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NASA: Allo studio veicolo spaziale con lanciatore orizzontale

Riferimento | Aerospazio | Americhe |


L’agenzia spaziale statunitense sta studiando un nuovo veicolo in grado di essere lanciato orizzontalmente con una catapulta magnetica per posizionare in orbita, a costi più contenuti degli attuali lanciatori, piccoli carichi paganti. L’aereo, di forma cuneiforme, verrebbe lanciato in volo lungo un binario elettrico accelerato da un motore lineare (o spinto a bordo di una slitta a gas, o secondo il principio della levitazione magnetica, gli studi si sviluppano a tutto campo), dopodichè, sostenuto dai motori scramjet a Mach 10, raggiungerebbe gli strati superiori dell’atmosfera per lanciare in orbita con una capsula autopropulsa, simile al secondo stadio di un missile, il carico utile. L’aereo, terminata questa fase, rientrerebbe alla base atterrando sulla pista del sito di lancio.

Il progetto prevede una rotaia lunga circa 3 chilometri, che si svilupperebbe parallela lungo la zona d’accesso alla piattaforma di lancio 39A, e capace di accelerare l’aereo almeno fino a 1.000 km/h.

Gli ingegneri sostengono che il sistema porterà un beneficio all’industria, perfezionando quelle tecnologie che renderebbero più efficienti i sistemi ferroviari, le batterie delle auto, e numerosi altri spin-off industriali. Il sistema di per sè non richiederebbe lo sviluppo di nuove tecnologie, afferma Stan Starr, capo del dipartimento di fisica applicata presso il Kennedy Space Center, ma solo uno sviluppo in avanti di alcune già esistenti.

Tali tecnologie sono in fase di sviluppo in programmi come l’X-51A WaveRider della Boeing, che prosegue gli studi realizzati dalla NASA con l’X-43A, le EMALS, le catapulte elettromagnetiche che verranno installate sulle prossime portaerei della US Navy classe Ford, e vari altri programmi portati avanti dalla DARPA.

Il team ha proposto un piano decennale che inizierebbe con il lancio di un drone simile a quelli utilizzati nei test dalla US Air Force, e continuerebbe con lo sviluppo di altri prototipi fino a quando non saranno pronti a costruire un esemplare che può lanciare in orbita un piccolo satellite.

L’Advanced Space Launch System non è destinato a sostituire lo Space Shuttle, in via di pensionamento, o altri lanciatori per il prossimo futuro, ma potrebbe essere adattato per trasportare astronauti o essere limitato a missioni senza presenza di piloti a bordo.

Il sistema di lancio MagLev in corso di valutazione al Marshall Space Flight Center

La sonda Nasa Phoenix Mars Lander atterrata su Marte

Riferimento | Aerospazio | Americhe |

La sonda Phoenix, costruita per la Nasa da Lockheed Martin, si è posata senza problemi sul suolo di Marte dopo un viaggio nello spazio di 680 milioni di chilometri cominciato con il lancio da Cape Canaveral nell’agosto 2007 con un vettore Delta II, dando inizio così ad una missione di tre mesi durante i quali utilizzerà gli strumenti di bordo per analizzare il suolo e il ghiaccio del sito nella regione polare marziana. E’ la prima sonda spaziale a posarsi sulla regione artica del pianeta rosso per sondarne il permafrost. La speranza degli scienziati, per questa missione da 420 milioni di dollari, è che possa essere rilevato del ghiaccio, da cui deriverebbe la possibilità di rintracciare forme di vita.
I segnali radio ricevuti alle 4:53:44 pm (ora del Pacifico) hanno confermato che il Phoenix Mars Lander è sopravvissuto alla difficile discesa finale e ha toccato il suolo con un anticipo di 15 minuti.
Come previsto, Phoenix ha smesso di trasmettere un minuto dopo lo sbarco e ha concentrato la sua limitata batteria nell’aprire i pannelli solari e in altre attività critiche. La prima foto ha confermato che i pannelli si sono aperti come previsto e le aste ripiegate contenenti la macchina fotografica stereo e la stazione meteo hanno raggiunto la posizione verticale. Scopo della missione non e’ tanto quello di trovare tracce di vita, bensì di rintracciare composti organici che possono essere indicatori che le condizioni per la vita ci sono o ci sono state sul pianeta.

