16 di stanza sono arrivati a varie riprese F-15, F-18, C-130, C-17), Decimomannu, Trapani, Pantelleria, Sigonella, Gioia del Colle e Amendola, esso prevede la portaerei leggera Garibaldi, al largo delle coste libiche con i suoi AV-8B Harrier II Plus, assieme al cacciatorpediniere Andrea Doria, il rifornitore Etna che comanda il gruppo navale, il pattugliatore Libra e la fregata Euro, assieme ad assetti per ricerca e soccorso (SAR). Così come il Canada, al momento il nostro paese non ha preso parte ufficialmente agli attacchi, anche se pronto a fornire dalla base di Trapani Birgi, dove sono schierati anche gli aerei CF-18 canadesi, i Tornado IDS ed ECR armati di missili anti-radar HARM quali piattaforme d’attacco (alcuni di questi potrebbero aver partecipato a missioni SEAD sotto il controllo del comando di coalizione), e caccia F-16 ed Eurofighter per il mantenimento della no-fly zone.

I libici, sprovvisti di una vera Marina, prima dell’attacco potevano contare su un mix obsoleto di aerei ancora operativi composto da Mig 21 e Mig 23, Su-22 e Su-24, Mirage F-1 ed elicotteri Mi-24. La difesa antiaerea era costituita da batterie di missili SA-2/3/6 e SA-5 ed un numero imprecisato di Manpads distribuiti alle forze a terra.

Primo volo del Gripen dell’Aeronautica thailandese

Riferimento | Aerospazio | Medio Oriente e Africa |

Royal Thai Airforce Gripen D
La Royal Thai Air Force ha iniziato la campagna di voli di prova con il Gripen presso la base di Surat Thani, nel sud della Thailandia.
Il primo volo è stato eseguito dal pilota Comandante Jackkrit Thammavichai, con Claes Wikström della Regia Aeronautica Svedese seduto nel sedile posteriore del Gripen D, la versione biposto da addestramento del Grifone.

I primi sei Gripen C/D sono stati consegnati da SAAB alla Royal Thai Air Force (RTAF) il 22 febbraio, dislocati presso la loro nuova casa alla base del 7° Stormo di Surat Thani.

I sei caccia sono parte di una transazione commerciale intergovernativa dove FMV, l’agenzia per le acquisizioni e le esportazioni militari svedese, in rappresentanza del governo di Stoccolma, fornirà un pacchetto integrato di difesa aerea composto dai Gripen, da una piattaforma Airborne Early Warning basata sul Saab 340 Erieye e un sistema di comando e controllo a terra.

In preparazione dell’entrata in servizio dei velivoli, piloti e personale di terra della Royal Thai Air Force sono stati addestrati in Svezia nel 2010.

Il caccia Gripen è in servizio anche nelle aviazioni militari di Svezia, Repubblica Ceca, Ungheria e Sudafrica. L’Empire Test Pilot School (ETPS) del Regno Unito utilizza il Gripen quale piattaforma di addestramento avanzato per piloti collaudatori.

Video:

Primo volo del tanker A330 MRTT per l’Arabia Saudita

Riferimento | Aerospazio | Medio Oriente e Africa |

A330 MRTT RSAF
Il primo Airbus A330 MRTT (multi-role tanker transport) per la Royal Saudi Air Force (RSAF) ha completato con successo il volo inaugurale della durata di 4 ore e 15 minuti, con un positivo collaudo dei sistemi primari compresi i due motori General Electric CF6.

L’aereo entra ora nella fase di certificazione finale e qualificazione in vista della consegna al cliente prevista entro la fine dell’anno. Il secondo velivolo RSAF è già in via di conversione presso il sito di Airbus Military di Getafe (vicino a Madrid), e il terzo inizierà il processo a metà anno. Cinque A330 MRTT sono già entrati nella campagna di volo, i tre KC-30A della Royal Australian Air Force (RAAF), e i due della Royal Air Force britannica. Due di questi aerei sono già tecnicamente completati e pronti per la consegna alla RAAF, in attesa dell’ultimazione della discussione contrattuale riguardo il ritardo di un anno accumulato dal programma, fra le cui cause è da inserire anche il problema sorto al boom ARBS di rifornimento staccatosi in volo sopra l’Oceano Atlantico durante un test con un F-16 portoghese. Per la RAAF la piena capacità operativa è attesa per il 2013.

Il rifornitore A330 MRTT è equipaggiato di ARBS (Air Refueling Boom System), due pod subalari con tubo flessibile e cestello, fly-by-wire, sistema di gestione del rifornimento con controlli remoti e visione 2D/3D, suite da guerra elettronica contro minacce antiaeree e Link 16. L’A330 MRTT si basa sul velivolo commerciale A330-200, le cui capacità in fatto di storaggio di carburante (111 tonnellate) hanno permesso il mantenimento delle originali potenzialità di carico senza che fossero sacrificate per serbatoi ausiliari. In tal modo è possibile trasportare fino a 293 passeggeri, o 88 pallet standard NATO da 108” o 32 463L, per un totale di 45 tonnellate di carico pagante. L’aereo può essere convertito anche al ruolo MEDEVAC (Medical Evacuation) con la possibilità di installare 130 barelle.

L’A330 MRTT è stato selezionato dall’Australia, dall’Inghilterra, dall’Arabia Saudita e dagli Emirati, per un totale di 28 velivoli sotto contratto, mentre due importanti contratti con l’India e gli Stati Uniti sono stati cancellati.

Nel caso indiano l’ordine fu annullato perchè il Ministero delle Finanze ha giudicato troppo elevati i costi di acquisizione delle 6 macchine rispetto al concorrente russo Il-78, mettendo in pratica la legge locale che obbliga all’acquisto del servizio più conveniente a parità di requisiti tecnici. Tuttavia Airbus competerà ancora contro Ilyushin e Boeing con una nuova offerta per poter aspirare di ottenere il contratto da 1 miliardo di euro circa.

Nel caso americano, dopo 10 anni di alternate vicende che hanno visto entrambi i contendenti, Airbus e Boeing, duellare e vincere l’ambito contratto, poi entrambi annullati, la gara è stata vinta dalla società statunitense con il KC-46A.

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