La sonda, che prende il nome “Fenice” dal fatto di essere erede del Mars Surveyor Lander, programma cancellato nel 2001, sarà la prima a toccare acqua ghiacciata nell’attesa di trovare prove di vita microbica attuale o passata. Le prime immagini hanno fornito un assaggio del fondovalle pianeggiante che dovrebbe presentare un permafrost ricco d’acqua all’interno del raggio del braccio robotico della sonda.
“Notiamo la mancanza di rocce che ci aspettavamo, vediamo i poligoni che abbiamo visto dallo spazio, non si vede ghiaccio sulla superficie, ma riteniamo che lo potremo vedere al di sotto”, ha detto Peter Smith della University of Arizona, Tucson, investigatore principale per la missione Phoenix.

Solo cinque dei 15 precedenti tentativi di scendere su Marte avevano avuto successo, in tutti i casi ad opera di sonde americane. Ad aprire la strada erano state, nel 1975-76, Viking 1 e 2, seguite da Pathfinder nel 1996 e dai sorprendenti Spirit e Opportunity, che dal 2004 continuano a setacciare il suolo marziano. Il piccolo ‘lander’ europeo Beagle 2 ando’ invece perduto nel 2003, ma il satellite che lo trasportava, Mars Express – un progetto in buona parte italiano – continua a fotografare il pianeta rosso in orbita.

Columbus in corso di attivazione sulla Stazione Spaziale Internazionale

Riferimento | Aerospazio |

columbus2.jpgCon 2 mesi di ritardo rispetto ai piani originali, causato dal rinvio della partenza della missione STS-122 dovuto al malfunzionamento di alcuni sistemi relativi al serbatoio principale dello Space Shuttle, il modulo dell’Agenzia Spaziale Europea Columbus è agganciato e in processo di attivazione da parte dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Verranno accesi i sistemi di alimentazione, connessi i cablaggi elettronici e predisposti i moduli sperimentali che verranno spostati e installati dalla posizione di lancio a quella di effettivo uso in orbita.

In precedenza gli astronauti della NASA, Rex Walheim e Stanley Love (quest’ultimo in sostituzione dell’astronauta tedesco dell’ESA, Hans Schlegel colpito da un’indisposizione) hanno effettuato una intensa e laboriosa attività extraveicolare per predisporre il modulo europeo all’aggancio con il Nodo 2 chiamato Harmony.

L’intera operazione è stata seguita dall’interno della stazione dagli altri membri dell’equipaggio tra i quali l’astronauta francese dell’ESA, Léopold Eyharts che resterà a bordo della ISS prendendo il posto dell’astronauta della NASA, Daniel Tani. Il ritorno sulla Terra di Eyharts è previsto nella seconda metà di marzo a bordo dello Space Shuttle STS-123 Endeavour.

Da ora in avanti l’Europa sarà presente sulla stazione con un proprio territorio e spazio di lavoro e gli astronauti europei a bordo della ISS non saranno più considerati “ospiti” ma inquilini a tutti gli effetti.

Grazie alle sue esclusive caratteristiche, il laboratorio Columbus rappresenta una vero e proprio caposaldo tra i contribuiti dell’Europa alla Stazione Spaziale Internazionale. Questo modulo tubolare lungo 7 metri e del peso di 12,8 tonnellate fornirà un ambiente in cui gli astronauti potranno lavorare con apparecchiature scientifiche e condurre in assenza di gravità numerosi esperimenti nel campo delle scienze della vita, dalla fisiologia umana alla biologia, alla fisica dei fluidi, alle scienze della materia, alla tecnologia e all’educazione. Sono inoltre previste strutture esterne per la conduzione di esperimenti di scienze spaziali, l’osservazione della Terra e per testare materiali e tecnologie spaziali avanzate.

Columbus può ospitare quattro piattaforme esterne per esperimenti relativi a diversi campi. Delle quattro piattaforme, due saranno utilizzate dall’ESA e le altre due dalla NASA. All’inizio il laboratorio ospiterà le due piattaforme europee denominate EuTEF e SOLAR alla cui realizzazione hanno collaborato Thales Alenia Space Italia di Torino e Carlo Gavazzi Space di Milano. Thales Alenia Space Italia ha anche progettato e costruito presso i suoi stabilimenti di Torino, la struttura primaria e secondaria del modulo europeo ed ha inoltre sviluppato la parte termomeccanica del laboratorio europeo.

Con il lancio e l’attracco del Columbus, l’ESA diviene oggi responsabile delle operazioni e dell’utilizzo della ISS e sarà pertanto autorizzata a far volare i propri astronauti in missioni di lunga durata, come membri dell’equipaggio permanente della ISS, in una percentuale effettivamente proporzionale all’investimento europeo nella Stazione Internazionale.

Fonte: ESA

Il Modulo Europeo Columbus in partenza con la STS-122

Riferimento | Aerospazio | Americhe | Europa |

columbus.jpg
Il 6 dicembre verrà lanciato dal Kennedy Space Centre in Florida (USA) a bordo dello space shuttle Atlantis (missione STS-122) verso la Stazione spaziale internazionale (ISS), il laboratorio ESA Columbus, il maggior contributo europeo alla ISS, sviluppato da Thales Alenia Space, joint venture tra Thales (67%) e Finmeccanica (33%).
Il modulo multiuso pressurizzato Columbus, con la sua vita operativa prevista di dieci anni, rappresenta per l’Europa il primo laboratorio di ricerca a lungo termine in ambiente di microgravità. Columbus sarà connesso permanentemente al nodo 2 (Harmony), sviluppato da Thales Alenia Space come prime contractor e lanciato il 23 ottobre 2007. Esso estenderà le capacità di ricerca scientifica a bordo della stazione permettendo all’Europa di dotarsi di una propria struttura e di diventare membro attivo nell’utilizzazione e nelle operazioni della ISS. Al suo interno verranno condotti esperimenti di biologia, fisiologia, scienza dei materiali, fisica dei fluidi, tecnologia, scienza della vita e di educazione. In aggiunta la struttura esterna di carico ospita esperimenti ed applicazioni nel campo della scienza spaziale e dell’osservazione della Terra.
Alla missione parteciperanno 2 astronauti ESA, Hans Schlegel, dalla Germania, e Leopold Eyharts, dalla Francia. Il tedesco è incaricato di installare il laboratorio effettuando 2 delle 3 EVA (Extra-Vehicular Activity) previste per la missione, mentre il francese ne curerà l’attivazione soggiornando fino a fine febbraio a bordo della stazione, partecipando in seguto alle operazioni di aggancio dell’ ATV (Automated Transfer Vehicle) Jules Verne, modulo automatico di rifornimento che verrà lanciato all’inizio del prossimo anno con un vettore Ariane 5.
Commissionato dall’ESA, Columbus è costruito da un consorzio di aziende europee guidate da Astrium Space Transportation, in cui Thales Alenia Space gioca un ruolo chiave, partecipando alla progettazione sviluppo e produzione delle strutture primarie e secondarie, come pure per lo sviluppo e pre-integrazione di tutta la parte termo-meccanica, oltre a fornire numerosi sottosistemi chiave. Una volta in orbita il modulo sarà monitorato dal Centro di controllo ESA Columbus all’interno del centro di ricerca aerospaziale Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt (DLR), presso Oberpfaffenhofen, vicino a Monaco di Baviera.
Columbus è un modulo cilindrico in alluminio, lungo 6,5 metri per 4,5 metri di larghezza, e pesa un totale di 12,4 tonnellate, compresi i 2.500 kg di carico utile, con un volume interno di 75 metri cubi.
Al suo interno troveranno posto cinque strutture modulari (“Racks”), il Fluid Science Laboratory (FSL), per la realizzazione di esperimenti sulla fisica dei fluidi, l’European Drawer Rack (RED), struttura per esperimenti multidisciplinari, il BioLab, per lo studio dei microorganismi, cellule e tessuti, piante e insetti in ambiente di microgravità, l’European Physiology Modules Facility (EPM) per investigare gli effetti della permanenza prolungata nello spazio sull’organismo umano e l’European Transport Carrier (ETC), che fungerà da banco di lavoro e “magazzino”. All’esterno di Columbus verranno installati 2 moduli, il SOLAR, che ospita tre strumentazioni per lo studio del sole e l’European Technology Exposure Facility (EuTEF), piattaforma per condurre esperimenti che richiedono l’esposizione all’ambiente spaziale esterno.

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